Antonio Lobo Antunes – Parte prima

Spiegazione degli uccelli - Antonio Lobo Antunes nella recensione di Gilda Bicêtre

Non parlerò di Spiegazione degli uccelli. Non soltanto, almeno.

Parlerò di Antonio Lobo Antunes in generale, anche perché trovo che i suoi libri siano come una sorta d’immenso discorso, incapace d’esaurirsi in un titolo preciso.

Spiegazione degli uccelli, pur pregevole, non è il suo libro che più amo, tuttavia la fotografia, scattata per proporvi l’articolo, trovo ben rappresenti l’autore.

Il romanzo è posto tra le maschere indossate dall’antica figura del “medico della peste“, un tizio, più o meno ciarlatano (ma non solo: anche medici di chiara fama si dedicarono a quest’attività) che girava tra gli appestati del XVI e XVII secolo e che, non capendo assolutamente nulla del morbo, infliggeva inutili e spesso dolorosissime cure agli ammalati.

Indossava queste lugubri maschere, somiglianti a uccelli, perché nel becco venivano poste essenze in grado, secondo loro, di proteggerli dal morbo.

Ecco: Antunes è un medico. Uno psichiatra esattamente. Per lunghi anni prestò servizio nella sanguinosa guerra che il Portogallo portò in Angola.

Questa è la sua peste. La guerra. Quella guerra che lo segnò per tutta la vita e che ben è rappresentata dalle maschere in fotografia, così somiglianti a quelle antigas.

Il tema ricorrente in quasi tutti i suoi libri è questo. La violenza dell’uomo sull’uomo perseguita Antunes come un’ossessione e ce la veicola seguendo uno stile molto più vicino alle regole poetiche che a quelle tipiche della prosa.

Come spesso accade nelle liriche, infatti, si ha la netta sensazione che il sommesso dire dell’autore abbia come destinatario il narratore stesso.

Cosa che, lungi dall’escluderci dall’opera, costringe anzi, a compiere una sorta di identificazione con la voce dello scrittore.

È così che Antonio Lobo Antunes ristabilisce la famosa triade di Jakobson (1).

Un altro grande autore dei nostri tempi, Lawrence Durrell, affermava in un suo romanzo, Balthazar per l’esattezza, che oggi come oggi non è più possibile parlare di letteratura senza tener presente la teoria della relatività.

Ciò è particolarmente vero in Antonio Lobo Antunes.

Non esiste, infatti nelle sue opere, uno svolgersi lineare degli eventi. Ciascun fatto, ciascuna emozione, quasi ciascuna parola, vive in un tempo “proprio” e si sovrappone ad altri eventi, altri turbamenti, altri lemmi, rifiutando il concetto di compresenza e presentando ogni storia come un fuoco d’artificio capace di descrivere, con i suoi guizzi, eleganti parabole impossibili da isolare.

Siamo letteralmente travolti da una prosa straripante d’iperboliche metafore, astruse analogie, azzardate allegorie che ci conducono in un horror vacui capace d’edificare immensi labirinti, impegnati a intersecarsi gli uni con gli altri, e la cui uscita non possiamo sperare di trovare neppure nell’ultima riga di qualsiasi sua opera.

Scrivo libri per correggere quelli precedenti” è quanto, d’altra parte, affermato, in una recente intervista,  da Antunes.

Le sue figure retoriche, lungi dall’amalgamarsi in un tutto armonico, sembrano anzi litigare tra loro fino a sfidarsi in esasperati duelli per meglio raccontare le dilanianti contraddizioni che albergano nella perenne lotta tra bene e male, tra luce e ombra, tra ragione e sentimento.

È così che lo scrittore Portoghese riesce a raggiungere quel linguaggio talmente universale da sembrare possedere un inquietante dono telepatico.

Antunes ci legge nella mente nello stesso istante in cui noi leggiamo le sue parole.

Probabilmente questo strabiliante effetto è aiutato anche dalla familiarità che abbiamo con i tanti autori di cui il romanziere portoghese prosegue il lungo percorso estetico.

Pensiamo alla delicatezza onirica di Bruno Schultz, alle figure allucinate di Danilo Kis, alla prosa affastellata di Faulkner e ai diari senza speranza di Artaud.

D’altra parte Antonio Lobo Antunes, metà Brasiliano e metà Tedesco, ha tutte le carte in regola per farsi portatore d’una lingua totalmente apolide, quella, poi, che domina ogni grande romanzo.

Per fortuna, e ciò non sempre accade, il mondo si è ben accorto di quest’indiscusso genio.

L’anno scorso ha, infatti, avuto luogo una grande celebrazione per i suoi quaranta anni da scrittore e la Pleiade ne ha editato, per l’occasione, l’intera opera raccolta in pregiati volumi, evento questo, molto raro per uno scrittore vivente.

Perfino il cinema ha voluto tributargli omaggio traendo dalle lettere, che Antunes scriveva dal fronte di guerra, Cartas da Guerra, interessante film in bianco e nero, per la regia di Ivo Ferreira.

Certo, conoscendo i romanzi di Antunes, la trasposizione cinematografica un po’ delude.

D’altra parte è visivamente impossibile riuscire a rendere quelle analessi  e le frequenti prolessi  che, indistinguibili dal racconto primo, lo superano per durata. Un artificio, questo, escogitato dal nostro amato autore  per rappresentare la non appartenenza ad alcun luogo dei suoi personaggi i quali si sentono protetti solo nel porto sicuro di un’infanzia che ha smesso di esistere o che, forse, non è mai esistita.

Parzialmente diverse sono le tematiche e i tratti psicologici caratterizzanti i protagonisti del “ciclo di Benfica” che, però, merita un articolo a parte. Anche, in realtà,  proprio Spiegazione degli uccelli, affronta un mondo estraneo a quello bellico.

Immagino sia evidente quanto ami Antunes e, con una foga simile alla tifoseria da stadio, gli auguro di conquistare quel Nobel a cui, ormai da decenni, viene candidato.

(1) Roman Jakobson esponeva il seguente problema: nel linguaggio parlato esiste una precisa triade: mittente-destinatario-mittente. Nella scrittura, non essendoci compresenza delle due figure, la triade inevitabilmente si spezza in due diadi: mittetente – destinatario, destinatario-mittente. Uno dei problemi, forse il fondamentale problema, che la letteratura, soprattutto quella contemporanea, si pone è come ripristinare la tride originaria, affinché il destinatario (chi legge) possa essere parte integrante dell’opera stessa.

P.S.

Mi pare giusto rimandarvi a questa bella recensione che parla specificamente di Spiegazione degli uccelli.

In culo al mondo

IN CULO AL MONDO

Antonio Lobo Antunes
Edizioni Feltrinelli

 

Lo splendore del portogallo

LO SPLENDORE DEL PORTOGALLO

Antonio Lobo Antunes
Edizioni Feltrinelli

 

Buonasera alle cose di quaggiù

BUONASERA ALLE COSE DI QUAGGIÙ

Antonio Lobo Antunes
Edizioni Feltrinelli

 

Spiegazioni degli uccelli - copertina

SPIEGAZIONE DEGLI UCCELLI

Antonio Lobo Antunes
Edizioni Feltrinelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *