Cioccolata da Hanselmann

Cioccolata da Hanselmann di Rosetta Loy è il libro giusto per chi cerca una lettura appassionante, che coinvolga profondamente il lettore, lo seduca al punto da invitarlo a una sorta di vita parallela da vivere tra le sue pagine. Ambientato alle soglie della seconda guerra mondiale, è pervaso da quel particolare tipo di emozione che fa percepire più vicino, più intenso, il battito della vita. Noi siamo lì, esattamente dove vuole l’autrice, assistiamo a ciò che sta accadendo come attraverso i suoi occhi, e ci accorgiamo che i fenomeni naturali che vengono descritti in qualche modo anticipano quanto accade ai personaggi, quell’incapacità di opporsi alle loro stesse passioni:

Con l’inizio dello scioglimento delle nevi, Chesa Silvascina e il paese furono investiti da una tempesta di vento e pioggia che trasformò l’Inn, appena visibile e silenzioso sotto i cuscini di neve, in un divampare di tronchi sbattuti e spezzati, di interi cespugli che sparivano nell’avvitarsi della corrente. Le lastre di ghiaccio che ancora resistevano al centro del lago si spaccarono con un rumore sordo, un boato durato tutta la notte che aveva fatto da sottofondo alle fronde scosse e schiantate dal vento.

Cioccolata da Hanselmann - Rosetta Loy
L’autrice Rosetta Loy

E quando Loy riproduce un interno borghese, la sua penna è così convincente che pare proprio di essere lì, seduti su quella certa poltrona di velluto a fiori vicino al pianoforte. Qualcuno sta suonando e fuori nevica. È una qualsiasi domenica prima della guerra e Arturo siede a pranzo con la famiglia dell’amico Enrico:

…se era di buon umore imitava per le bambine la voce di Stanlio e Ollio, ma si stancava subito, bambine ora basta diceva, non sono il buffone di corte. E di colpo metteva soggezione, come se una distanza imprevista si fosse frapposta fra lui e loro e le bambine fossero d’un tratto diventate piccolissime, quasi invisibili al suo sguardo.

Ma all’improvviso tutto può cambiare:

Da un istante all’altro Arturo cambiava umore. Ma non esisteva una strategia preventiva. Accadeva e basta. Le bambine restavano allora con il boccone in bocca senza riuscire a inghiottire; poi gli occhi nerissimi e infossati di Arturo guardavano da un’altra parte e nel silenzio improvviso sembrava di sentire il rumore dei suoi denti.

Sono questi improvvisi cambiamenti di umore – e non solo quelli di Arturo – a darci la misura di come gli eventi – ognuno di essi – esistano già prima di accadere, segretamente annidati nel presente in attesa di balzar fuori. E infatti ognuno dei personaggi del libro intuisce ciò che avverrà – un sentimento fuggevole, simile all’incresparsi di acque che si credono tranquille – e che si manifestano nei turbamenti improvvisi. In quelle emozioni da vivere in fretta prima che tutto precipiti e rotoli via e di nulla rimanga traccia, nemmeno dell’amore. Così la seducente, inquieta Margot vive come se ogni attimo fosse l’ultimo; e sua sorella Isabella, colei che tutti credono una saggia e assennata madre di famiglia, si rivelerà alla fine non meno avida di ciò che non le è consentito, perché la vita fugge e bisogna afferrare ciò che si può. Non diversamente, vive Arturo, l’affascinante professore ebreo, amico e collega del mite Enrico, marito di Isabella. In fuga dalla persecuzione, chiede ospitalità alla signora Arnitz, madre di Isabella e Margot, nella casa di vacanza di Chesa Silvascina. Gli bastano pochi giorni per travolgere affetti e instabili equilibri, portando scompiglio e dolore in quella bella casa apparentemente serena. E dominata dalle sue divoranti passioni, vive di fretta anche la signora Arnitz, detta Mamigna – un nomignolo che, forse, nella sua assonanza con “matrigna” già ci dice qualcosa. Neppure lei perde il suo tempo a interrogarsi sul bene e sul male, le basta affidarsi a quel finto perbenismo da alta società, che nasconde, come da manuale, ribellioni segrete e segreti peccati. È una donna alla quale manca il dono della tenerezza – e anche quelli del perdono o della compassione – ma che certamente conosce le gioie del sesso, e tanto le basta E ugualmente inconsapevoli e schiavi di se stessi vivono tutti gli altri personaggi: il povero Eddy, per esempio, innamorato senza speranza di Margot e che, in nome di quell’amore, incontra la sua tragica fine; e poi Lorenza e Marta e Marisetta e Viva e Alberto, morto giovanissimo, che compare soltanto in fotografia. Tutti personaggi minori, ma attraversati dal medesimo oscuro, inconsapevole struggimento. Nessuno di loro si domanda se, in quei giorni tempestosi, con la guerra alle porte, si possono considerare veramente al sicuro, anzi, come afferma Margot:

