Il Grand Tour

Il Grand Tour - Costanzo

La più antica mitologia ci insegna che la vittoria appartiene a chi viaggia.

Basti pensare a Ulisse, agli argonauti, al viaggio d’Edipo o a quello di Oreste.

Si noti, però, come questi eroi, nel loro andare, percorrano distanze non soltanto spaziali, ma anche temporali.

Viaggiano, infatti, nella memoria che hanno gli usi e costumi di volta in volta incontrati, nella nostalgia per il patrio suolo, nell’attesa del ritorno e, per finire, nei loro stessi ricordi che si delucidano a ogni passo.

Nulla, infatti, ci chiarisce la nostra esistenza quanto l’atto di prenderne le distanze, guardandola come essa è in sé, non più vincolata o distolta da sovrastrutture che la imprigionano nei paesaggi cui è legato lo scandire delle nostre abitudini.

Certamente non tutti i viaggiatori del Gran Tour, giacché per i più esso si riduceva a una moda per gran signori, attuavano questi princìpi, ma, senz’altro, le cose stanno proprio così per i protagonisti del romanzo in questione.

Il Grand Tour - Voyage d'Italie - Misson
Voyage d’Italie di Maximilien Misson

Henri Trespetit, giovane scapestrato e accidioso, appartenente alla piccola nobiltà francese, parte insieme all’enigmatico e travagliato Bachume, suo precettore. Per buona parte del romanzo non conosciamo la vera identità del maestro e cosa lo tormenti. Sappiamo però che, durante l’intero viaggio, verrà inseguito dal Capitano Florentin, inviato in missione dalla Gendarmeria Francese e deciso a catturarlo vivo o morto.

Le molte e variegate avventure in cui incapperanno i protagonisti, ai quali si unirà anche la giovanissima Marchesa Antonia, invaghitasi di Trespetit, ci trascinano all’interno d’un vero e proprio romanzo picaresco.

Almeno all’apparenza.

All’apparenza perché ne Il Grand Tour trovano comodo alloggio tutte quelle figure già ben presenti nel tragico monologo d’Amleto.

Abbiamo l’oltraggiosa fortuna di Bachume, l’amore disprezzato di Mariette per Trespetit, l’ingiuria dell’uomo superbo di Florentin, l’insolenza delle cariche ufficiali dei numerosissimi gendarmi incontrati dai nostri eroi lungo il loro viaggio, il torto dell’oppressore nella figura del comandante papalino che picchia l’ebreo al quale ogni mese sottrae generosa gabella.

Ci sono proprio tutti e di ciascuno Adele Costanzo dipinge tratti somatici e psicologici con squisita maestria.

Il modo di raccontare dell’Autrice, in lunghi brani, molto somiglia alla voce persuasiva di quelle donne sagge e semplici che, alla luce d’un focolare, intrattenevano intere famiglie con i loro racconti.

In altri, però, il tono s’innalza per raggiungere un’eleganza linguistica che di semplice ha ben poco.

Inoltre, all’impianto stilistico cardine, si aggiunge il dire di Bachume che, rompendo totalmente il modello della voce narrante, ci veicola le sue amare considerazioni su quanto accade nel romanzo.

Con questo tono mesto e accorato, Adele Costanzo spesso raggiunge sapienti vette liriche.

Sono molto da apprezzare anche alcuni colloqui, proposti sotto forma di dialoghi teatrali, che conferiscono ancora più vivacità all’intera opera.

A impreziosire ulteriormente il romanzo è l’accuratezza storica che lo caratterizza.

Accuratezza che non si ferma ai macroscopici eventi sociali o politici in cui si svolge il tempo del racconto, ma che si sofferma anche nei più piccoli dettagli. Mi riferisco, ad esempio, alla ballata settecentesca cantata dagli avventori di un’osteria, o al libro che la preoccupatissima madre di Trespetit, per l’immanente partenza del figlio, sfoglia trepidante: il Voyage d’Italie di Misson.

Concludo sperando d’essere riuscito a convincervi che vale davvero la pena leggere un romanzo tanto ben scritto e che, peraltro, occupò la seconda posizione nell’ambito del premio Kultural 2014 e segnalato, nello stesso anno, al Premio Calvino.

Inoltre trovo sia opportuno anche rimandarvi al bell’articolo che l’Indice dedicò alla nostra autrice:

Il Grand Tour

IL GRAND TOUR

Adele Costanzo
Edizione cartacea: Edizioni ChiPiùNeArt
Ebook: Edizioni Lettere Animate

2 commenti su “Il Grand Tour

  1. “Il Grand Tour” di Adele Costanzo

    Un romanzo appassionante. Scrittura raffinata, con vere e proprie coreografie, apre al lettore scenari fisici e immaginari perfettamente inquadrati nel periodo storico in cui è ambientato. Tanti i passaggi da “sottolineare” per la bellezza descrittiva, definizione dei personaggi con i relativi risvolti psicologici, sensibilità profonda nello sviluppo della narrazione. Al di là della descrizione di un viaggio a fini culturali e di conoscenza in voga in quegli anni per chi appartenesse a una condizione sociale d’alto livello, è tangibile la crescita individuale di Henry, che attraverso mille avventure, entrerà in contatto con realtà a volte crudeli e di sofferenza materiale e morale, che gli permetteranno il passaggio all’età adulta.

    Emma Di Stefano

    1. Gentile Signora, condividiamo appieno la sua analisi e la ringraziamo per l’intervento. Ricordiamo anche quanto dobbiamo alla Professoressa Costanzo per il suo impegno nel mondo della cultura, grazie alla raffinatezza con cui guida la casa editrice da lei fondata.

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