Il bordo vertiginoso delle cose

Il bordo vertiginoso delle cose

Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio, edito da Rizzoli, è uno di quei romanzi che si ha voglia di leggere quantomeno per il titolo, così accattivante, lacerto del bellissimo verso a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose di Robert Browning, un verso che, come ha raccontato Carofiglio più di una volta, ebbe la meglio, in una sorta di ultima sfida, su La sorte del bufalo, un altro verso tratto dalla splendida canzone di Francesco De Gregori, Buffalo Bill.

Perché quel titolo, quel Il bordo vertiginoso delle cose possiede davvero qualcosa di ipnotico, al pari della copertina in cui due ragazzi in costume si tuffano all’indietro verso qualcosa di cui si ignora la presenza ma che affascina e al tempo stesso inquieta, insomma un titolo e una copertina che esercitano sul rabdomantico lettore una sorta di richiamo ancestrale, ultimo appello per la chiamata tanto attesa.

Protagonista del romanzo di Carofiglio, è Enrico Vallesi la cui vita improvvisamente cambia una mattina quando, seduto al tavolino del solito bar, in attesa che arrivi la consueta colazione (lui a casa la colazione non riesce proprio a farla) scorge sul giornale una notizia di cronaca nera che lo colpisce e non poco.

Una notizia che solo per la sua ostinazione Vallesi riesce a leggere. Perché il giornale che inizia distrattamente a sfogliare, presenta due pagine attaccate, due fogli che di separarsi non ne hanno proprio voglia, quasi fossero dei gemelli siamesi, di quelli attaccati per buona parte dei loro corpi.

L’insistenza nel voler separare quelle due pagine, un altro al posto suo avrebbe facilmente desistito, premia Vallesi, romanziere in crisi, dopo uno strabiliante, inatteso successo letterario seguito al suo primo, unico romanzo.

Il bordo vertiginoso delle cose - Gianrico Carofiglio
L’autore Gianrico Carofiglio.
GIANRICO CAROFIGLIO © Giorgia Carofiglio
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Quelle pagine, quasi mosse a compassione, alla fine cedono, scollandosi e mostrando, quasi pudicamente, un contenuto che racconta storie di cronaca nera, una sezione che, di norma, meno interessa a Vallesi, ma non leggerle, specie dopo l’impegno profuso per staccarle, sarebbe un affronto alla sua caparbietà, equivarrebbe a vanificare la separazione di quei siamesi di cellulosa.

Sono fatti che non destano particolare interesse, a eccezione di uno che si insinua nella memoria del mattiniero lettore, squadernando il suo passato.

La notizia che richiama l’attenzione riguarda l’assalto, in pieno centro di Bari, a un furgone portavalori.

Una rapina terminata nel dramma, perché, a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine, uno dei rapinatori è rimasto ucciso durante il conflitto.

Proprio il nome del rapinatore ucciso che «aveva cinquant’anni ed era pregiudicato per reati di terrorismo commessi negli anni Ottanta e per numerose rapine» colpisce l’interesse di Enrico Vallesi ma non subito, perché «l’elaborazione è un po’ più lenta della percezione.»

Quel nome e soprattutto quel cognome producono un cambiamento improvviso, determinando una serie di azioni concatenate, la prima delle quali consiste nell’acquistare un biglietto ferroviario, destinazione Bari, capolinea di un passato troppo in fretta rimosso, un viaggio a ritroso da tempo rinviato che, prima o poi, andava rifatto.

Quelle poche righe sconvolgono la vita di Enrico Vallesi, la cui porta è stata spalancata dal caso, un intruso che, senza neppure l’accortezza di bussare, ha fatto irruzione, sovvertendo l’ordine prestabilito delle cose.

L’esistenza di Enrico Vallesi, come quella di Tertuliano Máximo Afonso, il protagonista del bellissimo L’Uomo duplicato di Josè Saramago, viene scombussolata da un oggetto, un comunissimo giornale che ha lo stesso potere destabilizzante che una videocassetta di un film dozzinale ha avuto per Tertuliano Máximo Afonso.

Il nome e cognome di quel rapinatore, che si perde nelle volute di un articolo di cronaca nera, è l’incipit vorticoso di uno dei romanzi più belli e intimi di Gianrico Carofiglio, un libro autobiografico ma solo nella «personalità del protagonista» come ha affermato in un’intervista Carofiglio, perché «la trama è una storia inventata ma è nutrita di fatti realmente accaduti che vengono trasformati in modo da non essere più riconoscibili.»

Perché Enrico Vallesi decide di partire per tornare nella città dove è nato e cresciuto? Cosa deve ritrovare? Quali fili deve riannodare del suo destino stazzonato?

