Fontamara

Fontamara

Fontamara è un romanzo che si lascia leggere d’un fiato… una volta iniziato vi troverete immersi in uno scenario di vie anguste popolate dagli sguardi sfuggenti delle donne alle finestre, piazze grandi quanto un francobollo e paesaggi aspri ingrigiti da una nebbia sottile.

La storia si svolge nel 1929, nei primi anni della dittatura fascista. Fontamara è un immaginario paesino della Marsica, regione Abruzzese al confine con il Lazio, che potrebbe essere un qualunque paese della provincia Aquilana dell’epoca o addirittura essere considerato il simbolo della vita contadina in qualsiasi parte del mondo. I problemi e i soprusi cui sono sottoposti i contadini, infatti, sono gli stessi a qualunque latitudine ci si trovi e, come ben sintetizza lo stesso Ignazio Silone, i “cafoni” (termine che l’autore usa in una accezione assolutamente positiva) parlano tutti la stessa lingua:

In gioventù sono stato in Argentina, nella Pampa; parlavo con cafoni di tutte le razze, dagli spagnuoli agl’indii, e ci capivamo come se fossimo stati a Fontamara; ma con un italiano che veniva dalla città, ogni domenica, mandato dal consolato, parlavamo e non ci capivamo; anzi, spesso capivamo il contrario di quello che ci diceva. Lì, nella nostra fazenda, c’era perfino un portoghese sordomuto, un peone, un cafone di laggiù: ebbene, ci capivamo senza parlare. Ma con quell’italiano del consolato non c’erano cristi.

E ancora:

Allo stesso modo, i contadini poveri, gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i fellahin i coolies i peones i mugic i cafoni, si somigliano in tutti i paesi del mondo; sono, sulla faccia della terra, nazione a sé, razza a sé, chiesa a sé; eppure non si sono ancora visti due poveri in tutto identici.

Ci troviamo di fronte ad una storia di sopraffazioni e abusi perpetrati ai danni di una popolazione condannata dall’ignoranza a non poter migliorare le proprie condizioni di vita, rimanendo immobile nella sua miseria.

Fontamara - Ignazio Silone
L’autore Ignazio Silone negli anni Venti.

Tutto ha inizio quando il Cav. Pelino, con l’inganno, induce gli uomini di Fontamara a firmare una fantomatica petizione in bianco. Il paese si ritroverà, dopo essere già stato privato dell’elettricità e sommerso dalle tasse, a dover fronteggiare una situazione ancora più grave e angosciante: il ruscello, unica fonte di acqua per l’irrigazione dei campi dei Fontamaresi, viene deviato verso i possedimenti dell’Impresario, personaggio che racchiude in sé tutte le caratteristiche più abbiette che si possano attribuire ai potenti. Uomo senza scrupoli e colluso con il regime, ottiene la carica di Podestà e diventa di fatto il padrone di Fontamara.

L’ingenuità dei Fontamaresi li porterà ad adoperarsi in ogni modo possibile pur di porre rimedio all’evidente sopruso di cui sono stati vittime. Vedremo allora le donne di Fontamara recarsi dall’Impresario a cercare una giustizia che si può dire scomparsa in tutta l’Italia dell’epoca. Seguiremo questa improbabile brigata lungo una marcia di chilometri sotto un sole cocente, nella polvere delle strade sterrate. Le poverette verranno rimbalzate da un funzionario all’altro ottenendo solo umiliazione e scherno.

“Dov’è il vostro padrone? Deve farci giustizia”

“Giustizia? Ah, ah, ah. Quanto costa al chilo la giustizia?”

La giustizia, nell’Italia fascista, è purtroppo un valore inesistente, abolita dalle stesse figure che dovrebbero amministrarla. Troviamo allora autorità come l’Impresario, uomini di giustizia come l’Avvocato Don Circostanza, ricchi proprietari terrieri come Don Carlo Magna, il farmacista, le forze dell’ordine e persino uomini di Chiesa come Don Abbacchio in una girandola di collusione e concussione che stringe in una morsa i poveri Fontamaresi.

Elemento essenziale che pervade tutto il racconto è, però, quello che potremmo definire il “tranello della parola”.

