Il cimitero dei folli

Il cimitero dei folli

Ray Bradbury è famoso per il celeberrimo Fahrenheit 451, uno dei capisaldi della letteratura distopica. Ma il celebre scrittore e sceneggiatore americano, morto nel 2012, è stato un narratore particolarmente prolifico, regalando al suo affezionato pubblico diversi racconti e romanzi. Fra questi ultimi merita una particolare menzione Il cimitero dei folli, un libro di difficile collocazione letteraria, a metà strada fra un noir e un poliziesco con straordinarie tinte umoristiche che ne fanno uno dei capolavori indiscussi di Ray Bradbury.

Il cimitero dei folli - Ray Bradbury
L’autore Ray Bradbury in una foto del 1975. (Photo by Alan Light.)

Scritto nel 1990 A Graveyard for Lunatics, questo il titolo originale, comparve in Italia nello stesso anno con il titolo La follia è una bara di cristallo, che mutò, poi, nel 2003, nell’attuale e definitivo Il cimitero dei folli.

Fin dallo straordinario incipit il lettore viene catapultato in un romanzo davvero singolare, in cui l’indubbia capacità letteraria di Bradbury, scandita da una prosa incalzante e decisamente cinematografica, si unisce al mondo del cinema, ambiente da sempre frequentato e padroneggiato dallo scrittore, perfetta quinta per una trama avvincente, fra i meandri del mondo in celluloide.

C’erano una volta due città dentro una città. Una era luminosa e l’altra era tenebrosa. Una si agitava irrequieta durante tutto il giorno, mentre l’altra restava immobile, sempre. Una era calda, piena di luci in continuo alternarsi. L’altra era fredda, fissata al suolo da lapidi.

Due città, quindi, una finta ma viva, animata dagli Studios della Maximus Films dove antichi romani, personaggi agghindati alla moda degli anni Venti, pistoleri del vecchio West, enormi dinosauri, poliziotti in inamidate uniformi o uomini spaziali convivono pacificamente; l’altra, invece, vera ma definitivamente morta, la città del cimitero di Green Glades.

Il cimitero dei folli - Claudette Colbert
Claudette Colbert nel 1920.

Nella gaudente città degli studi cinematografici della Maximus Films, «ove tutto poteva succedere e succedeva» lavora Edgar Rice Burroughs, un giovane sceneggiatore, da poco assunto da una delle maggiori case di produzione di Hollywood, un sogno per chi come lui faceva di tutto per inseguire «Marlene Dietrich fin dentro il suo parrucchiere, o correndo dietro a Cary Grant, il venerdì sera, in occasione degli incontri di boxe al Legion Stadium, o aspettando fuori dai ristoranti che Jean Harlow terminasse la sua colazione di oltre tre ore o che Claudette Colbert ne emergesse, ridendo, a mezzanotte.»

Edgar ama il suo lavoro, non vorrebbe fare altro e a stento riesce a credere di poter stare a stretto contatto non solo con grandi attori e affermati registi, calcando le strade della più immorale città del mondo, dove tutti «gli edifici del luogo erano dati alle fiamme e non bruciavano.»

La notte di Halloween del 1954, però, accade qualcosa di singolare, che segnerà la sua giovane esistenza. Mentre la sera sta declinando verso una notte senza colori, Edgar trova nel suo ufficio «un invito non scolpito su lastra di marmo, ma nitidamente dattiloscritto su un foglio di carta di ottima qualità.»

Sulle prime pensa di buttarlo via, poi, invece, chissà perché, lo legge, rimanendo letteralmente inchiodato alla sedia.

GREEN GLADES Park. Halloween.

A mezzanotte di questa notte.

Al centro del muro posteriore.

P.S. Ti attende una grande rivelazione. Materiale per un bestseller letterario o un superbo soggetto cinematografico. Non mancare.

Il cimitero dei folli - Marlene Dietrich
Marlene Dietrich in Shanghai Express, film del 1932 diretto da Josef von Sternberg.

Edgar rimane incredulo, rilegge più volte quel biglietto certo che si tratti di uno scherzo, di una goliardata giustificata dalla concomitanza del calendario, è pur sempre la notte di Halloween.

Poi, però, ha un’incertezza esiziale e in lui si inocula il dubbio che quello che ha tra le mani sia davvero un invito, sebbene particolare e vergato da una mano anonima.

Edgar non sa che fare.

Non è quello che si dica un cuor di leone, non ha mai, infatti, imparato a guidare un’auto, preferendo di gran lunga spostarsi a bordo di una vecchia bicicletta, meno che mai ha mai pensato di salire su un aereo. Le donne hanno smesso di terrorizzarlo solo a partire dai venticinque anni e rifugge da ogni altitudine, siano vette innevate o i piani dell’Empire State Building.

