“Delitti di voliera” di Enrico Piccinini

Delitti di voliera, riuscitissimo tentato parricidio in versi liberi.
Del poeta Piccinini conoscevo già la sua lodevole opera in metrica e la sua inconfondibile impronta poetica si assapora anche in questo esordio in prosa.
L’autore, con padronanza del mezzo letterario, conduce il filo della narrazione su molteplici livelli.

Dal registro meramente narrativo si passa a quello d’introspezione critico fino al confronto impietoso con l’alterità del sé.

Il tutto avviene con disinvoltura, attraverso una cifra stilistica che intreccia e confonde volutamente i diversi piani dialogici e arriva dritta alla sensibilità del lettore.
Di notevole invenzione letteraria è l’episodio delle scarpe di fattura artigianale. Perse per qualche anno. Dimenticate all’offesa degli elementi atmosferici e con cura riportate ad uno stato prossimo a quello originario. Il processo di ripristino delle scarpe è qui utilizzato come mirabile metafora dello stato dell’essere del narratore, perso nel suo peregrinare alla ricerca di sé e a fatica ritornato in uno stato di normalità apparente, popolato dai fantasmi di amicizie passate che ritornano alla mente, come in un vecchio sceneggiato.

Delitti di voliera - Enrico Piccinini
Enrico Piccinini – Autore di “Delitti di voliera”

Intanto, in un’ipotetica linea del presente, c’è un prigioniero che è padre. Un cattivo padre, come l’analoga figura paterna presente nel romanzo, sul quale l’autore si accanisce con parole sferzanti e una narrazione feroce, come se con queste ci si potesse affrancare dal senso di vuoto che l’uomo prova di fronte alla perdita dei punti di riferimento affettivi e alla paura di ereditare il testimone dell’ignominia paterna.
Arturo, come Alessandro, subisce l’oppressione di una figura paterna che, lungi dall’essere autorevole, risulta denigratoria e quasi imbarazzante, senza avere la capacità di reagire o di opporsi alla volontà di potenza del vessatore se non nascondendo la propria identità e compiendo azioni, o meglio “inazioni”, di empietà pari o superiore a quella del padre.
Poi c’è la perdita della madre e con essa il disfacimento del posto delle origini, il che contribuisce ad aumentare l’incombente senso di fallimento del protagonista, appena mitigato dalle figure delle donne amate, con i loro corpi adolescenti e i comuni desideri letterari e alle quali fanno da contrappunto le donne perdute nei bar di Parigi o di Roma.
Questi alcuni filoni narrativi del romanzo di Piccinini che rappresenta un notevole sforzo intellettuale in tematiche universali e che fanno di questa sua fatica letteraria un piccolo capolavoro.

Enrico Grillo

 

 

 

 

Enrico Grillo

Ci sono libri difficili da commentare, perché i piani di lettura sono tanti e anche molto personali. Secondo me, il romanzo di Piccinini è uno di questi.

La storia raccontata è dura, perché affronta il tema del difficile rapporto tra padre e figlio – anche genitori/figli in verità, ma la figura della madre è, in questo caso, piuttosto defilata – e del conflitto tra modi di vedere differenti, tra aspettative (illusioni?) e realtà, tra delusioni e vendette.

Abbiamo quattro protagonisti, abbiamo alcuni amici, abbiamo una vicenda che si srotola su più piani temporali e che ci presenta, di volta in volta, i suoi personaggi. Non tutto ciò che appare, alla fine, si rivelerà quel che sembrava, in un continuo cambio di prospettiva e di punti di vista.

Delitti di voliera non è un libro facile; è una storia introspettiva, che cerca di scavare nei sentimenti e nelle emozioni dei personaggi e che tocca il lettore, perché trasuda un senso di irrealtà e anche un po’ di follia. In questa storia ci sono crudeltà e tradimento, senso di impotenza e vendetta; ci sono anche dei colpevoli e delle vittime, ma forse ciascuno è, in base al momento, sia l’uno che l’altro.

Alcune domande restano in testa, certe sensazioni indefinite e alcuni dubbi permangono anche dopo la parola fine; se mi chiedete se leggerlo o meno, però, vi dico di sì. Sarà un viaggio che, nonostante il retrogusto un po’ amaro, vi porterà a riflettere sui rapporti familiari e su ciò che, a volte, si nasconde sotto la superficie.

(Da “I consigli librosi di Maria”)

Maria Guidi

 

 

 

 

Maria Guidi

 

Dopo aver conosciuto Enrico Piccinini  attraverso la lettura dei suoi due libri di poesia “Il velo di Winslow” e “Klinamen”, ho voluto conoscerlo anche come autore di prosa con il suo romanzo “Delitti di voliera”.
La trama di questo libro è ben congegnata, pone al centro dell’attenzione un complesso e devastante rapporto.
Uno stile originale, caratterizzato da un andamento non lineare, con utilizzo di  frequenti flashbacks che possano fornire al lettore elementi chiarificatori, che definiscono il quadro psicologico dei protagonisti, da cui scaturisce la storia stessa.
Emblematica la scelta del complice del rapimento da parte di uno dei protagonisti, ma lascio agli altri lettori la suspance che si risolverà nell’imprevisto epilogo.

 

 

 

 

Emma Di Stefano

Delitti di voliera

 

8 luglio 2011

Il prigioniero

Le lamiere delle automobili, parcheggiate a presidiare un territorio su cui non avevano alcun diritto di possesso, si stavano liberando dal caldo accumulato durante il giorno.
Lo stesso facevano le saracinesche abbassate ed anche il metallo d’un lampione acceso a irraggiungibile distanza.
Ma chi vinceva quella gara d’esalazione era senz’altro l’asfalto i cui effluvi raggiungevano gli inguini dei due uomini, appostati in una porzione di notte particolarmente spenta.
Uno degli osservatori annunciò all’altro che Bernardo Licini era in ritardo.
Si trattò d’una rivelazione piuttosto inutile, visto che stavano aspettando da quasi un’ora.
«È sempre in ritardo.»
Ma, di lì a poco, un’automobile di grossa cilindrata imboccò la discesa del Garage che dava su via Massaia.
«È lui.»
«Sicuro?»
«Certo che sono sicuro.»
Poco dopo Bernardo Licini risalì a piedi il percorso del sotterraneo adibito a conservargli l’automobile sportiva.
Ciondolava come se avesse bevuto e, con la mano sinistra, faceva tintinnare un mazzo di chiavi.
Malgrado il buio, i due uomini furono certi che stesse salutando la notte con uno dei suoi soliti sorrisi ebeti e compiaciuti.
Non si sbagliavano.
La loro preda si trovava ancora a una certa distanza, ma ben distinguibile era il suo abito chiaro, sagomato da quelle linee troppo dritte che lasciano certi ferri da stiro addestrati a eccessi di solerzia.

 

Enrico Piccinini è nato a Roma nel 1965. Per i tipi Mursia e Cafoscarina Editrice sono stati editi suoi studi e traduzioni. Nel 2009 ha pubblicato Klinamen nella sola versione in lingua italiana per Giulio Perrone Editore.  Per ChiPiùNeArt Edizioni (Collana Haünie).ha pubblicato Il velo di Winslow (2020) e Klinamen (2021) in edizione bilingue italiano-francese. Gestisce l’opera in italiano di Christine Koschel.

Già libraio, è ora curatore editoriale e co-fondatore del blog di critica letteraria Gilda Bicêtre.

Delitti di voliera è il suo primo romanzo.