Donne eccellenti

Donne eccellenti

Donne eccellenti è uno di quei libri – e, purtroppo, non ce ne sono tanti – che si leggono con estremo piacere: la scrittura è nitida e accattivante, arricchita da ambientazioni affettuose e dialoghi così vivaci e spontanei, che, a volte, par di essere proprio là, nella Londra del secondo dopoguerra, tra le operose volontarie che, tra canonica, fiere di beneficienza e iniziative di vario tipo, lavorano per garantire il buon funzionamento della loro parrocchia. Non solo. Si occupano anche e soprattutto dell’affascinante padre Malory, l’attraente pastore anglicano segretamente vagheggiato da tutte loro. Barbara Pym di solito scrive attingendo alla propria esperienza – proprio come Jane Austen, alla quale è spesso stata accostata – perciò certamente le ha incontrate, quelle eccellenti zitelle, ricorda bene il loro piglio allegramente autoritario, ha conosciuto il loro coraggio eroico – e ce ne vuole molto per affrontare con tale buonumore un quotidiano spesso monotono e deludente – ma anche la loro reciproca solidarietà e l’incrollabile fiducia.

Mildred è una di loro. Non più giovane, non ha ancora segretamente abbandonato la speranza di trovare quel marito del quale pare che ogni donna abbia bisogno per accedere alla versione migliore di sé. E non importa se il suo vecchio amico William nel corso della loro cena annuale le dice:

Ti ho sempre creduta così equilibrata e assennata, una donna davvero eccellente. Mi auguro che tu non stia pensando al matrimonio.

Certo, bisogna accontentarsi. Sono uomini deludenti, quelli che le capita di avere intorno, non sanno cogliere la seduzione sprigionata dalla nuova aria primaverile, quell’atmosfera di rinascita che inebria più di un buon vino.

Mentre mi affrettavo verso il solito ristorante di Soho, dove lui era di casa, mi venne da pensare che William non era la persona più indicata con cui pranzare in una fresca giornata di primavera. L’ovvia scelta non sarebbe stata quella di un uomo incantevole e romantico? Il cielo blu marezzato da fugaci e spumeggianti nuvole bianche, la leggera brezza pungente, gli allegri cappellini colorati delle donne, la mimosa nei chioschi dei fiorai… tutto contribuiva a farmi passare la voglia di incontrare William, con le sue preoccupazioni per la salute e il cibo e il gusto da vecchia zitella dispettosa per i pettegolezzi.

Donne eccellenti - Barbara pym
L’autrice Barbara Pym

Né sanno apprezzare le novità, i rigeneranti cambiamenti che la primavera porta con sé:

‘Sei diversa oggi’, disse lui con disapprovazione. ‘Spero non sia per colpa del Nuits St Georges’

‘Sai che non sono abituata a bere vino, soprattutto a mezzogiorno’, risposi io. ‘Comunque ogni tanto essere diversi fa piacere’

‘Non sono d’accordo. Mi hanno trasferito in un nuovo ufficio e non mi piace per niente. Sul davanzale si posano dei piccioni che non conosco.’

Mildred che racconta in prima persona – ed è questo l’unico caso nella produzione di Pym, che forse la considera il suo alter ego – si descrive come una donna banale, senza attrattive e senza originalità. Ognuno, afferma, può trovare la sua felicità solo rimanendo correttamente al proprio posto, senza aspettarsi nulla, perché il godimento della felicità presuppone una serena accettazione di quanto la vita e le circostanze riservano. Nessuna concessione, quindi, all’amarezza o alla delusione. Né alle sterili lamentele.

Dopotutto la vita per molte di noi era fatta di cose così: spiacevoli contrattempi in luogo di grandi tragedie e inutili rimpianti in luogo delle grandi rinunce e delle tragiche passioni di cui sono ricchi la storia e i romanzi.

In una parola, impara ad amare ciò che sei e ciò che hai e dimentica tutto il resto. Non facilissimo. Certo. Una mediocre filosofia di vita. Forse, ma somiglia molto a quella che da sempre predicano i sapienti di ogni fede. E ne dicono meraviglie. Secondo loro sarebbe quello il segreto che ci permetterebbe di attraversare la vita a passo di danza. Con quella levità di spirito che tocca in sorte soltanto ai più fortunati. Oppure ai più saggi,

Levità, non leggerezza, naturalmente.

Posso forse aver dato l’impressione che Donne eccellenti sia un libro impegnativo o noioso. Ribadisco invece che si tratta di una commedia brillante, allegra, estremamente divertente, che si muove non solo intorno alle vicende della saggia Mildred, ma anche a quelle dei suoi nuovi trasgressivi vicini, attraverso i quali riceve un assaggio di ciò che è la vita vera, quella che graffia e porta scompiglio, e che va ben oltre i candidi, irreprensibili pensieri che Mildred sembra imporre a se stessa. Anzi, l’ufficiale di Marina Rocky Napier, che ha prestato servizio in Italia come intrattenitore di ausiliare nella villa di un certo maresciallo, riesce addirittura a turbarla. E poi leggiamo della società di Antropologia e dell’imperiale dell’autobus diretto a Piccadilly e dell’avvenente signora Gray, già vedova di un religioso e ora impegnata a conquistare padre Malory, e poi della cara, irritante Dora e di sorella Blatt e di molti altri personaggi, tutti portatori sani di una invidiabile ironia tipicamente british. Forse è questa la dote che, dopo una guerra disastrosa, li aiuta ora a ricostruire non solo le case e le città, ma anche il cuore e la mente di chi è sopravvissuto. Un mattone dopo l’altro con fiducia e buona volontà. Ognuno sostenuto, naturalmente, da tante buone tazze di tè:

Ora mi rendevo conto che spesso per la gente bere serviva a nascondere l’imbarazzo. Quante pesanti cerimonie religiose avrebbero potuto essere rallegrate da un fiasco di vino! Ma persone come noi dovevano contare solo sul tè e mi sembrava che ci meritassimo una lode, se riuscivamo a funzionare con uno stimolante tanto innocuo.

Barbara Pym nacque nel 1913 e morì, nubile, nel 1980. Passò parte della guerra all’ufficio censura della corrispondenza con l’estero, e parte in divisa di ausiliaria; per un certo periodo fu di stanza a Napoli. In seguito lavorò all’International African Institute, fra l’altro come redattrice del giornale antropologico “Africa”, grazie al quale sviluppò conoscenze antropologiche che poi si sarebbero riversate in alcune delle sue storie. Nel ’55, in occasione dell’uscita di Un po’ meno che angeli, il romanzo dove i protagonisti sono in larga parte linguisti ed etnografi, Barbara Pym affermò in un’intervista: “Mi sembra giusto che gli antropologi, che passano il loro tempo a studiare vita e costumi di altri popoli, siano a loro volta studiati“.

Scrisse dieci romanzi, sei dei quali uscirono fra il 1950 e il 1961. Seguì un lungo intervallo durante il quale i suoi libri vennero ignorati dall’editoria, che tornò ad occuparsene soltanto 1977. Il romanzo con il quale, proprio nel 1977, Barbara Pym tornò sul mercato, Quartetto in autunno, ricevette una nomination per il Booker Prize. Anche The Sweet Dove Died, in precedenza rifiutato più volte, venne finalmente pubblicato, incontrando grande favore da parte della critica. Gli ultimi romanzi, benché scritti tra gli anni trenta e gli anni settanta, uscirono postumi.

Donne eccellenti - copertina

DONNE ECCELLENTI

Barbara Pym
Astoria Edizioni

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