Églantine

Églantine

Églantine è un romanzo dalla trama apparentemente semplice.

Pubblicato nel 1927 fa parte della serie sulla famiglia Fontranges. La protagonista, Églantine, è una giovanissima donna, appena vent’anni, innamorata di due uomini di sessant’anni che, al suo confronto, si potrebbero definire “vecchi”…

L’età esercitava su di lei la stessa attrattiva che su altri la forza e la bellezza. In cospetto di un giorno che stava per raggiungere le venti ore, di un uomo che stava per compiere sessanta anni, ella sentiva scaturire in sé una soluzione speciale che non era né l’amicizia, né l’amore, ma una sorta di adorazione.

Églantine - Jean Giraudoux
L’autore Jean Giraudoux in una foto del 1927

Due uomini completamente diversi, tanto da apparire opposti, ma in realtà assolutamente complementari.

Da un lato c’è l’aristocratico Fontranges, immerso in una realtà quasi cristallizzata fatta di cani da caccia e cavalli, e dall’altro il ricco Mosè, che è passato nella vita ricoprendo di gioielli tutte le donne di cui si è innamorato negli anni, dimenticando più in fretta quelle cui aveva fatto i regali più costosi…

Fontranges ed Églantine si osservano nel sonno, dando vita alle pagine più delicate di questa storia. Il loro scrutarsi prende le sembianze di una danza dai tratti superbamente romantici, un gioco che li porterà a non incontrarsi mai veramente e addirittura a sfuggire ogni possibile occasione di incrociarsi, pur vivendo nella stessa casa.

Eglantine, sempre davanti allo specchio, cercava invano di cambiare il suo viso in un viso estraneo, si chiedeva quale intesa, celata a lei stessa, sussistesse, nonostante tutto, fra lei e la sua immagine, s’allontanava indietreggiando per veder la lunghezza di quel filo, urtava un vaso, lo riafferrava. Fontranges fremette. Era un vaso di Sèvres, dato agli Chamontin da Napoleone Bonaparte, e a Fontranges da Napoleone Chamontin. Tutti quegli oggetti offerti da mediocri intermediari, ma provenienti da una storia illustre, furono sfiorati da un paio d’occhi e da una mano che non risparmiavano che Fontranges, ma egli sentiva che la ragione dell’attrattiva loro, la condizione di quegli spassi era la sua presenza. Non era la prima volta che Eglantine, durante le vacanze, entrava in quella camera, e in ore in cui tutto poteva aprire, toccare. Quella mattina soltanto, perché Fontranges era presente, venuta senza le chiuse dell’alba in quella penombra, essa soppesava ogni ninnolo storico, applicando sulla sua carne anche il sigillo di Filippo-Augusto, accarezzandosi la guancia col tasso di Luigi XVI. Non avrebbe fatto di più, vedendo un giovinotto addormentato. Fontranges ne era tocco, oppresso: tossì. Allora Eglantine, per fuggire, si precipitò verso la finestra, aprì le tende e scomparve dalla porta.

Quando Églantine si ammalerà, sarà Fontranges a donarle segretamente il sangue, creando un legame forte e indissolubile, quasi primordiale e animalesco.

Mosè ed Églantine, invece, si incontrano davvero, tutto passa su un piano più materiale: lui le regala gioielli, pur avendo apprezzato in lei, fin dal primo istante, la totale assenza di monili ad adornare una figura già preziosa senza dover aggiungere nulla.

Mosè per la prima volta in vita sua aveva l’impressione non già di quegli incontri su di un piano orizzontale che son fatti degli uomini, d’uno di quegli urti faccia a faccia tra esseri inchiodati al suolo e lanciati l’uno sull’altro per la fatalità, ma d’un incontro assai più raro, verticale con un essere di altra statura e di diversa densità.

Mosè conduce Églantine nel bel mondo e con lei si sente rinvigorito, ma quando lascia Parigi per un breve soggiorno all’estero, Églantine ritrova Fontranges, si introduce con delicatezza nella sua vita e inizia con lui un’esistenza dolce, più discreta, ma incentrata sull’amore.

Églantine incarna una figura di giovane donna che attraversa l’intera storia con autentico e ingenuo candore misto ad una purezza quasi abbagliante, ma più complessa di quanto possa sembrare a prima vista.

Mai Mosè aveva incontrato un essere così diritto, attaccato al suo Zenit da una corda così esattamente misurata. Poco più e i suoi piedi non toccavano terra. Dopo di lei tutti gli altri mortali gli apparivano mossi, come i personaggi del Guignol, da mani pesanti venute di su la terra e agitantili dal basso, lasciando cadere delle masse flosce di indumenti e di carne, quando esse si ritiravano. Ma Eglantine si agitava intorno a un filo teso. La sua ombra attorno a lei era così precisa e fine come l’ombra su di un quadrante solare. A nessun essere umano, come a Eglantine al sole, si poteva veder nitidamente l’ora, il tempo. Mai la mano della menzogna, della bassezza, dell’ipocrisia s’era insinuata sotto le sue spoglie.

Églantine - edizione Vitagliano
L’edizione di Vitagliano del 1928

Giraudoux indugia sui contrasti, si sofferma sugli opposti, tratta in questo scritto di giovinezza e vecchiaia, bellezza e bruttezza, gioia e malinconia, insomma tutto quanto abbia a che fare con la vita e la felicità dell’uomo, riuscendo in questo intento anche grazie al suo stile elegante e ricercato.

Jean Giraudoux (Bellac, Haute Vienne, 1882-Parigi 1944), autore drammatico e commediografo francese, è il secondo figlio di un impiegato provinciale del dipartimento autostradale e di una madre dall’indole riservata e gentile dotata di una naturale propensione per la scrittura.

Studia a Parigi e a Monaco di Baviera e svolge vari incarichi culturali a livello internazionale.

Scrittore dal gusto razionale, si rivelò, prima che nei suoi drammi teatrali basati su ironia e studiata parodia, in delicatissime prose volte ad una equilibrata ricerca, come, ad esempio, Letture per un’ombra del 1917.

Di straordinaria sottigliezza e raffinatezza è lo studio compiuto da Giraudoux sull’animo femminile, caratterizzato da soavi intuizioni che presentano immagini settecentesche eppure si accostano in modo straordinario all’ironia dei romantici tedeschi, a lui tanto familiari.

Al cinema il nostro ha dato, fra l’altro, i dialoghi di Les anges du péché (La conversa di Belfort, 1943) per la regia di Robert Bresson.

In Giraudoux gli elementi caratterizzati dal predominio dei valori della ragione sono fusi nella sua leggiadra, mesta e toccante riflessione sulla vita degli uomini, e danno un nitore assimilabile ai classici, per forma e composizione, agli argomenti a volte sentimentali da lui trattati sempre con profonda autenticità.

Devo purtroppo dirvi che questo romanzo non è più edito in versione cartacea da molto tempo, ma nei mercatini dell’usato (anche virtuali) potrete certamente reperirlo e in rete si trovano molte versioni e-book, tra cui vi segnalo quella presente nel MondadoriStore.

Églantine - Copertina

ÉGLANTINE

Jean Giraudoux
Edizioni Vitagliano

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