Chéri

Chéri

Sidonie-Gabrielle Colette – o meglio, soltanto Colette, come lei stessa volle venir chiamata – nacque il 28 gennaio 1873 in Borgogna, in un villaggio che molto presto fu costretta ad abbandonare a causa delle vicissitudini economiche della famiglia.

A testimonianza di quanto avesse sofferto a causa di quel distacco, in quell’amato villaggio ambientò il fortunatissimo ciclo composto dai libri su Claudine, che vennero però pubblicati con lo pseudonimo del primo marito, lo scrittore-giornalista-editore Henry Gauthier Villars (Willy), che Colette sposò nel 1893, appena ventenne.

Furono libri di enorme successo. La gente che li leggeva sui tram e nei caffè ne decretò una tale popolarità, che molti prodotti commerciali, tra i quali gelati, profumi, persino cappelli, vennero chiamati proprio Claudine.

Chéri - Colette
L’autrice Colette in una fotografia del 1890 (circa).

Si aprì per Colette una vita vorticosa e appassionata. Non solo cominciò a calcare le scene, ma divorziò dal primo marito, contrasse altri due matrimoni e intrecciò una serie di relazioni omosessuali – la più famosa fu quella con “Missy” Mathilde De Morny – aprì un istituto di bellezza e soprattutto scrisse moltissimo. La sua opera completa, nella prestigiosa edizione La Pléiade, consta di quattro tomi di migliaia di pagine ciascuno – quasi tutta d’ispirazione autobiografica – i cui frutti più notevoli sono La vagabonda, Il grano in erba, Chéri, La fine di Chéri e Sidonie, ispirato alla madre.

Alla sua morte nel 1954 le vennero tributati funerali di stato, anche se la chiesa le negò, a causa delle sue trasgressioni, le esequie religiose.

Il sofisticato romanzo intitolato Chéri, prima di venir pubblicato nella sua interezza, uscì a puntate nel 1919 sulle pagine del Café Parisienne. È un’opera che nasce di getto – solo pochi mesi di lavoro – eppure è caratterizzata da grande raffinatezza sia per quanto riguarda la ricerca linguistica, che per quanto concerne il talento da gran pittore con cui vengono tratteggiati ambienti e personaggi.

Forse Colette avvertì dentro di sé l’urgenza di analizzare uno stato d’animo che le apparteneva profondamente e che percepiva foriero di grande tormento: già il suo primo matrimonio le aveva presentato le difficoltà inerenti a una grande differenza di età – il marito era molto più anziano. In vertità, la medesima situazione le si sarebbe prospetterà più avanti, quando si sarebbe trovata alle prese con uomini più giovani.

Proprio questa è la situazione che si trova a vivere la protagonista di Chéri, la bella Lea, una matura ed elegante cortigiana, che può vantare fascino e classe, ma non più la freschezza di una gioventù che si è ormai lasciata alle spalle.

Quando l’amica-nemica Madame Peluox la coinvolge nell’educazione del figlio Fred, detto Chéri – troppo bello e troppo giovane – generosamente Lea accetta e lo porta con sé per una vacanza in Normandia, forse senza sospettare né attendersi quello che invece accadrà. I due infatti divengono ben presto amanti, una relazione che continuerà per lungo tempo – sei anni – nonostante il carattere volubile e capriccioso del ragazzo.

Fiero dei suoi diciannove anni, allegro a tavola, impaziente a letto, Chéri non abbandonava di se stesso se non se stesso e restava misterioso come una cortigiana. Tenero? Sincero, se la tenerezza può trapelare dal gemito involontario, da un gesto delle braccia. Ma la “cattiveria” tornava con la parola e con l’attenzione a sfuggire.

L’età di Lea sembra non rivestire alcuna importanza per lui, anche perché la donna si guarda bene dal farsi sorprendere in disordine, ma è sempre molto attenta ad offrirgli soltanto l’immagine più smagliante di sé, quella che oggi si potrebbe definire “patinata”. Infatti Chéri, affascinato, ammaliato, mai si allontana da lei, almeno fino a quando si prospetta per lui la possibilità di un matrimonio d’interesse con la giovane Edmée.

La ragazza però, pur essendo graziosa, non possiede alcuna delle attrattive di Lea: non il fascino, né l’ironia e neppure il sex appeal. È una giovane semplice, forse un po’infantile, snervata dalla durezza di una madre troppo bella eppure gelosa di lei. Non conosce le arti della seduzione, ma la sua dolcezza nasconde una volontà già esperta, allenata nel silenzio e nel facile maneggio delle armi e delle virtù dei prigionieri.

