La grande pioggia

La grande pioggia

La grande pioggia di Louis Bromfield, tra i capolavori del secolo scorso insieme a Via col vento, è un appassionante racconto d’altri tempi, quando cioè le narrazioni erano spesso connotate da ampio respiro e da storie e personaggi che lasciavano il segno. Scritto nel 1937 e ambientato nell’India dell’Impero Britannico, il libro infatti presenta un arazzo narrativo mirabilmente intessuto e personaggi che non cadono mai nello stereotipo, ma esprimono, ognuno a proprio modo, gradi e sfumature diverse della medesima, profonda umanità.

Louis Bromfield
L’autore, Louis Bromfield, in una foto di Carl Van Vetchen. 2 Novembre 1933

Un disastro naturale costituisce il loro banco di prova. Infatti, alla fine di una lunga stagione rovente, quando finalmente arrivano le agognate piogge monsoniche, Ranchipur viene sconvolta da un disastroso terremoto, cui seguono il crollo della diga e l’irrompere di un’inondazione devastatrice accompagnata da terribili pestilenze. Ognuno dei personaggi del libro, mentre lotta strenuamente per la propria sopravvivenza, scopre dentro di sé qualità umane che non sapeva di possedere, uno spirito di sacrificio che spesso diviene vero e proprio eroismo, ma senza retoriche, senza vanità. Soprattutto senza che alcuno di loro cada mai nello stereotipo.

Il Maharaja e la Maharani di Ranchipur, lo stuolo di silenziosi servitori indiani spesso infidi, e poi l’infelice Ransome e la bellissima e dissoluta Lady Edvina Heston, le varie zitelle e i missionari partiti dalla madrepatria animati da caritatevoli ideali di grandezza: tutti loro si gettano in una lotta impari contro gli eventi per salvare quante più vite sia possibile. E ognuno di loro riesce in qualche modo a riscattare anche la propria stessa esistenza dalla corruzione morale e dall’ignavia nelle quali l’India stessa li ha gettati – o così sembrano credere – a causa di quel suo clima torrido e deprimente, che fiacca energia e volontà.

Era l’ora del giorno che Ransome amava di più, quella in cui, seduto sulla veranda sorseggiava il suo cognac e guardava la luce dorata del sole inondare i banani, la casa giallo grigia, le piante rampicanti scarlatte, prima che l’astro, con un tuffo improvviso, precipitasse sotto l’orizzonte, abbandonando l’intero paese alle tenebre, era uno spettacolo prodigioso quello, per lui, uomo nordico, abituato ai lunghi  crepuscoli viola dell’Inghilterra settentrionale; era come se, improvvisamente, il mondo intero si arrestasse per un secondo e poi scivolasse rapido in un abisso di tenebre. Per Ransome c’era sempre un’ombra di terrore primitivo nei tramonti indiani.

Soltanto nel disastro che sono costretti ad affrontare, mentre combattono contro l’avanzare della morte, tra eroismi e meschinità, grandezza e gelosie, ognuno di loro scopre dentro di sé ciò che nobilita la vita dell’uomo e gli permette di valicare ogni limite e confine. E di diventare davvero grande. Il terremoto e la distruzione si rivelano così l’unica possibilità di scuotere le coscienze, una via alla scoperta dell’antidoto contro qualunque destino avverso. E si tratta forse di un rimedio infallibile: dimenticare se stessi, la propria paura e la vanagloria, per diventare padre e madre di chi ha bisogno d’aiuto.

La grande pioggia - Locandina
La locandina del film “La grande pioggia” del 1939, tratto dal romanzo, per la regia di Clarence Brown, con Myrna Loy e Tyrone Power

Il libro sembra dimostrare che questa è l’unica via d’uscita dal dolore, l’unica possibilità di una vita diversa. Forse più felice. Di certo meno inutile.

Louis Bromfield nacque in Ohio nel 1896. Studiò giornalismo e, Durante la prima guerra mondiale, si unì agli American Ambulance Corps. Distaccato all’esercito francese fu insignito della Croce di Guerra e e della Legion d’Onore.

Tornato in Patria, scrisse su diverse testate giornalistiche e si dedicò all’attività di commediografo cui lavorò anche come aiuto regista.

Dopo il romanzo “L’albero della baia verde”, apparso nel 1924, Bromfield si dedica interamente alla narrativa.

Con il successivo romanzo Autunno, del 1926, vinse il premio Pulitzer.

Si trasferì quindi in Francia dove conobbe Edith Wharton con cui ebbe una lunghissima corrispondenza che apparve in un volume, editato solo nel 1999, dal titolo Yrs, ever affly. The correspondence of Edith Wharton and Louis Bromfield.

Nel 1932 intraprese un viaggio in India che ispirò il suo romanzo più conosciuto La grande pioggia da cui furono tratti ben due film.

Tornò quindi negli Stati Uniti dove realizzò uno dei suoi più vecchi sogni: fondare una fattoria sperimentale. Il luogo venne ben presto additato come esempio per le coltivazioni del tempo.

Louis Bromfield era un accanito sostenitore della superiorità dell’agricoltura sul sempre crescente lavoro nelle fabbriche, da lui giudicate disumane.

La sua fattoria divenne anche luogo di aggregazione culturale tanto che Lauren Bacall e Humphrey Bogart vi celebrarono il loro matrimonio.

Lo scrittore si spense il 18 marzo del 1945.

 

La grande pioggia - copertina

LA GRANDE PIOGGIA

Louis Bromfield
Edizioni Mondadori

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