Le donne di Fontamara vengono idealmente prese per mano da Don Circostanza, detto anche l’Amico del Popolo, che giunge a “strappare” all’Impresario un accordo vantaggioso per i cafoni:

“Queste donne pretendono che la metà del ruscello non basta per irrigare le loro terre. Esse vogliono più della metà, almeno così credo di interpretare i loro desideri. Esiste perciò un solo accomodamento possibile. Bisogna lasciare al podestà i tre quarti dell’acqua del ruscello e i tre quarti dell’acqua che resta saranno per i Fontamaresi. Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè, un po’ di più della metà. Capisco” aggiunse don Circostanza “che la mia proposta danneggia enormemente il podestà, ma io faccio appello al suo buon cuore di filantropo e di benefattore.” Gli invitati, riavutasi dalla paura, si misero attorno all’Impresario per supplicarlo di sacrificarsi in nostro favore. Dopo essersi fatto pregare, l’Impresario finalmente cedette.

Fontamara - Pescina
Una veduta di Pescina, città natale di Ignazio Silone. Foto di RaBoe su licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

I cafoni analfabeti sono di nuovo ingannati e proprio da chi si fa vanto di proteggerli. Avverrà lo stesso in seguito, quando Don Circostanza, per calmare gli animi dei Fontamaresi pronti alla rivolta, intercederà ancora per loro affinché la divisione dell’acqua ottenuta in precedenza non sia vigente per cinquant’anni, come richiesto dall’Impresario, ma “solo” per dieci lustri…

Silone ci mostra in modo chiaro quanto la parola sia uno strumento di potere, un’arma che può essere usata dai potenti per piegare i poveri ed esercitare i soprusi ammantandoli di un’aura di legittimità.

Dopo il furto dell’acqua continuano inganni e ingiustizie. Le guardie armate esercitano la forza sui miseri Fontamaresi, li illudono e li umiliano, eppure i cafoni non si danno per vinti e cercano di tenere testa ai potenti, non per ideali di rivoluzione come credono le autorità, ma solo per riprendersi ciò che spetta loro di diritto. Lottano con una ingenuità spontanea e limpida che nel lettore può suscitare un sorriso seppure amaro, proprio come nei cittadini che si trovano di fronte ai cafoni.

Silone modella i Fontamaresi con pennellate precise e incisive. Ce li presenta come un esercito in marcia, una mandria stanca di subire il peso del giogo. Sono persone semplici e buone che vivono per il proprio lavoro, unico simbolo della loro dignità. Possiedono il candore e la purezza dei piccoli e la loro unica pretesa è potersi guadagnare il pane senza dover vedere i propri miseri guadagni erosi da tasse sempre nuove.

I cafoni di Fontamara sono un coro di voci passionali e toccanti che ci coinvolgono in un turbine di tenerezza, simpatia e pena nei loro confronti.

Fontamara ci accompagna in un passato non troppo remoto, mostrandoci com’era davvero l’Italia all’epoca del fascismo, quando ciascun Italiano era in bilico tra la possibilità di essere vittima o carnefice. Da queste pagine trasuda un messaggio forte: Silone ci esorta a indignarci di fronte a qualunque tipo di prevaricazione.

Ignazio Silone, pseudonimo e poi, dagli anni sessanta, anche nome legale di Secondo Tranquilli (Pescina 1900 – Ginevra 1978), aveva solo trent’anni quando scrisse questo romanzo eppure ha tracciato in maniera puntuale la complessità della società dell’epoca e di una intera popolazione.

Fontamara - Pizzo Deta
Pizzo Deta, seconda cima più elevata della catena dei monti Ernici. Foto di Marica Massaro su licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Stimatissimo da uomini del calibro di Bertrand Russell, Thomas Mann, o Stefan Zweig, fu candidato per dieci volte al premio Nobel. Uno dei suoi vincitori, Albert Camus,  ebbe a dire:

A meritare il Nobel era Silone. Silone parla a tutta l’Europa.

Ignazio Silone è un autore purtroppo quasi dimenticato in patria, ma considerato all’estero uno dei più grandi della letteratura Europea. La sua scrittura risulta gradevole e avvincente e le sue opere non hanno perso la loro attualità.

Fontamara, libro che ho letto molte volte e che serbo nel cuore, come tutta la produzione di Ignazio Silone, è uno dei lavori più noti. La mia speranza è che questo grande autore possa essere finalmente riscoperto dall’editoria Italiana, proprio per la freschezza della sua voce e l’inestimabile valore dei suoi scritti.

Fontamara - Copertina

FONTAMARA

Ignazio Silone
Edizioni Mondadori

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