Hitler e Mussolini

Hitler e Mussolini

Hitler e Mussolini sono stati senza ombra di dubbio fra i personaggi storici dello scorso secolo più studiati. I loro profili sono stati letteralmente vivisezionati attraverso una miriade di saggi e biografie. Ma c’è stato un aspetto meno analizzato dagli storici, quello relativo agli incontri fra i due dittatori.

A colmare questo imperdonabile vuoto storiografico ci ha pensato, nel 2013, Pierre Milza con il suo Conversations Hitler-Mussolini per l’editore Libraire Arthème Fayard che, due anni dopo Longanesi, con la traduzione di Giuseppe Maugeri, pubblicò in Italia con il più icastico titolo Hitler e Mussolini.

Alla base della fortuna del libro del grande storico francese c’è innanzitutto la capacità di Milza di raccontare la grande storia con la naturalezza del bravo narratore, una qualità che non tutti gli storici posseggono.

Il volume analizza compiutamente tutti gli incontri intercorsi fra i due dittatori, dal primo, nel giugno 1934, fino all’ultimo, che si tenne a Rastenburg, presso il quartier generale di Hitler il 20 luglio 1944, passando, ovviamente, per altri celebri incontri, come quelli a Monaco, nel settembre del 1938 o a Feltre, in Italia, nel luglio del 1943, pochi giorni prima del fatale 25 luglio.

Hitler e Mussolini a Monaco
Benito Mussolini e Adolf Hitler durante la visita di Mussolini a Monaco il 19 giugno 1940.

Ad aprire la carrellata di questi incontri, che coprirono un arco temporale di dieci anni esatti, fu la visita che Hitler fece a Mussolini nel giugno 1934, in località Stra, a una ventina di chilometri da Venezia.

Si trattò, rispetto ai successivi appuntamenti, di qualcosa di oggettivamente rilevante e non solo perché fu il primo di diciassette incontri ma perché fu anche unico nel suo genere, visto che il confronto fra i due, che in seguito sarà sempre squilibrato a favore di Hitler (celeberrimi i monologhi del leader tedesco che costringevano quello italiano a pochi minuti di parola) vide la netta prevalenza di Mussolini, perfetto anfitrione, una sorta di colosso al cospetto di un quasi spaurito Hitler.

Quella iniziale disparità, come opportunamente evidenziata da Milza nel libro, fu dettata da alcune ragioni, in primis dalla maggiore longevità politica di Mussolini, che era al potere da dodici anni, al contrario di Hitler che guidava la Germania da poco più di un anno ma anche dalla totale ammirazione che il cancelliere tedesco nutriva verso l’omologo italiano, visto come un mentore, un punto di riferimento, un modello da imitare.

La superiorità di Mussolini, che si assottigliò, fino quasi a svanire nei successivi incontri, schiacciata dalla teatralità di Hitler, fu resa ancora più iconicamente dal diverso abbigliamento scelto dai due.

Mussolini indossava un’impeccabile uniforme nera, un fez con la frangia, un pugnale e tutte le decorazioni in bella mostra. Hitler, a cui era stato a lungo richiesto di recarsi a Venezia in abiti civili, portava un impermeabile striminzito, color beige-grigio chiaro, su un completo composto da un tight nero e da pantaloni a righe che ricadevano, decisamente lunghi, su un paio di scarpe di vernice abbastanza sciupate.

In questa descrizione c’è tutta la cifra narrativa di Pierre Milza che in questo libro, come in molti altri dedicati al fascismo, accompagna la grande storia, quella delle decisioni importanti, dei momenti nodali, a fatti apparentemente aneddotici ma che, invece, danno movimento alla narrazione, rendendola efficace e piacevole.

