Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro

Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro

Il mito di Arianna e Teseo è stato narrato da scrittori, dipinto da pittori, immortalato nel candore del marmo da scultori famosi. Declinazioni ogni volta diverse ma sempre attualissime che hanno riproposto, con immutato vigore, la suggestione di un racconto senza tempo che ha attraversato con la forza unica del mito i percorsi carsici della memoria.

Al mutar del vento - Paola Maria Liotta
L’autrice Paola Maria Liotta

Nell’instabile fluttuare di questa mutevole narrazione, ecco profilarsi quella di Paola Maria Liotta che con il suo Al mutar del vento, celebra, reinterpretandolo in una modalità originalissima e plurifocale, il racconto di Arianna e Teseo, di sicuro, uno dei miti più belli di sempre.

Fin dalle prime righe di Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro, pubblicato da Il Convivio editore, la cui cifra stilistica è ravvisabile già dal suggestivo titolo, ho provato la fortissima sensazione di non trovarmi al cospetto di parole di carta, bensì a una polifonia di voci, totalmente immerso in una narrazione leggendaria, spettatore silente davanti alla maestosità del mito.

Mi sono immaginato in un antico teatro greco, in quello di Taormina o, magari, in quello maestoso di Siracusa che il diplomatico e politico tedesco Johann Hermann von Riedesel, dopo averlo ammirato per due giorni, definendolo «uno dei colpi d’occhio più pittoreschi» mai riscontrati in Sicilia, si rammaricò «per non averlo potuto fare disegnare da un artista abile ed esatto.».

Seduto su uno dei gradini della grande cavea siracusana ho visto sfilare in una suggestiva teoria Pasifae, Minosse, Europa, Arianna ma anche Asterio, Naucrate, Dedalo e l’amato figlio Icaro, ognuno portatore, attraverso un originalissimo monologo, delle proprie verità, da esporre all’ignaro lettore con la vigoria unica della letteratura.

Ad aprire questa mitologica parata di personalissimi soliloqui, mentre un refolo salmastro stempera l’attesa per quello che enunceranno, è Minosse.

Il temutissimo re di Creta Minosse riferisce la sua versione dei fatti, a partire dall’insopportabile tradimento per mano della bellissima moglie Pasifae, sottolineando come la sua vita intollerabile assomigli sempre più a un lento trascinarsi verso un baratro, un’inesorabile discesa che ha cancellato un passato glorioso, soffocato, da un dolore indicibile e da uno sdegno inaccettabile.

A parlare è il re, il marito tradito ma anche il padre amorevole, un uomo ingannato da un dio vendicativo ma che considera Asterio, il Minotauro nato dall’incestuosa relazione fra Pasifae e quel toro donato da Poseidone e che Minosse non sacrifica in suo onore, come suo figlio a tutti gli effetti.

Un figlio illegittimo che Minosse relega nel celebre labirinto non solo per «proteggerlo dalle ingiurie della gente» ma anche per soffocare il ricordo di sua madre, Pasifae, un nome che per Minosse «era già tutto un inganno» simbolo della seduttrice per eccellenza.

Dopo Europa, la principessa fenicia rapita dal fedifrago Zeus al limitar di una spiaggia, è la volta di Arianna, la sorellastra del Minotauro che racconta la sua storia, soffermandosi amorevolmente sul rapporto con sua nonna Europa, colei che le ha insegnato a «osservare gli astri, le stelle, e i pianeti, a temerne gli influssi maligni, interpretandone il corso per predire gli effetti futuri delle loro fasi.»

Al mutar del vento - Arianna addormentata a Naxos
Arianna addormentata a Naxos. John Vanderlyn (c.c. 1808 -1812), olio su tela, Academy of Fine Arts, Pennsylvania

Dopo Naucrate, Dedalo, Icaro, l’ateniese Teseo, l’ultimo monologo è quello di Asterio, l’orrido Minotauro, la mostruosa creatura con il corpo da uomo e la testa di toro, il cui solo epiteto incute «terrore e ribrezzo, perfino nei più coraggiosi.»

Non ce ne vogliano gli altri mitologici personaggi ma il monologo di Asterio è in assoluto il più bello, commovente, intenso, vero e tragico, un crescendo di emotività che mi ha ricordato la dolcezza del deforme Joseph Merrick di The Elephant Man, il capolavoro di David Lynch.

La Liotta, infatti, racconta con penna felice, il dramma di una creatura reietta, condannata, per colpe non sue, a un’esistenza che avrebbe voluto diversa ma che ha imparato, nelle spire di un labirinto che lo cela dal mondo esterno, a non vergognarsi del suo aspetto, temendo solo l’indifferenza, l’ingiustizia e, soprattutto, la cattiveria degli esseri umani che si palesa, particolarmente, con chi non può difendersi.

