La caduta dei giganti

La caduta dei giganti

Cosa hanno in comune re Giorgio V e il minatore Billy Williams? Nulla per la storia, molto per la fervida fantasia di Ken Follett.

E sì perché questi due personaggi, uno realmente esistito, l’altro figlio dell’immaginazione dello scrittore gallese, hanno in comune una data fatidica, quella del 22 giungo 1911.

La caduta dei giganti - Ken Follett
Inaugurazione della scultura di Ken Follett dello scultore basco Casto Solana nella Plaza de las Brullerias a Vitoria-Gasteiz.

In quel primo giorno dopo il solstizio d’estate, uno viene incoronato re d’Inghilterra nella luminosa abbazia di Westminster, l’altro, invece, scende per la prima volta in una buia miniera di carbone nella cittadina di Aberowen, nel Galles meridionale.

Due destini lontanissimi fra loro, legati, però, dalla magia della letteratura, quella di una grande scrittore: Ken Follett.

Con questa sorta di iniziazione ha inizio La caduta dei giganti, il primo romanzo della trilogia che il romanziere gallese dedica al Novecento, il secolo breve per dirla con il titolo di uno dei saggi più fortunati dello storico inglese Eric Hobsbawm.

Ma il piccolo Billy, che il giorno del suo tredicesimo compleanno si alza in piena notte per scendere in una miniera, è solo uno dei tantissimi personaggi che animano La caduta dei giganti.

Pagina dopo pagina il lettore farà la conoscenza non solo di tutta la famiglia Williams ma anche dei membri della nobile casata scozzese dei Fitzherbert, della famiglia tedesca dei Von Ulrich in Germania, di quella degli americani Dewar o dei russi Peskov, Grigorij e Lev, fratelli sì ma tanto diversi fra loro, al punto da avere due destini totalmente opposti.

Uomini e donne nati dalla prolifica penna di Follett, attori navigati che si muovono sul set della storia, quello segnato dalla tragedia della Prima Guerra mondiale.

Accanto a loro, in quel gioco di prestigio che riesce solo a un grande romanziere, capace di vendere più di 150 milioni di copie dei suoi libri dall’esordio nel 1978 con La cruna dell’ago, ecco muoversi con medesima disinvoltura il presidente americano Woodrow Wilson, il già citato re Giorgio V, il politico britannico David Lloyd George o Vladimir Il’ic Ul’janov, per tutti Lenin.

Personaggi di fantasia e protagonisti della storia che dialogano insospettabilmente, diretti dalla perfetta regia di Follett, basata sulla sua profonda convinzione che o una «scena è avvenuta davvero o potrebbe essere avvenuta» ma, di certo, mai in modo arbitrario, perché ogni trama descritta da Ken Follett è il frutto di una profonda documentazione, perché una cosa è una narrazione verosimile, altro è una descrizione del tutto inventata.

Dalla grigia Aberowen alla tentacolare Londra; dalla gelida San Pietroburgo alla frizzante Berlino, passando per New Jork, Buffalo, Parigi e decine di altri toponimi noti e meno noti, una geografica ragnatela su cui si incollano trame complesse, tutte, alla fine, perfettamente intrecciate fra loro, pezzi di piccola storia che si incastonano negli spazi mancanti di un affascinante puzzle chiamato Storia.

La caduta dei giganti
Fotografia tratta da “The Illustrated London News” del 18 ottobre 1913 (numero 3887; pagina 4). Articolo intitolato “The Burning Pit Disaster: Rescue Scenes at the Universal Colliery”.
Il disastro della miniera di carbone di Senghenydd del 14 ottobre 1913. La didascalia in The Illustrated London News recita: “Dopo l’esplosione che ha distrutto l’ingranaggio della fossa e ha incendiato metà della fossa di Lancaster: la fossa alla Universal Colliery dopo il disastro”

Scenderemo, allora, nelle viscere della terra al seguito di un esitante Billy su un cigolante montacarichi; scopriremo il lusso ricercato di Ty Gwyn, la residenza di campagna dei conti Fitzherbert e faremo il tifo per Grigorij  Peskov, un ragazzo «alto e forte, con i muscoli tonificati dal duro lavoro» che lotta quotidianamente con le ingiustizie di un regime, quello zarista, che di lì a qualche anno sarà spazzato via dal vento implacabile della rivoluzione.

