Afa

Afa

Può accadere che grandi opere e grandi autori, per motivi che non riusciremo mai davvero a comprendere, restino ad aggirarsi nelle ombre della letteratura.

Lungi dall’essere consegnati all’oblio, è come se il loro destino fosse quello di vivere in romanzi successivi e scritti da altri.

Davvero, a volte, si ha la netta sensazione che queste figure di letterati, in bilico tra dimenticanza e perenne memoria, siano le voci incantate che trovano la loro naturale dimensione in una sorta di trasmigrazione delle anime.

Afa - Eduard von Keyserling
L’autore Eduard von Keyserling.

Di scritto in scritto, di Poesia in Poesia, di confessione in confessione.

Questo pare essere il destino di Eduard Von Keyserling (Hasenpoth, 15 maggio 1855 – Monaco di Baviera, 28 settembre 1918).

Perfino in importanti manuali di letteratura Tedesca il suo nome è appena citato senza, quasi mai, essere accompagnato dal titolo d’una sola sua opera.

Ciò è, probabilmente, dovuto al fatto che il Nostro appartiene alla letteratura impressionista alemanna la quale, schiacciata tra realismo ed espressionismo, non ha avuto tempo di dare alla luce una folta schiera d’adepti in grado di coalizzarsi per diffonderla nel mondo.

A parte il primo Rilke e un giovane Hofmannsthal, possiamo annoverare, tra le sue fila, von Liliencron, Dehmel, Dauthendey.

Nessuno di questi, guarda caso, disponibili attualmente in Italiano.

Eppure “Afa”, la novella che qui andiamo a recensire, è una delle massime rappresentazioni d’un tema molto caro alla letteratura d’ogni tempo: il drammatico, spesso tragico, rapporto che si può instaurare tra un padre e un figlio.

Il profondo psicologismo di questo breve romanzo, veicolato con uno stile dai rapidi e aulici tratteggi, anticipa le opere di Schnitzler e di tutta quella letteratura che orbiterà attorno alla stagione freudiana.

La trama della novella è quanto mai semplice.

Il giovane Bill, sognatore e con velleità di Poeta, viene bocciato agli esami d maturità. Per punizione, invece di trascorrere le vacanze al mare con madre e sorelle, verrà condotto dal suo aristocratico e altezzoso padre a Fernow, la ricca tenuta di famiglia, dove dovrà passare l’estate a studiare.

Già dalle primissime pagine in cui genitore e figlio viaggiano in treno alla volta dell’avito possedimento, il rapporto tra i due risulta evidente:

Mio padre non parlava, sembrava ignorarmi. Teneva la testa leggermente appoggiata allo schienale, con gli occhi chiusi come se stesse dormendo. Di tanto in tanto alzava le palpebre pesanti, dalle lunghe ciglia ricurve, e mi fissava; ma subito inarcava le sopracciglia, cosa che in lui era segno di disprezzo.

«Quando si è fatto un guaio, si stringono i denti e se ne sopportano le conseguenze» disse mio padre. Aprii gli occhi spaventato. Mio padre mi guardava con aria annoiata; poi soffocò uno sbadiglio e sentenziò: «Non è affatto piacevole trovarsi di fronte a uno che sospira in continuazione e fa la parte della vittima sacrificale portata al macello. Un po’ di tenue, dunque, se mi è concesso chiederlo».

Afa - Edizione antica
Antica edizione di “Afa”

Ero indignato. Mi sfogai col pensiero, in lunghi discorsi irriguardosi: «Se è per questo, non è neppure piacevole avere di fronte uno che ti guarda sempre dall’alto in basso e parla soltanto per dire cose sgradevoli. Del resto non stavo proprio pensando a quello stupido esame. Stavo pensando a Gerda, e vorrei che mi si lasciasse in pace».

