Caccia tragica

Caccia tragica - Checov nella recensione di Gilda Bicêtre

È difficile comprendere come questo lavoro di Cechov sia tanto poco noto anche ai suoi più accaniti lettori e perché, l’autore stesso, l’abbia, in qualche modo, ripudiato trattandolo quasi come un errore giovanile.

Personalmente trovo che vi siano almeno due elementi che rendono unica quest’opera.

Innanzitutto è il solo romanzo mai scritto da Cechov e, soprattutto, è uno dei primi polizieschi che la storia della letteratura russa, e non solo, ci offre.

Basti pensare che la figura di Sherlock Holmes, l’investigatore per eccellenza, apparirà solo nel 1888, cioè tre anni dopo la pubblicazione di Caccia tragica.

C’è di più.

Agatha Christie (udite, udite) ne ha letteralmente copiato il colpo di scena finale per uno dei suoi più famosi romanzi (non vi diciamo quale altrimenti rischieremmo di rovinare la sorpresa).

Caccia tragica - Un matrimonio disuguale
Vasilij Pukirev – Un matrimonio disuguale ( tela – 1862)

Ovviamente alla leggerezza della scrittrice Inglese, Cechov contrappone quell’inconfondibile tocco drammatico che ritroveremo soprattutto nelle sue opere teatrali.

L’impianto narrativo è di grande raffinatezza stilistica.

La vicenda inizia e termina nello studio d’un editore (storia seconda) a cui si presenta un magistrato di campagna per sottoporgli un manoscritto: Memorie di un giudice istruttore (storia prima).

Egli informa l’editore che quanto raccontato è vero, ma il nome che si dà come narratore degli eventi è diverso da quello che usa per presentarsi.

Senza troppo scendere in inutili tecnicismi, possiamo dire di trovarci di fronte al tipico caso di narratore inaffidabile e, per un romanzo giallo, mi sembra un’ottima scelta.

Inoltre a parlare nella storia seconda è l’editore, nella prima il magistrato.

Queste voci tanto diverse, preposte all’esposizione dei fatti, ci calamitano in un vortice che tiene sempre desta la nostra attenzione.

Al centro del romanzo vi è Olga, bellissima ma povera fanciulla che, per motivi d’opportunità, sposa l’anziano Urbenin, intendente del Conte Karneev. Presto Olga, però, tradisce il marito con il Conte, in vista della posizione sociale che costui potrebbe offrirle. Incontrerà, tuttavia, il vero amore nel giovane e aitante Giudice Istruttore Zinovev a cui si concederà.

Durante una partita di caccia, Olga viene assassinata.

Sicuramente è la storia d’un omicidio dettato dalla gelosia e da un amore cieco, ma non possiamo limitarci solo a questo.

La psicologia di ciascun personaggio è indagata con estrema chiarezza, la natura delle campagne russe è descritta con poetica delicatezza, ma, soprattutto, all’interno del romanzo persiste una denuncia sociale come spesso accade nelle opere di Cechov.

Olga, infatti, pur apparendoci decisamente poco simpatica in virtù dei suoi tradimenti e della sua frivolezza, ci presenta la triste condizione delle donne nella Russia dell’epoca che, per sfuggire a un destino di miseria, spesso sposavano uomini molto più anziani di cui divenivano praticamente schiave. Inutile dire come la violenza domestica fosse la normalità.

La classe intellettuale Russa stava iniziando a trovare inaccettabile questa situazione. Così come dimostra un famoso quadro, citato all’interno di Caccia tragica, dipinto da Vasilij Vladimirovich Pukirev: un matrimonio disuguale.

Caccia tragica

CACCIA TRAGICA

Anton Cechov
Edizioni Einaudi

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