La meraviglia di questo romanzo, come altri dello stesso autore, è proprio l’andare a spasso nel tempo, attraverso un libro che come la migliore delle macchine del tempo conduce il lettore lungo i binari della storia. Da quel 22 giugno 1911, quando gli occhi di tutto il mondo erano proiettati su Londra, fino ai primi giorni di gennaio del 1924, quando l’orrore della guerra, nel Parlamento inglese sembrava davvero distante.

E lì, fra velluti e riti antichi, Ethel Williams poteva fare il suo ingresso da deputata, sedendosi su una «panca di pelle verde» ascoltando gli interventi dei suoi nuovi colleghi, lanciando, però, ogni tanto, una fugace occhiata «alla galleria riservata al pubblico dalla quale era stata scacciata più di sette anni prima.»

Un filo ininterrotto che lega più di due lustri di storia, che parte e termina a Londra, da un’incoronazione alla seduta inaugurale del nuovo Parlamento inglese, un filo lungo e sottile che si attorciglia alla storia, ai personaggi, ai fatti, alle emozioni di gente comune.

Rivivremo le ore che precedettero l’inizio della catastrofe, il punto di non ritorno, quando l’uccisione a Sarajevo dell’Arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie per mano di Gavrilo Princip passò sulle prime inosservata, quasi che nessuno si rendesse conto dell’entità storica di quell’assassinio, maturato in un luogo di cui molti ignoravano perfino l’esistenza.

La caduta dei giganti - Giorgio V
Giorgio V – Re del Regno Unito e dei domini britannici e imperatore dell’India (1865-1936) in un’immagine del 1923

Saremo, poi, sui campi di battaglia della Prima Guerra mondiale, camminando a fatica con scarpe inadeguate nel pantano putrescente delle trincee, dove la vita teneva la mano gelida della morte, in un orribile afflato concepito da azzimati signori che nelle ovattate stanze del potere decidevano serafici i destini di milioni di uomini.

Seguiremo Walter von Ulrich lungo le strade che portano all’inferno, dove il suono è quello delle bombe inglesi che cadono sulle trincee tedesche dove ogni soldato «sembrava invecchiato di dieci anni rispetto alla settimana precedente» un rumore assordante che faceva tremare di continuo la terra sottostante.

Trincee tedesche ma del tutto identiche a quelle francesi, russe o italiane, luoghi dove l’orrore è identico, seppur declinato con lingue differenti, capaci, però, di gridare la medesima paura, imprecando contro la morte.

Grazie a Follett potremo entrare in una povera casa di minatori gallesi, mangiando, parlando e con loro, temendo, allo stesso modo, per il loro incerto futuro.

Oppure ci nasconderemo dentro uno dei tanti capannoni delle officine Putilov, a San Pietroburgo, per seguire il lavoro alienante di tanti anonimi operai che, di lì a poco, scriveranno la storia della Russia, unendosi al coraggio di decine di donne che per prime incrociarono le braccia, urlando allo zar e al suo miope governo la loro rabbia per la guerra e soprattutto per la fame.

Il forno aprì alle cinque, e un momento dopo si diffuse lungo la coda la voce che veniva distribuita soltanto una pagnotta a persona.

“Tutta la notte solo per una pagnotta!” esclamò quella con il cappello giallo.

Ci volle un’altra ora per arrivare ai primi posti della fila. La moglie del fornaio lasciava entrare un cliente alla volta. Dopo che fu entrata la più vecchia delle due che precedevano Grigorij, la moglie del fornaio gridò: “Basta! Il pane è finito.”

“No, per favore. Ancora uno!” Implorò la donna con il cappotto giallo.

La moglie del fornaio assunse un’espressione gelida. Probabilmente quella scena si era già ripetuta tante volte. “Se ci fosse più farina, lui farebbe più pane. È finita, chiaro? Non posso vendere pane se non ce n’è.”

La misura era davvero colma e la rivoluzione, ormai, dietro l’angolo.

Perché il segreto di questo libro, così come di tutti i romanzi storici di Ken Follett è il sapiente intrecciarsi della Storia nella vita quotidiana della gente comune, perché come ha cantato splendidamente Francesco De Gregori anni fa

«è la gente che fa la storia
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare.»

La caduta dei giganti - Copertina

LA CADUTA DEI GIGANTI

Ken Follett
Edizioni Mondadori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *