La vita è uno schifo

La vita è uno schifo

La biografia d’ogni autore è sempre, in qualche modo, legata alle sue opere, nel caso di Léo Malet, però, questa corrispondenza diventa indissolubile.

Lo scrittore nacque a Montpellier il 7 marzo del 1909.

All’età di due anni perse il padre e il fratello a causa della tubercolosi. Un anno dopo, la stessa malattia gli portò via la madre.

Rimasto orfano, venne allevato dal nonno, un bottaio appassionatissimo di letteratura.

La vita di provincia però andava stretta a Malet che, a sedici anni, decise di raggiungere Parigi. Il suo sogno: diventare uno chansonier.

La vita è uno schifo - Léo Malet

Nella Ville Lumiere però incontrò una miseria pressoché nera (dormirà anche sotto i ponti) e si adattò a svolgere i più svariati lavori, per lo più alla giornata: il magazziniere, lo strillone, il manovale.

Farà anche la comparsa, soprattutto per i film sceneggiati dall’amico Jacque Prevert.

Il suo sogno di diventare cantante, malgrado le numerose apparizioni in vari cabaret, pareva proprio non volersi realizzare.

Incontrò il celebre dissidente André Colomer e passò al giornalismo, pubblicando su giornali d’ispirazione anarchica, ideologia cui aderirà.

A ventidue anni conobbe, quindi, André Breton, che lo introdusse nell’ambiente surrealista.

Passò, così, a scrivere poesie che, però, ebbero scarsissimo successo.

Mel frattempo sposò Paulette Doucet con cui fondò il Cabaret du Poète Pendu.

Intanto la guerra era arrivata e Malet, preso prigioniero, conobbe la tragica realtà dei campi di concentramento nazisti.

Una volta liberato, nel 1941, inizierà a scrivere polizieschi.

Si firmerà con molti pseudonimi, tra cui Léo Latimer.

Chissà se in omaggio al maestro statunitense Jonathan Latimer.

Sotto il nome di Frank Harding dette alla luce la figura del reporter Johnny Métal che l’accompagnerà per una decina di romanzi.

Finalmente nel 1943 pubblicò 120, Rue de la Gare il primo racconto con l’ormai leggendario investigatore Nestor Burma che sarà per lui ciò che Maigret fu per Simenon.

Ne 1949, proprio per questa sua attività di giallista, fu espulso dal movimento surrealista.

Ormai, tuttavia, la sua carriera aveva iniziato a essere un crescendo di successi.

Dai suoi romanzi furono tratti fumetti, opere cinematografiche e una serie tv, di 85 episodi, con l’attore Guy Marchand.

Léo Malet si spense a Parigi il 3 Marzo del 1996.

La vita è uno schifo è il romanzo che aprirà la trilogia nera, l’opera preferita dall’autore.

Trattandosi di romanzi che presentano temi dissimili tra loro, preferiamo trattarli uno alla volta.

Trama

La vita è uno schifo - Nestor Burma
La locandina della prima stagione della serie televisiva tratta dai romanzi che vedono protagonista Nestor Burma.

Il protagonista della storia è Jean Fraiger, uno spiantato anarchico che, con una sanguinosa rapina, raccoglie fondi per finanziare un non ben definito progetto rivoluzionario. Lo scopo del furto è quello di donare il bottino trafugato a un gruppo di scioperanti cui è stato tolto lo stipendio. Questi ultimi, però, essendo venuti a conoscenza della provenienza del denaro, lo rifiutano.

Una sorta di feroce amarezza s’impossessa del protagonista e, insieme ai suoi complici, decide di continuare la strada della malavita al solo scopo d’arricchirsi.

Insieme ad Albert, abilissimo autista , e Paul, un giovane gobbo macilento, portano a segno colpi che si risolvono spesso in sanguinosi scenari.

In realtà a Jean non interessano i soldi se non come mezzo per conquistare la bellissima Gloria, donna sposata di cui è ossessivamente innamorato.

Per il resto, lo stile di vita che ha scelto, è un urlo di disperazione verso un mondo incapace di fornirgli una ragione d’esistere.

Per quanti sforzi faccia, Jean non è in grado d’armonizzarsi con l’ingranaggio della quotidianità.

Non sa adeguarsi al ritmo rassicurante d’un lavoro, non trova un luogo che possa chiamare casa, non ha pensieri capaci di trasformarsi in ideali.

Non sa neppure amare.

