E allora siamo andati via

E allora siamo andati via nella recensione di Gilda Bicêtre

70 anni dopo Mentre morivo dell’immenso Faulkner, Michael Kimball, classe 1967, ci propone E allora siamo andati via: un romanzo con una trama e un’architettura molto simile.

A essere radicalmente diversa è, però, la lingua usata, come pure ha tutt’altri fini il messaggio che l’autore vuole veicolare.

Un bambino muore.

La sua famiglia, composta da mamma, papà, un fratellino e una sorellina, trasporta il piccolo cadavere lontano dal luogo che l’ha visto nascere e, per pochi troppi anni, crescere.

Tutto viene abbandonato: casa, lavoro, amici e parenti.

Viaggiano su un’automobile, stipata di tutti i loro averi.

Piano, piano i soldi finiscono e, per proseguire il cammino senza meta, iniziano a vendere ciò che posseggono.

A ogni tappa si spogliano d’un loro bene: l’orologio del capofamiglia, i giocatoli dei due bambini, i gioielli della mamma gli abiti non strettamente necessari.

Ciò che cedono, ovviamente, non è solo l’oggetto, ma il ricordo a esso legato come se, così facendo, volessero liberarsi della propria identità e non essere più quei genitori che hanno perso un figlio, quei ragazzini il cui fratello è morto.

Ne risente anche il paesaggio, tutto intento a desolarsi in comune accordo con l’automobile che lo percorre.

A narrare sono le voci dei fratelli superstiti che si modulano in toni cantilenanti, ottimi per sottolineare le tetre e metafisiche architetture dei territori e delle scarne città che incontrano.

Inoltre i bambini, a causa dell’ingenuità che impedisce loro di vedere la realtà dei fatti, sono per antonomasia narratori inaffidabili, artificio letterario particolarmente adatto a rendere incerte e rarefatte le atmosfere di quanto raccontato.

Ed è proprio così che ci appare la loro personale America tanto sgomenta e alienante da apparirci come un sinistro non-luogo.

Il nero d’un alto contrasto, infatti, domina E allora siamo andati via: la bara del piccolo, l’automobile, gli abiti, la linea d’un orizzonte che nessuno vuole raggiungere.

Durante il viaggio prendono vita i contadini di Grant Wood, gli aratri di Alexander Hogue o gli operai di Philip Evergood.

Anche se il lavoro di Kimball non può essere paragonato alla genialità che guida la penna di Faulkner, è comunque un’opera elegante, capace di tenere ben desta l’attenzione del lettore.

Non dimentichiamo, poi, che si tratta del suo primo romanzo, cui sono seguite ottime prove.

Con molto rammarico, allora, ma senza meraviglia, dobbiamo notare che le opere successive di quest’autore non sono state pubblicate in Italia.

Big Ray, unica eccezione, è edito dalla piccola e nobilissima PIDGIN.

Eppure in patria, come in gran parte del mondo, critica e colleghi molto ammirano questo scrittore.

Già vincitore di prestigiosi premi quali il Boswell/ Johnson e il  Lidano Fiction, Kimball, ha conquistato autori del calibro di Sam Lipsyte e Jon McGregor.

Restiamo in attesa di altre traduzioni.

E allora siamo andati via - Allan Grant - La moglie e il figlio di Lee Harvey Oswald
Allan Grant – La moglie e il figlio di Lee Harvey Oswald

P.S.: Piccola nota per gli amanti dell’arte fotografica.

La scelta operata dall’Adelphi per la grafica di copertina, è molto felice, vi possiamo ammirare, infatti, una fotografia di Allan Grant.

Grant, durante la sua lunga carriera, ha lavorato molti anni per Life, regalandoci splendidi ritratti dei divi anni ’50/’60: da Frank Sinatra a Audrey Hepburn, da Marylin Monroe alla nostra Anna Maria Pierangeli.

Resta però famoso un suo splendido reportage sulla famiglia di Lee Harvey Oswald, l’assassino di Kennedy.

Notevole anche la documentazione fotografica riguardante gli esperimenti atomici in Nevada.

Una carriera, quindi, che ha sempre oscillato tra il mondo leggero, sognante dello spettacolo e le cronache più dure degli Stati Uniti.

Una dicotomia che ben rappresenta E allora siamo andati via.

La visione dei bambini, con le loro irrilevanti preoccupazioni, si pone in netto contrasto con i desolanti paesaggi intenti a modellare volti e sguardi dei tanti personaggi incontrati.

E allora siamo andati via

E ALLORA SIAMO ANDATI VIA

Michael Kimball
Edizioni Adelphi

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