Il bordo vertiginoso delle cose - Bari Vecchia
Una veduta di Bari vecchia.

Domande che nelle pagine del romanzo troveranno tutte le risposte.

Ma Il bordo vertiginoso delle cose non è soltanto il racconto di un passato adolescenziale ma è anche la testimonianza di un inquieto presente, dominato da un secondo romanzo che stenta a nascere, da una relazione finita nel modo più scontato e anonimo e da un futuro ancora tutto da scrivere.

Carofiglio confeziona con una scrittura lirica, nostalgica ma anche sferzante, un romanzo che non smette mai di stupire, strutturato sull’equilibrato alternarsi fra passato e presente, fra il ragazzo Vallesi e l’uomo Vallesi che nella sua Bari, che è anche la città di origine di Carofiglio, ritrova non solo la sua adolescenza ma anche e soprattutto la sua vita.

Un’alternanza che Carofiglio rende plasticamente con l’utilizzo della prima persona, quando il romanzo narra le vicende passate del liceale Enrico Vallesi, e della seconda persona singolare, l’io inquieto di uno scrittore e un uomo alla ricerca di sé stesso, quando a essere narrato è il presente di Enrico Vallesi.

Non solo, tuttavia, Enrico Vallesi.

Il bordo vertiginoso delle cose è, infatti, costellato anche da altri personaggi, comprimari affascinanti, figure che si inseriscono nella fluente narrazione in modo riservato ma mai banale, decisamente significativo.

Nella teoria di questi attori non protagonisti, scorgiamo la conoscenza della famiglia di Vallesi, facciamo la conoscenza di Stefania, l’amica del cuore ma anche quella di Salvatore, un ragazzo con un destino che appare segnato, ma, soprattutto, incontriamo Celeste Belforte, la supplente di storia e filosofia al liceo Orazio Flacco di Bari.

Bella, giovane, preparatissima, magnetica, alla professoressa Celeste, l’insegnante che tutti avrebbero desiderato avere, Carofiglio dedica tra le più belle, colte e suggestive pagine di tutto il romanzo, come quelle in cui la giovane supplente spiega la differenza fra realtà e metafora, una spiegazione che affascina i suoi studenti, epifania inattesa e suggestiva.

Il bordo vertiginoso delle cose - Lungomare di Bari
Un particolare del Lungomare di Bari

Il bordo vertiginoso delle cose è un romanzo in cui i ricordi, le sensazioni, le emozioni, dopo aver fatto timidamente capolino, opportunamente rassicurati dalla potenza salvifica delle parole, emergono coraggiosamente, mostrandosi in tutta la loro disarmante realtà.

Un libro che spagina la vita del protagonista, separando fogli rimasti per troppo tempo attaccati fra loro, mischiando inchiostro e parole, dando voce a una memoria non più afona.

Il libro di Carofiglio è, innanzitutto, un percorso a ritroso, un viaggio nel tempo, dove riaffiorano i ricordi di Enrico che, in taluni casi, possono essere tranquillamente quelli del lettore che si ritrova nelle descrizioni, nelle esitazioni, nelle paure, nelle prime volte, nelle scelte del protagonista ma anche nell’approccio alla vita scolastica, perfettamente esemplificato dal discorso inaugurale del professore di greco e latino, il tozzo e azzimato professor Conti:

Sapete che questo sarà un anno difficile. La vita del ginnasiale è molto meno impegnativa, adesso che siete al liceo comincerete a capire cosa significhi davvero lo studio.

Non vado oltre nel descrivere la trama del Il bordo vertiginoso delle cose, un libro che ho sentito mio come pochi altri, con il quale si è creato, quasi subito, un rapporto di dipendenza, un legame ipnotico, un processo mimetico difficilmente spiegabile.

La narrazione di Carofiglio produce mutamenti carsici, variazioni sul tema, aggiungendo postille, scrivendo note a margine, solleticando ricordi che sembravano regrediti allo stato primordiale e che, invece, dopo essere stati accantonati negli angusti e polverosi angoli della memoria, sono riemersi prepotenti, affacciandosi superbi con il loro bagaglio di emozioni, di esperienze, di correzioni, di abbreviazioni, di irripetibili sensazioni come quelle che solo la letteratura sa regalare.

Quando sei di nuovo in strada ripensi a quella frase: avete trovato la parola che mi mancava. Dovrebbe essere proprio questo il lavoro di uno scrittore: trovare le parole che mancano agli altri.

Il bordo vertiginoso delle cose - Copertina

IL BORDO VERTIGINOSO DELLE COSE

Gianrico Carofiglio
Edizioni Rizzoli

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