Gloria, nei confronti della quale ha, peraltro, un’enorme colpa, gli sfugge tra le dita.

La trama di questo romanzo è evidentemente ispirata alle azioni della celeberrima banda Bonnot che, agli inizi del novecento, terrorizzava la Francia.

La gang in questione era un gruppo armato anarchico che, proprio come nel romanzo, utilizzava veloci e inafferrabili automobili, per portare a segno le proprie rapine.

Ciò, a quei tempi, rappresentava una sorta di fatto avveniristico.

Le “rapine motorizzate” erano qualcosa del tutto fuori dal comune.

La banda aveva come leader Joseph Bonnot, un operaio che, prima di darsi al crimine politicizzato, fu addirittura l’autista, secondo alcuni storici, di Sir Arthur Conan Doyle.

Ritroviamo la sua figura nel succitato Albert, pilota de La vita è uno schifo che, in talune descrizione, va fondersi con l’automobile stessa trasformandosi in una bestia feroce e cromata:

Tenendo il motore acceso, Albert iniziò ad accompagnarne il ritmo tamburellando sul volante.

Indossava una canottiera che lasciava abbondantemente scoperti il collo e le braccia. Era buffo vedere i guanti alla fine delle sue braccia nude.

Piccolo, tarchiato, con folte sopracciglia unite fra loro, non valeva un fico dal punto di vista intellettuale, ma aveva una predisposizione innata per la meccanica. Lui e l’automobile formavano un unico corpo, una sorta di moderno centauro che in altri tempi sarebbe stato un buon quadrupede.

Già delle primissime pagine del libro è evidente l’elemento autobiografico che caratterizza l’opera.

La vita è uno schifo - Fumetto Nesto Burma
Una striscia dai fumetti ispirati a Nestor Burma.

Il protagonista, infatti, andrà a incontrare un gruppo di anarchici, mandanti del colpo grosso, che sono soliti riunirsi in una tipografia clandestina.

Come abbiamo detto, il giovanissimo Malet, nel suo primo periodo parigino, strinse amicizia con l’anarchico Colomer il quale lo ospitò a casa sua.

In un’intervista lo stesso autore affermò: La prima sera dormii […] su un divano su cui avevano dormito Germaine Berton e Emile Cotin.

Il primo assassinò Marius Plateau Segretario della monarchica French Action League e il secondo tentò di uccidere nientemeno che Georges Clémenceau.

Berton fu acclamato dai surrealisti, in particolare da Louis Aragon, che si congratularono per questa azione diretta ad attaccare la vecchia guardia nazionalista e reazionaria.

L’intera opera di Léo Malet può essere decriptata prendendo come punti di riferimenti gli elementi anarchici e quelli surrealisti che, in alcuni brani, diventano particolarmente evidenti.

Molto spesso l’autore ricorre a rappresentazioni oniriche, particolarmente in linea, come ben sappiamo, col manifesto di Breton, redatto nel 1942.

E ne La vita è uno schifo Jean Fraget spesso sovrappone visioni sorte dal sonno ad altre reali, fino a confonderle in un’unica disperata verità.

Ciò accade, soprattutto, quand’egli rivolge il pensiero alla tanto ossessivamente agognata Gloria:

Quella notte fu deliziosa, finché durò il sogno. La scena si svolse in un bistrot losco ma simpatico. I clienti erano gente qualunque, inoffensivi. I loro visi non erano segnati da quelle stigmate patibolari così frequenti nei miei sogni. Avevo appuntamento con lei. Arrivò. Al posto dell’abito bianco indossava un elegante tailleur grigio. La camicetta era scollata. […] Mi svegliai con la fronte umida e le cosce appiccicose per la polluzione notturna. Quella notte l’avevo avuta solo per me. Era stato troppo bello. Fui invaso da un’immensa tristezza, che accentuò ulteriormente il livido albeggiare che stava entrando furtivamente in camera.

Tra sanguinose sparatorie, efferati delitti, amori mai raggiunti e ideali che sono serviti soltanto come pretesto per tentare di dare un senso a vite che non ne possono avere, La vita è uno schifo ci dà la sensazione di non raccontare una storia il cui destino sia quello di procedere linearmente.

A questa vicenda, piuttosto, è toccata in sorte una strada a precipizio dentro un vortice in cui inizio e fine sembrano nascere e morire nello stesso istante.

La vita è uno schifo - copertina

LA VITA È UNO SCHIFO

Léo Malet
Edizioni Fazi

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