Asterio, che si è sempre sentito inadeguato per colpa di tanti, troppi, alla fine ha preferito rifugiarsi “nella sua stanza” per non essere malgiudicato, preferendo vivere appartato piuttosto che «compatito e soggetto agli ammiccamenti e ai lazzi impietosi di certuni.» 

Dopo i monologhi è la volta dei dialoghi, con cui ha inizio la seconda delle tre parti in cui si suddivide Al mutar del vento e qui la raffinata scrittura della Liotta, dotta ma mai didascalica, si fa epifania, mettendo a confronto, in sei serrati colloqui, alcuni dei precedenti protagonisti.

Ancora una volta il lettore-spettatore si gode estasiato il confronto fra Pasifae e Arianna, Europa e Asterio, Naucrate e Dedalo, Asterio e Minosse e, in un climax letterario di rara bellezza, l’ultimo suggestivo dialogo, quello fra Arianna, «così perfetta, quasi divina, della stessa stirpe di Zeus Padre» e Teseo che non ha mai dimenticato Arianna e i suoi occhi «del colore del cielo calmo d’estate», occhi che «gli sono rimasti impressi a fuoco pure nel furore delle guerre che ha dovuto combattere.»

Ma è nella terza parte che la Liotta, narrando una serie di avvincenti eventi, a partire dal bellissimo Risveglio di Arianna, mostra la cifra della sua scrittura, toccando l’apice nel delizioso epilogo, intitolato Fusione d’amore, dove l’autrice presenta tre diversi finali del mito di Arianna e Teseo, proponendoci anche il suo, il più romantico di sicuro, forse il più bello.

Al mutar del vento
Kylix, ca. 515 a.C., Museo Arqueológico Nacional de España

Leggere il delicato libro di Paola Maria Liotta, insegnante di materie letterarie, autrice poliedrica che si districa con naturalezza fra poesia, prosa e teatro, è un’esperienza davvero “mitologica” nel senso pieno dell’aggettivo, perché Liotta, che nel 2019 ha esordito con il suo primo romanzo, Piano Concerto Schumann, per i tipi di Il Seme Bianco, finalista al Premio “Città di Sarzana”, porta il lettore dentro il mondo del mito nel modo più autentico, seppur attraverso una lettura davvero originale.

Perché l’antropologia del mito, come ha scritto nella prefazione al libro, Giuseppe Manitta, «è forse una delle conquiste più importanti del ‘900 e dell’epoca attuale in relazione alla lettura dei classici, perché attraverso di essa si comprende, molto meglio che in passato, quanto le figure di determinate “storie” greco-romane siano incidenti per leggere un’epoca antica.»

E la lettura che offre Paola Maria Liotta è veramente bellissima, dando voce a personaggi che il mito aveva reso afoni, come nel caso di Minosse, che nelle volute del romanzo può, finalmente, giustificare le proprie azioni appellandosi alla ferrea logica della ragion di Stato o, come per Pasifae che ha la possibilità di denunciare con forza la freddezza e la possessività del suo sposo, nonché l’inumana condizione a cui l’egoismo vendicativo di un dio l’ha costretta, rea di essere bella, una qualità esecrata, perché il mondo, come la Liotta fa dire a Pasifae, «guarda male ciò che non comprende.»

Ma Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro dà voce anche a personaggi tradizionalmente negativi, permettendogli di difendersi dal peso della tradizione, da quello insopportabile di una narrazione immutata. Persino uno come Teseo che ha abbandonato Arianna ha – come scrive sempre Manitta – una via di scampo nella visione dell’autrice.

In qualunque caso, son così belli insieme, Teseo e Arianna, negli spazi siderali evocati dai loro baci, che vi si abbandoneranno in piena da questo momento in poi. Per tutti le notti di ogni tempo, per ogni cielo dorato in cui si vorranno amare. E, in tale cosmica pienezza, per i posteri, li lasceremo da ora in poi volentieri allacciati, a godere dei loro baci celestiali.

Al mutar del vento - Copertina

AL MUTAR DEL VENTO. LA VERA STORIA DI ARIANNA, TESEO E IL MINOTAURO

Paola Maria Liotta
Il Convivio Editore

2 commenti su “Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro

    1. Grazie Aurora! Ci fa davvero molto piacere! Come sempre ti ringraziamo per l’attenzione e l’affetto che ci dedichi.

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