Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce di Federica Seneghini è, innanzitutto, un bel romanzo sull’amicizia, una storia corale che segue il filo aggrovigliato di una passione sportiva, quella per il calcio, da parte di un indomito gruppo di ragazze, un filo che si dipana celere, seguendo le piroette di una palla, le corse senza fiato di giovani donne, il lento precipitare di granelli di polvere sollevatesi sulla spinta di un sogno.

Giovinette è il racconto della vita, delle emozioni, del desiderio di emergere, dei sogni accarezzati e poi infranti di coloro che, a tutti gli effetti, furono le pioniere del calcio femminile in un’Italia di quasi un secolo fa, dominata dal regime fascista, stretta tra uno strisciante bigottismo e un inveterato maschilismo.

Oggi il calcio femminile in Italia è una realtà consolidata, un fenomeno in costante crescita in termini di praticanti e di visibilità mediatica.

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce - Federica Seneghini
L’autrice Federica Seneghini

Si tratta, in vero, di uno sport sempre più praticato, tanto che negli ultimi dodici anni il numero delle tesserate è aumentato del 65% ma anche sempre più presente nei palinsesti delle maggiori reti sportive italiane, convinte, anche, dall’inatteso successo televisivo degli ultimi mondiali di calcio femminili, nel giugno del 2019.

Ma c’è stato un tempo in cui per le donne giocare a calcio in Italia non era un semplice gioco, ma, al contrario, un rischio, una sfida all’ordine costituito, un oltraggio a delle ferree regole morali che limitavano, se non vietavano, di fatto, a delle ragazze di praticare il football, perché nell’Italia fascista il calcio era ritenuto uno sport del tutto inadatto alle donne.

Le giovinette di Federica Seneghini, già dal sottotitolo, le calciatrici che sfidarono il Duce, racconta la pugnace lotta che un gruppo sparuto di ragazze intraprese solo per inseguire il desiderio di giocare al calcio, un’illusione all’epoca, un’ambizione, per fortuna ai giorni d’oggi, del tutto naturale.

A scrivere questo romanzo, edito da Solferino, in cui, però, tutto è assolutamente vero, persino il nome di molte protagoniste, è stata Federica Seneghini, giornalista del “Corriere della Sera”, capo della squadra social del quotidiano milanese, una laurea in Lettere moderne a Bologna e una vita lavorativa, prima di approdare al “Corriere della Sera”, in giro per l’Europa, tra l’Inghilterra, la Scozia, Barcellona e, persino, la lontana Finlandia.

Un libro nato a seguito dell’incontro con la signora Grazia Barcellona, la nipote di una delle protagoniste del libro, una donna che, a dispetto dei suoi 91 anni, ricordava ancora molto bene la genesi di quel sogno, l’impresa delle zie e della mamma, che di quella squadra era la commissaria tecnica.

La vicenda narrata dalla Seneghini inizia in un’afosa Milano del 1932, in un comune parco cittadino, quando un pallone, maldestramente tirato da un ragazzino, intento a giocare a calcio con altri suoi amici, finisce accanto a una panchina dove siede un gruppo di ragazze.

Fu un attimo. Rosetta lo raccolse, si scostò un po’ la gonna e glielo rispedì indietro con un tiro forte e preciso.

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce
Le giovani calciatrici Milanesi durante un allenamento nel 1933.

Quel tiro improvvisamente calciato da Rosetta Boccalini, (che in seguito dopo lo scioglimento del Gruppo calciatrici milanesi giocò a lungo a pallacanestro, laureandosi per tre volte campione d’Italia con la maglia dell’Ambrosiana) è l’inizio di tutto, l’incipit di una grande avventura, quello di un gruppo di amiche che nell’Italia degli anni Trenta coltivano il sogno di diventare calciatrici, di fondare, in un Paese che ritiene che il gioco del calcio sia uno sport non per signorine, una squadra femminile, con tanto di nome, Gruppo calciatrici milanesi, la prima, magari di tante altre, il primo sasso lanciato in uno stagno con la follia della gioventù.

E allora Rosetta, Marta, Ninì, Grazia e le altre ragazze iniziano a metterci impegno, si vedono al parco e poi su un campetto per allenarsi, per imparare i primi rudimentali schemi ma anche per decidere i colori della futura maglietta, che saranno identici a quelli dell’amata Internazionale, un nome che nell’Italia del Ventennio è ritenuto troppo comunista e per questo trasformato nel più accettabile Ambrosiana, una denominazione che, però, al netto dei desiderata di Mussolini, non sostituirà mai, nei cuori dei tifosi interisti, quello storico, quello dell’Internazionale, anzi meglio, quello dell’Inter.

Con una prosa scorrevole, Seneghini ci racconta la nascita di questo sogno ma anche i primi ostacoli che quelle ragazze trovano lungo un percorso che, giorno dopo giorno, si fa più accidentato, contorto, pericoloso, sempre più in salita.

Perché quella avventura, che sembrava destinata a consumarsi nel tempo rapido di una calda estate, ai primi refoli autunnali, con i rigori dell’inverno, non solo non si affievolisce ma si rafforza.