“Che discorsi” Margot si è alzata “a noi non ci minaccia nessuno”. La luce che filtra tra i larici cade sul ‘Journal de Gèneve’ e sulla ‘Nationalzeitung’ e un vento leggero muove le pagine del settimanale rimasto aperto sul prato, l’ombra va e viene su Hitler e Mussolini che si stringono la mano, le divise brune e grigioverdi che sulla carta sono solo un grigio più chiaro e un grigio più scuro, quasi nero.

Cioccolata da Hanselmann - Hitler e Mussolini
Incontro tra Benito Mussolini e Adolf Hitler alla stazione presso il quartier generale tedesco nell’agosto 1941.

Questo Cioccolata da Hanselmann di Rosetta Loy è quindi davvero un libro avvincente, nobilitato da una scrittura così bella da destare invidia in chiunque ami scrivere. Lascia nel lettore una sensazione profonda dalla quale non è facile allontanarsi, neppure quando lo si vorrebbe: troppo appassionato il lavoro di scavo compiuto dall’autrice allo scopo di dar vita a esseri umani autentici, a quel ricco e variegato fermento interiore che appartiene ad ogni vita degna di essere vissuta. Sempre. Anche quando ciò che appariva in un modo si rivela improvvisamente in un altro. E il bianco diventa nero. L’amore, risentimento. O, peggio, indifferenza. Come se tutta la passione e l’ardore – tutto quanto si credeva eterno e assoluto – svanissero d’un tratto al tocco di chissà quale demone emerso da chissà quale ignorata profondità.

…non potevano ancora sapere quello che sarebbe un giorno accaduto a Chesa Silvascina, come la luce che colpisce gli oggetti possa mutare e rendere da un momento all’altro la seta di una dormeuse livida come un sudario. Capovolgere la calma grigia di un pomeriggio in un inferno di suoni.

Rosetta Loy è nata a Roma nel 1931. Dopo l’esordio con il romanzo La bicicletta del 1974, che le è valso il premio Viareggio Opera prima, ha scritto vari romanzi, tra i quali il più importante è Le strade di polvere, storia di una famiglia monferrina dalla fine dell’età napoleonica ai primi anni dell’Italia unita. Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1987 e ripubblicato nel 2007, ha conseguito numerosi premi letterari, come il premio Campiello, il Super Campiello, il premio Viareggio, il premio Città di Catanzaro, il premio Rapallo e il premio Montalcino. Nel 2005 la Loy ha vinto il premio Bagutta con Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria. Da citare anche le opere giovanili che seguono La bicicletta: La porta dell’acqua (Einaudi 1976), L’estate di Letuchè (Rizzoli 1982), All’insaputa della notte (Garzanti 1984), cui sono seguite opere più mature come Sogni d’inverno (Mondadori 1992), Cioccolata da Hanselmann (Rizzoli 1995), Ahi, Paloma (Einaudi 2000), La prima mano (Rizzoli 2009). Nel 2010 ha pubblicato anche il racconto Cuori infranti per l’editore Nottetempo. Un posto a sé nella sua produzione ha il libro La parola ebreo (Einaudi 1997), a metà tra saggio e narrativa, che narra la storia di una famiglia romana nel periodo delle leggi razziali e che ha vinto i premi Fregene e Rapallo-Carige. Loy ha tradotto per la collana «Scrittori tradotti da scrittori» di Einaudi Dominique di Fromentin e La principessa di Clèves di Madame de La Fayette. Le sue opere sono state tradotte in moltissime lingue.

Cioccolata da Hanselmann - Copertina

CIOCCOLATA DA HANSELMANN

Rosetta Loy
Einaudi Editore

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