Un esempio lo ritroviamo nel capitolo dedicato alla visita che Hitler compì a Roma nel maggio del 1938, nel quale viene riportato il grottesco episodio che vide protagonista il dittatore nazista che nella sua prima notte al Quirinale, ospite di Vittorio Emanuele III, si lasciò andare al roboante grido «voglio una donna» che mise in subbuglio tutta la corte. Sulle prime si pensò che quell’urlo fosse il malcelato bisogno teutonico di soddisfare ancestrali appetiti sessuali, poi, invece, si scoprì che non era altro che la richiesta, un poco smodata in verità, di farsi mandare una domestica che gli rimettesse a posto il letto.

Ovviamente a questi gustosi aneddoti, che marcano, tuttavia, i caratteri di questi due oscuri protagonisti, si associano preziose e illuminate analisi storiche che, attraverso la lente di ingrandimento degli incontri, ripercorrono fatti epocali della storia del Novecento.

Queste diverse visite scandirono, infatti, le tappe di avvicinamento alla Seconda Guerra Mondiale, a quella tragedia che uccise sessanta milioni di persone e che fu preparata, non sempre in modo poi così scientifico, da due personaggi comunque differenti per carattere, cultura e aspirazioni, fattori che emersero e non poco nel corso dei loro faccia a faccia.

Hitler e Mussolini a Monaco nel 1937
Hitler e Mussolini a Monaco nel 1937

Il merito del bel libro di Milza è proprio quello di rileggere la storia delle due dittature, nella fase centrale, quella che precedette la catastrofe bellica, attraverso un punto di vista privilegiato e inconsueto, entrando direttamente nelle segrete stanze che furono le quinte di quel terrificante potere.

Forte di un apparato documentale significativo e in taluni casi inedito, Milza ripercorre il contrastato rapporto fra i due dittatori, segnato dall’occhiuta attenzione di Mussolini, mai davvero convinto dell’alleanza con la Germania e dalla logorroica oratoria di Hitler che, dopo l’impacciata prima veneziana, emerse in tutta la sua tracotanza, ponendo il dirimpettaio italiano in una insofferente posizione di secondo piano.

Hitler e Mussolini è indispensabile per chi ama approfondire determinate tematiche storiche, meno dibattute in altri saggi ma è, al tempo stesso, consigliatissimo, per chi voglia accostarsi alla storia in modo più leggero, non correndo il rischio di annoiarsi, di essere sovrastato dalla possenza dell’abituale saggistica.

Questo libro permette non solo di conoscere cosa realmente i due si siano detti nel corso dei loro diversi incontri ma anche di comprendere il carattere più intimo dei dittatori, facendo anche la conoscenza con moltissimi personaggi che gravitarono intorno a Hitler e Mussolini. Ecco, allora, scorrere sul nastro della storia figure più note, come Ciano, Bottai, Graziani, Goebbels, Keitel o Ribbentrop ma anche alcune meno celebri, come il maggiore Giuseppe Renzetti (uomo di fiducia di Mussolini ma che lo storico Federico Scarano ha recentemente ipotizzato, sulla base di documenti, poter essere una sorta di spia al soldo di Hitler) il generale Alftredo Guzzoni, «con la sua pancia ipertesa e il suo parrucchino dipinto», o Paul Otto Schmidt.

Quest’ultimo, ai più forse del tutto sconosciuto, altri non era che l’interprete ufficiale, colui che permetteva a Mussolini, che aveva una discreta conoscenza del tedesco, l’unica lingua parlata da Hitler, di comprendere le arringhe dell’alleato, condite molto spesso dalla nota gestualità del leader nazista, nonché dei tic linguistici, elementi non verbali perfettamente noti a Schmidt.

Hitler e Mussolini vi piacerà per la scorrevolezza della narrazione, per l’attenzione al particolare, per la capillare ricostruzione dei fatti storici, per lo zoom su due personaggi multiformi e enigmatici, la cui conoscenza non è mai troppa, ma principalmente per la ricostruzione di un rapporto complesso, scandito da storiche intese ma anche da burrascosi voltafaccia, dubbi, sospetti e striscianti veleni che alimentarono il lungo sodalizio fra i due dittatori.

Hitler e Mussolini - Copertina

HITLER E MUSSOLINI

Pierre Milza
Edizioni Longanesi

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