Quelle ragazze si convincono che possono farcela, nonostante degli stereotipi duri da sconfiggere, sebbene il football, quel gioco importato dall’Inghilterra e presto ribattezzato dal regime “calcio” «per fingerne una sana origine italiana» sia declinato ancora soltanto al maschile.

Il sogno di una manciata di ragazze di diventare calciatrici professioniste rapidamente assume i contorni di una bellissima e affascinante realtà.

A quelle ragazze non basta più giocare a pallone in un parco, fantasticano di poterlo fare, in un domani prossimo, in un vero stadio, magari davanti a un pubblico vero, come avviene per i “colleghi” maschi, per i quali gli italiani tanto impazziscono.

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce - Le tre sorelle Lodigiane
Gina, Marta e Rosetta Boccalini, le tre sorelle Lodigiane da cui tutto ha avuto inizio.

Rosetta, Marta, Ninì, Grazia e le altre si chiedono perché il gioco del calcio che appassiona così tanto le folle sportive non sia coltivato anche dalle donne; perché non sia possibile fondare anche in Italia, sulla falsariga di quanto accade in Francia o in Inghilterra, delle squadre femminili; perché le giovani italiane, che già fanno sport quali l’atletica leggera, la pallacanestro, il nuoto e molti altri, non possano, anche, praticare il calcio.

La risposta, purtroppo, è semplice e disarmante al tempo stesso e tutta contenuta nell’aberrante frase già comparsa sul giornale Lo Sport Fascista nel dicembre del 1931: «se c’è uno sport che la donna non dovrebbe praticare, esso è proprio il giuoco del calcio.»

Una considerazione non certo isolata ma sposata da buona parte della stampa e dell’opinione pubblica che giudica, senza possibilità d’appello, il calcio femminile come fisicamente inadeguato, persino pericoloso, uno sport che se praticato dalle donne, appare ridicolo, un’idea come scrisse Il Regime Fascista «da far rizzare i capelli.»

La speranza di quel gruppo di ragazze nella Milano di inizio anni Trenta diventa presto rumoroso, facendo parlare di sé, scuotendo coscienze, innervosendo più di qualcuno.

Quelle giovinette sulle prime non immaginavano, di certo, di fare qualcosa contro il regime, di mettere in piedi un’azione politica, pensavano, soltanto, di essere libere di praticare lo sport che volevano, senza sottostare a scelte piovute dall’alto.

Ma si sbagliavano e di grosso.

Uno dei motivi per cui leggere il bel romanzo della Seneghini, completato dall’ottimo saggio dello storico Marco Giani sulla Storia di un pregiudizio e di una lotta, è proprio quello di conoscere una pagina meno nota della storia del nostro Paese, quando un regime, tra le altre cose, soppresse semplicemente la naturale aspirazione di alcune ragazze di diventare delle giocatrici professioniste.

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce - Leandro Arpinati
Leandro Arpinati, politico e dirigente sportivo (1892-1945), in una foto del 1920 (circa)

Seneghini fa luce sul coraggio di un gruppo di ragazze che provarono con tutte le loro forze a difendere quel loro diritto, a spiegare, come scrisse un giornalista sul Secolo Illustrato come la femminilità delle giocatrici non diminuisse tirando dei calci a un pallone, come al calcio femminile non mancassero «le possibilità di successo anche perché presenta nuovi e interessanti lati sportivi.»

Leggendo le pagine del libro di Federica Seneghini, frutto di una ricerca capillare non certo semplice, emerge tutta l’ottusità di un regime, incarnata nella pochezza intellettuale di Achille Starace che, al contrario di Arpinati, fu uno dei più convinti oppositori del calcio femminile.

Per il segretario del Partito Fascista che fu anche presidente del Coni, carica ereditata dall’esautorato Leandro Arpinati, l’Italia, in vista dei Giochi del 1936, che si sarebbero tenuti nella nazista Berlino, «aveva bisogno che anche le donne portassero a casa delle medaglie» ma, per raggiungere quel primato, che avrebbe portato lustro all’intero Paese, «il regime doveva prima fare una cosa: debellare una volta per tutte il calcio femminile.»

Insomma, «o il calcio femminile, o le medaglie», un dilemma oggi di assurda comprensione ma in quegli anni di dirimente attualità.

Come andò a finire è facilmente intuibile, vista l’impari sfida contro il Golia fascista.

Al contrario del racconto biblico, infatti, il David incarnato da quelle giovinette non riuscì a sconfiggere il colosso; la fionda, seppur ben tesa, non scagliò il colpo fatale. Il gigante barcollò più volte ma non cadde, almeno non al cospetto di alcune ragazze che volevano diventare calciatrici.

Troppo forte era in quel momento il regime, troppo indifeso il sogno di quelle ragazze.

La nostra storia la si può conoscere anche attraverso le pagine di un romanzo come quello di Federica Seneghini, a cui va il merito di aver studiato a fondo una pagina meno nota, portando sul palco della ribalta i nomi di alcune ragazze, poi divenute donne, che nell’Italia degli anni Trenta sognarono solo di diventare calciatrici.

Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce

GIOVINETTE. LE CALCIATRICI CHE SFIDARONO IL DUCE

Federica Seneghini
Edizioni Solferino

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