Questo padre tanto freddo, autoritario, assente per i lunghi viaggi che lo costringono lontano dalla famiglia, pare esercitare su figli, consorte e, in generale, su chiunque lo circondi, un insopportabile senso d’inadeguatezza:

Quando mio padre puntava su uno di noi i suoi occhi grigio azzurri, si diffondeva un senso di disagio. Sentivamo di non piacergli. D’abitudine distoglieva subito lo sguardo, inarcava le sopracciglia e diceva alla mamma: «Mais c’est impossible, comme il mange, ce garçon!». La mamma allora arrossiva per noi. E ora dovevo passare tutta l’estate da solo con questo signore sconosciuto, sedere da solo a tavola di fronte a lui, giorno dopo giorno!

Il giovane Bill. tuttavia, quando giunge a Fernow, trova un mondo intriso di dolce magia.

Innanzitutto, nella vicina tenuta di Warnow, vivono le sue cugine, Ellitta e Gerda, insieme alla loro nobile e decaduta madre.

In una confusione di sensi il giovane Bill, che si sta appena affacciando alla vita, è attratto da entrambe.

I giorni trascorrono sì dolci, ma, a volte, confusi nella calura che sembra quasi polverizzarne gli elementi fondanti.

La notte, invece.

Ciò che accade di notte sembra contenere, per quanto fatate, le verità più profonde dell’esistenza.

Nelle tenebre si leva il canto d’una domestica, resa quasi folle da un amore non corrisposto.

L’accompagna il gracidare delle rane, strani fruscii tra i cespugli e lo spuntare dell’erba di cui quasi si percepisce il rumore che fa mentre cresce.

Afa - Eduard von Keyserling
Eduard von Keyserling. 1900 – olio su tela di Lovis Corinth conservato nella Neue Pinakothek di Monaco di Baviera

E quelle notti fatate assistono alle fughe clandestine di Bill che, insieme a un garzone della tenuta, raggiunge il villaggio vicino dove, in un fienile, sono abituate a dormire giovani servette.

È qui che Bill conosce i piaceri delle carne.

La consistenza di queste notti, vissute come in un sogno, è ben più palpabile delle giornate trascorse con Ellitta e Greta.

Le due fanciulle quasi ipnotizzano, con la lieve aura che le circonda, il giovane Bill o, per meglio dire, quella parte di lui protesa in una lirica tensione.

Ellitta, più grande di Bill, lo tratta quasi come un bambino, mentre in lui passioni carnali s’accendono.

Greta, invece, piuttosto sciocca e viziata, ricopre il ruolo d’un desiderio corrisposto, anche se del tutto consegnato a una dimensione asessuata.

Intanto, la madre delle due ragazze vive nei ricordi d’un passato migliore.

La linea di demarcazione tra l’apparenza, a tratti ipocrita, del giorno e la fresca sincerità della notte, è un solco profondo che non riesce a porre in contatto alcuno le due dimensioni.

Su ogni passo, gesto, pensiero o sogno di Bill s’interpone, tuttavia, la lunga ombra affilata del padre.

Un perenne giudizio, pronto a trasformarsi in severa condanna, grava sui turbamenti e le piccole avventure di cui s’inebria il ragazzo.

L’ombra è sempre lì.

Che sia nettamente proiettata dalla luce diurna o che sia quella vaga, appostata tra le note del richiamo d’un gufo.

Per l’aristocratico signore, infatti, nulla conta più dell’onore, dell’ordine, della disciplina e di quelle capacità d’ordine pratico, tanto lontane dall’indole di suo figlio.

Ma chi è davvero quest’uomo così rigoroso?

E se, invece, quest’austerità, quest’irrisione per la “Poesia” che sta in ogni cosa, fosse una barriera oltre cui nascondersi?

Se fosse un’insormontabile muraglia, innalzata da un padre, per proteggere la propria progenie da quella stessa gracilità che l’ha divorato?

Lo scoprirà Bill, durante una di quelle notti ove il vero sempre si rivela.

E sarà un colpo di scena degno d’un romanzo poliziesco.

Afa - Copertina

AFA

Eduard Von Keyserling
Edizioni Adelphi

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