Il riflesso della neve la illuminava di una luce azzurra, monotona. I capelli biondo cenere ondulati e sciolti non coprivano le spalle curve ed eleganti. Le guance bianche e rosee come la camicia da notte, la bocca d’un carminio che la stanchezza aveva reso più pallido, la facevano assomigliare a un quadro dipinto da poco, incompiuto e distante.

Inevitabile, per Chérie, il confronto tra le due donne, inevitabile anche rimpiangere il passato e tornare da Lea per un’altra notte d’amore: quale migliore rifugio, infatti, per un giovane frivolo e troppo pigro per aver voglia di crescere, dell’abbraccio quasi incestuoso con l’antica amante. Infatti si presenta senza preavviso a casa di Lea.

Chéri - Michelle Pfeiffer e Rupert Friend
Michelle Pfeiffer e Rupert Friend in “Chéri”, film del 2009.

Lea, che aveva pur tremato la mattina per una figura intravista nella nebbia, provò dapprima il solo disagio di una donna sorpresa mentre sta alla toletta. Incrociò la vestaglia, fissò il pettine, cercò con la punta del piede una pantofola caduta. Arrossì, è vero, ma appena svanito il rossore ritrovò l’apparenza della calma. Rialzò il capo e sembrò più alta di quel giovanotto, tutto nero, appoggiato alla porta bianca.

“Un bel modo di entrare” disse a voce alta. “Potresti toglierti il cappello e dire buongiorno”

“Buongiorno…” mormorò Chéri con voce altera.

Si tolse il cappello, fece due o tre passi.

“Posso sedermi?”

“Se vuoi” rispose Lea.

Il mattino seguente, Chéri si sveglia nel letto di Lea.

Sveglio da molto tempo, Chéri cercava di non muoversi. La guancia appoggiata sul braccio piegato, tentava di indovinare che ora fosse: un cielo puro doveva inondare il viale di un precoce calore, nessuna nuvola, infatti, disegnava la sua ombra sul rosa acceso delle tende. “Forse saranno le dieci”. Lo tormentava la fame, perché la sera prima aveva consumato una cena leggera. L’anno passato sarebbe balzato in piedi, avrebbe sconvolto il riposo di Lea, urlato ferocemente per reclamare la cioccolata densa e il burro sotto ghiaccio. Invece non si mosse. Temeva con un sol gesto di sbriciolare quel poco di gioia, quel piacere degli occhi che gli offriva il rosa fuoco delle tende, gli arabeschi acciaio e bronzo del letto scintillante nell’aria densa di colori della stanza.

Quando la donna rientra nella stanza, non è ancora vestita né truccata. Non sa che Chéri finge soltanto di dormire, ma intanto la osserva di sottecchi. E quel che scopre lo sconvolge. Lea non è più la bellissima donna senza età che gli sembrava di conoscere, improvvisamente è diventata un’altra.

Non ancora incipriata, i radi capelli avvolti in spirale sulla nuca, il doppio mento e il collo invaso dalle rughe, svelava, impudentemente, allo sguardo invisibile di lui.

Per Lea il dolore è cocente, e venato di umiliazione: è arrivato il momento di cedere il passo. Per un poco si sforza di non capire, poi lei stessa scorge negli occhi di Chéri la vecchia che è diventata. Con innegabile classe, si assume ogni responsabilità, ogni colpa. Per il bene del ragazzo – perché finalmente si convinca a diventare grande – lo allontana da sé e lo incoraggia a tornare dalla giovane moglie. Come ha sempre fatto, lo aiuta a vestirsi quasi fosse un bambino. Quando lo vede turbato, cerca di consolarlo, sperando per un attimo di attirarlo nuovamente a sé, di poterlo ancora trattenere. Invece lo accompagna alla porta. Quando lo sente incespicare sulle scale e lo vede poi fermarsi in mezzo al cortile, ancora follemente spera:

“Lui ritorna! Ritorna!” gridò Lea alzando le braccia. Nello specchio ovale una vecchia ansante ripetè il suo gesto e Lea si chiese che cosa potesse avere in comune con quella vecchia pazza. Chéri riprese a camminare verso la strada, aprì il cancello e uscì. Sul marciapiede abbottonò il cappotto per nascondere la camicia sgualcita. Lea lasciò ricadere la tenda. Ma ebbe ancora il tempo di scorgere Chéri che alzava il capo verso il cielo primaverile, verso i castagni carichi di fiori, ebbe ancora il tempo di vedere che, riprendendo a camminare, gonfiava il petto respirando a pieni polmoni, come un evaso.

Da questo libro è stata tratta una versione cinematografica interpretata da Michelle Pfeiffer.

Chéri - Copertina

CHÉRI

Colette
Edizioni Adelphi

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