Ma quell’invito a visitare il cimitero di Green Glades, nella notte di Hallowen, mentre i comuni mortali o dormono o, meglio, girano per la città mascherati per inscenare “mortiferi” scherzi, è una proposta tremendamente allettante e alla fine Edgar cede e a mezzanotte in punto, dopo essersi fatto accompagnare da un impigrito tassista, varca il confine del cimitero, delimitato da un cigolante cancello, facendo una scoperta agghiacciante.

Il cimitero dei folli - Cary Grant
Cary Grant nel film del 1941 “Il sospetto” diretto da Alfred Hitchcock.

In cima a una scala a pioli, appoggiata a un muro, mentre una fredda pioggia cade incessantemente, Edgar vede il corpo di James Charles Arbuthnot, già capo supremo della Maximus Films, «il celeberrimo che sedeva in tutti i consigli d’amministrazione, senza lasciare spazio ad altri. Colui che dosava il proprio biberon, che si cambiava da solo i pannolini, che all’età di due anni e mezzo comprò l’asilo d’infanzia, a tre licenziò la maestra e mandò a balia dieci ragazzi(…).»

Una scoperta agghiacciante non tanto per la morte in sé, quanto per il fatto che James Charles Arbuthnot è morto nel 1934, proprio la notte di Halloween, a seguito di un incidente stradale.

Come è possibile tutto ciò, specie dopo vent’anni dai quei tragici fatti?

I corpi dei morti, come Edgar ripete come un mantra in una notte insonne, aspettando con ansia una catartica alba, di norma marciscono, svaniscono, di certo non risorgono, almeno non quelli dei comuni mortali.

Quel corpo attaccato a una scala nel cimitero che costeggia gli studios non è il solo misterioso avvenimento che scuote la normale esistenza di Edgar Rice Burroughs ma anche quella di alcuni altri personaggi che gravitano intorno a Edgar, a partire dall’amico fraterno Roy Holdstrom.

Si tratta di un vero e proprio genio, creatore di mostri e di effetti speciali, un amore nato prestissimo quando Roy aveva cominciato a costruire dinosauri nel suo garage, spostandosi, poi, una volta che quell’adolescenziale passione era divenuto un lavoro vero e proprio, in studi cinematografici.

Intanto la trama si complica perché a quel primo messaggio ne segue un altro, foriero di crepuscolari sviluppi, il tutto in perfetto equilibrio sul baratro di insondabili misteri.

Il cimitero dei folli - Jean Harlow
Jean Harlow nel 1937 in una foto di Elmer Russell Ball.

Il cimitero dei folli è una lettura che in questa calda estate vi terrà con il fiato sospeso, facendovi fare la conoscenza, fra gli altri, di un attore alcolizzato che veste i panni di Gesù Cristo e della Bestia, un orrido personaggio che occhieggia al Quasimodo del celeberrimo Notre Dame de Paris di Victor Hugo, che Edgar e Roy vedono furtivamente in un bar per i vip di Los Angeles e che inseguono fin dentro una chiesa in una notte illune.

Ma sono molti altri i personaggi che animano il libro di Bradbury, tutti singolari e superbamente descritti. Da Constance Rattigan, un’avvenente attrice del cinema muto, a Fritz Wong, geniale cineasta alla ricerca di un finale per il suo film sulla Passione di Cristo, passando per Clarence Sopwhit, accumulatore compulsivo di autografi di attori e per Stanislau Groc, esperto truccatore che annovera fra i suoi “clienti” perfino la mummia di Lenin.

Il cimitero dei folli vi prenderà per la narrazione fluida, segnata da colpi di scena e per le descrizioni sempre vivide che affondano nel terreno fertile del cinema, dove ogni cosa è possibile, anche l’impossibile.

Come va a finire l’occhiuta ricerca di indizi per capire chi si nasconda dietro quel corpo, appeso a una scala nella notte di Halloween, non ve lo svelerò di certo.

Per scoprire questi enigmi e riannodare i fili di un’intricata matassa non dovete fare altro che leggere il libro e affidarvi fiduciosi alla narrazione di Bradbury che, di sicuro, non vi deluderà, allietando queste torride giornate agostane, in trepidante attesa di un refrigerante vento notturno, «un sospiro malinconico tra gli alberi d’arancio e di limone» refrigerante refolo capace, chissà, di allentare la morsa della paura perché, «a volte, chi è nella tomba ha più potere di quelli che sono vivi.»

Il cimitero dei folli - Copertina

IL CIMITERO DEI FOLLI

Ray Bradbury
Edizioni Mondadori

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