Fahrenheit 451

Immaginiamo un mondo nel quale il pensiero articolato e complesso – che implica riflessioni e domande – sia quasi scomparso, nel quale ogni momento libero dal lavoro sia occupato da azioni fisiche, sportive oppure intrattenimento televisivo. In questa realtà, nella quale le automobili sfrecciano a velocità inaudite e non ci sono momenti liberi per respirare il profumo dell’erba o alzare gli occhi per ammirare la volta del cielo, non deve esserci spazio, né tempo, neppure per l’infelicità.

I libri fanno pensare, ci portano a latitudini fisiche del ragionamento lontanissime dalle nostre, forse con sé recano anche rimpianti, sogni, desideri, malinconie. Per ovviare a questo problema ci sono le caserme dei pompieri, le quali hanno il compito di spegnere il fuoco delle idee attraverso il fuoco della distruzione.

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury
Ray Bradbury, Miami Book Fair International, 1990 (foto di MDCarchives)

Del meraviglioso e celebre romanzo Fahrenheit 451 dello statunitense Ray Bradbury è questa la fotografia che più è rimasta nell’immaginario collettivo: la pila di libri ammonticchiata nel cortile o nell’atrio di una casa mentre si alza un rogo alto, fatto di fiamme e fumo. La scena che vede i pompieri azionare i loro lanciafiamme è così vivida anche grazie al fatto che il regista François Truffaut trasformò, molto felicemente, il libro di Bradbury nel film omonimo nel 1966, 13 anni dopo la sua pubblicazione. Ne fece un resoconto fedele, aggiungendoci un pizzico di romanticismo in più e qualche fatto in meno, per esigenze di copione.

Era infatti il 1953 quando il libro di fantascienza Fahrenheit 451 fu pubblicato per la prima volta. Siamo all’inizio della Guerra Fredda. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale e dopo le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, la Commissione per le attività anti-americane, nata nel 1938 per investigare sui cittadini che fossero collegati ai comunisti, tenne delle udienze per indagare su presunte influenze del comunismo nelle produzioni di film a Hollywood. Questa interferenza del governo in affari artistici e creativi colpì molto lo scrittore Ray Bradbury, il quale in una notte del tardo 1949 incontrò un poliziotto che lo avrebbe ispirato per la stesura di una breve storia, The Pedestrian, che sarebbe dapprima diventata The Fireman e poi Fahrenheit 451.

Il titolo del romanzo si riferisce a quella che Bradbury riteneva essere la temperatura a cui brucia la carta, anche se in realtà la temperatura varia a seconda dello spessore della carta stessa.

Fahrenheit 451 narra le vicende del pompiere Guy Montag che ha il compito, apparentemente semplice e anche giusto, di scovare nelle case dei cittadini i libri detenuti illegalmente e bruciarli. Qualcosa nella coscienza di Montag si riscuote quando assiste all’indelebile scena di una donna anziana che si lascia ardere viva insieme ai suoi libri. Ma soprattutto quando incontra la giovane vicina di casa, un’adolescente piena di gentilezza, curiosità ed attenzione per tutto ciò che la circonda. Una notte la moglie di Montag, che trascorre il tempo fra i giganteschi schermi televisivi di casa e le vuote chiacchiere con le amiche, quando non corre in auto a travolgere cani e conigli solo per il gusto di farlo, assume una dose massiccia di barbiturici rischiando la morte. Montag realizza, per gradi, che nel suo modo di vivere e nella società di cui fa parte c’è qualcosa di malato e incoerente.

La vacuità di quell’esistenza trascinata senza pensiero e priva di cultura non tiene lontana l’infelicità, ma anestetizza le persone, rendendole cieche, passive e desiderose di morte. I ragazzi si organizzano in scorribande assassine, solo per passare il tempo, il numero dei suicidi aumenta.  Dopo il capitolo – magnifico – del confronto con Beatty, l’astuto ed erudito capo dei pompieri, il quale legge i libri ma solo per saper ragionare e rispondere a tono ad ogni obiezione, plasmando la realtà a suo piacimento (ha pronta una citazione letteraria per tutto), un avvenimento terribile si abbatterà sulla popolazione incapace di capire e reagire, mutando per sempre la vita di Montag e di ogni altro personaggio.

Fahrenheit 451 - Rogo dei libri - Berlino
Rogo dei libri – Berlino 10 maggio 1933

Il romanzo di Bradbury affronta il tema importante della manipolazione delle informazioni da parte dei media e del controllo della società, ricalcando Aldous Huxley: Il mondo nuovo, pubblicato nel 1932. Inoltre presenta numerose analogie con 1984 di George Orwell: in entrambe le storie è presente la spinta verso la delazione, che nel romanzo di Orwell è inculcata fin da bambini e spacciata per una pratica utile e positiva. Nel mondo distopico di Fahrenheit 451 la televisione diventa l’unico mezzo di comunicazione educativo e obbligatorio, al punto che non si può spegnerla in nessun caso; in questo modo i cittadini non si rendono conto di essere abbrutiti e impoveriti, sia economicamente che spiritualmente e sopravvivono in un limbo fatto di false convinzioni e certezze omologate.

Fahrenheit 451 non è un romanzo che tratta il tema di quanto sia importante la cultura o lo siano i libri, i quali sono solo meri oggetti e strumenti, simboli – e non è grazie ad essi che il protagonista di risveglia dal sonno della ragione – ma parla dell’affrancamento dalla paura, dell’importanza del libero pensiero, della libertà di informazione, della comunicazione – reale ed empatica– tra esseri umani. La grandezza dell’opera sta nelle decine di chiavi di lettura che ognuno può darvi e al contempo nel suo messaggio assoluto ed eterno, pericolosamente attuale: la privazione della libertà può avvenire attraverso la distorsione del pensiero, a piccoli passi, fino al suo azzeramento. Non è grazie a un libro che ci salveremo, solo gli esseri umani, diventati libri viventi, possono prendere in mano il proprio destino, formando una vera collettività, aiutandosi gli uni con gli altri, senza mai dimenticarsi chi sono e cosa sono stati.

Fahrenheit 451 - Copertina

FAHRENHEIT 451

Ray Bradbury
Editore Mondadori

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