Il Signor Theodor Mundstock

Il signor Theodor Mundstock - Fuks

Praga. Seconda guerra mondiale. Il Signor Theodor Mundstock è un ebreo che, costretto a esibire la sua stella gialla, s’aggira per i vicoli sempre più inquietanti della città d’oro.

Giorno dopo giorno, attende d’essere convocato per intraprendere il lungo viaggio in treno che lo condurrà negli orrori dei campi di concentramento.

Come tutti. Come ogni Ebreo di Praga, d’Europa.

Il Signor Mundstock si fa portavoce d’un popolo intero che, pian piano, viene trascinato nel più cieco terrore,  foriero d’assillanti sospetti, incubi, allucinazioni.

Il protagonista, un tempo rappresentante presso una ditta di cordame, viene licenziato. In conformità con le nuove disposizione naziste, e assegnato alla pulizia delle strade.

Altri correligionari sono costretti a chiudere bottega, a rinunciare agli studi o a matrimoni con amori ariani.

Tutti, pian piano, assistono al disgregarsi della propria identità, fino a rendere incerta anche quella di tutte le altre persone che li circondano.

Theodor occupa un angusto appartamento in compagnia di Mon, la sua ombra, e d’una gallina cui è legato da grande tenerezza.

Perché lui è un’anima gentile, generosa e da tutti benvoluta.

Adesso, però, fatica ad associare voci, gesti e ricordi ai tanti tratti somatici che gli si affastellano intorno e che non riesce più a sintetizzare in volti specifici.

L’angoscia lo ha totalmente vinto fino a condurlo ai più assurdi esperimenti.

Si convince, infatti, che per resistere agli orrori, alle privazioni, alla fatica e alle percosse che lo attendono nei campi di sterminio, debba allenarsi se vuole avere una possibilità di sopravvivere.

Rinuncia al suo letto che sostituisce con una dura tavolaccia, si dedica a lavori pesanti, tenta di farsi picchiare dal macellaio presso cui, da anni, si serve.

Ladislav Fuks (1923-1994) si inserisce degnamente in quella rosa di scrittori praghesi dediti allo sperimentalismo linguistico.

Il suo sforzo si concentra soprattutto nella dislocazione della voce narrante che, proprio come il protagonista, non appartiene più a un’entità precisa.

Il Signor Theodor Mundstock - Ladislav Fuks
Ladislav Fuks 

Riporto qui un brano, preso a caso delle prime pagine, dove ho segnato in grassetto quanto dice Mundstock, in corsivo gli interventi di Mon e in MAIUSCOLO quello che dovrebbe essere il narratore esterno.

– E in realtà sono stato dunque uno stupito, -SBOTTA ALL’IMPROVVISO AVVICINANDOSI NELLA NEBBIA DELLA CASA, – nient’altro che un solitario per tutta la vita?  Non  sono mai andato da nessuna parte! Ogni tanto al cinema, a passeggiare, e in quel posto dove mi recavo ogni giorno, questa, a parte gli Stern, è stata tutta la mia vita.

– nel posto in cui si recava ogni giorno, non era quindi un solitario, -DICE MON, – in quella Hlavovka era come a casa propria…,– E A QUESTO PUNTO, MENTRE LO DICE, LUI SORRIDE CON PROFONDA TRISTEZZA.

– Macché, non è affatto vero, non sto pensando alla Hlavovka. I signori mi invitavano ad andare con loro, questo è vero, quell’ingegner Fuchs, proprietario di una fabbrica, quel Mulines, primario, quel Fleissig…per stare un po’ lì in compagnia, leggere i giornali, giocare a biliardo…ma se va bene ci sono andato in tutto tre volte…e il biliardo? Se non so nemmeno come si fa a giocare…

SI ACCORGE DI ESSERE GIUNTO DAVANTI ALLA CASA DEGLI STERN.

ALLE SUE SPALLE È BALENATA UN’OMBRA ALLAMPANATA DALLA TESTA CALVA.

– Korka incattivito…– MORMORA MON

– Ma lui non abita qui! E poi è novembre e questo tipo ha in testa il cappello. Come fai a sapere che è calvo?

SULLA PORTA DI CASA VIENE PRESO DALL’ANGOSCIA.

– viva il coraggio, viva il rimedio portentoso, – DICE MON.

STRINGE LE LABBRA E L’ANGOSCIA È GIÀ SPARITA.

IN CORRIDOIO BALUGINA UNA LUCE AZZURRA. DA UN ANGOLO DEL PIANO TERRA SBUCA UNA SIGNORA GRASSA CON UN FAZZOLETTO IN TESTA. GLI PASSA ACCANTO E LO NOTA, BENCHÉ FINGA IL CONTRARIO.

La voce narrante si mescola sapientemente sia con quanto enuncia il protagonista sia con gli interventi della sua ombra immaginaria.

Assume i punti di vista di entrambi, conferendo ai due identica veridicità.

Riferendosi all’ombra:

Mormora Mon/dice Mon

Altrove:

le lacrime inondarono gli occhi di Mon – la stanzetta intorno a Mon vortica a terribile velocità e per forza centrifuga il buio si rarefà arrossandosi.

Riferendosi a Mundstock:

Si accorge di essere giunto davanti alla casa degli Stern/Alle sue spalle è balenata un’ombra allampanata dalla testa calva.

Riferendosi a entrambi:

e a questo punto, mentre lo dice, lui sorride con profonda tristezza.

 C’è di più. La voce, che dovrebbe solo esporre i fatti, assume spesso l’atteggiamento del protagonista, perdendo, così, la sua caratteristica di narratore super partes:

Gli passa accanto e lo nota, benché finga il contrario.

È evidente qui come sia altrettanto sospettosa del personaggio che va a presentare.

Con il procedere del romanzo, questo gioco di specchi, fatto di parole e soggetti dicendi che s’incrociano, si moltiplica a dismisura fin quasi a lasciare intravedere le infinite sfaccettature che solo i riflessi, così moltiplicati, sanno restituirci.

Intervengono dal passato, infatti, anche tutti quei signor Mundstock che hanno avuto vent’anni e poi trenta e poi quaranta.

Questo impianto stilistico aumenterà sempre più con il procedere del romanzo, dando luogo a indimenticabili pagine.

Il lirismo cui Fuks fa spesso ricorso è, inoltre, d’innegabile  pregio.

Si tratta di un uomo smunto, con le guance grigie e gli occhi immobili rivolti in preghiera verso il cielo. La stella gialla degli ebrei cucita sul cappotto azzurro scuro è ricoperta di polvere, ma stranamente non reca tracce di sangue. La mano di qualcuno tra la folla chinata sull’uomo spolvera la stella, come se volesse far credere agli altri che cerca di scoprire l’identità del morto, e qualcuno quasi impercettibilmente mormora Yisgadal veyiskadash shmé rabbo, sia magnificato e santificato il Suo nome grande…

Dobbiamo concludere avvisandovi, con rammarico, che il romanzo qui proposto pare sia stato momentaneamente dimenticato dall’editoria Ialiana. Pubblicato dall’Einaudi nel 1996, non è attualmente reperibile.

Il signor Theodor Mundstock

IL SIGNOR THEODOR MUNDSTOCK

Ladislav Fuks
Editore Einaudi

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