L’amuleto

L'amuleto

L’amuleto è un romanzo struggente. Percorrendo queste pagine ci si avventura in un frammento della vita di una donna e nella sua ricerca di un’esistenza diversa da quella a cui le norme sociali, l’indifferenza e le ideologie del tempo l’avevano relegata.

L’amuleto del titolo è un piccolo astuccio di cuoio toccato in retaggio ad uno degli eredi del Generale Maurizio di Rocca Tournion. Un oggetto particolare di cui Neera ci fornisce una descrizione minuziosa:

Ad uno di essi toccò fra le altre cose un astuccio di una forma bizzarra in cuoio lavorato, evidente provenienza di qualche bazar di Oriente. L’astuccio era largo poco più di un palmo, chiuso con un cordoncino di seta stinta ed emanava un profumo misto di essenza di rosa e di tabacco fino. In un angolo dove gli arabeschi del cuoio avevano lasciato un breve spazio, erano state impresse a secco due spade incrociate sormontate da una rosa. Fra il raso della fodera c’era un manoscritto, un centinaio di foglietti di carta sottile, resistente, coperti con una di quelle calligrafie nervose non larghe nè alte come porta oggi la moda, ma spezzate, minute, eppure non prive di una intima eleganza che noi dobbiamo cercare, per farcene una idea, nelle lettere delle nostre bisavole. Il testo era in francese. Poche note a matita traversavano i margini — scritte queste dalla mano pesante del generale. Del generale era pure un foglio congiunto al manoscritto a guisa di prefazione e di schiarimento; prova che il defunto ci teneva e che se avesse pensato a fare testamento, il misterioso manoscritto avrebbe avuto probabilmente una destinazione diversa che non quella di cadere sotto gli occhi del pubblico.

Proprio dalla lettera allegata al manoscritto prende l’avvio la narrazione. Questa breve parentesi fa da introduzione e ci presenta i fatti che hanno portato l’astuccio nelle mani del Generale.

L'amuleto - Neera
L’autrice Anna Maria Zuccari Radius, alias Neera. (Milano, 7 maggio 1846 – Milano, 19 luglio 1918)

Già nel passaggio dalla voce dell’uomo a quella di Myriam, protagonista della vicenda narrata nel manoscritto, si percepisce tutta l’eleganza di Neera, scrittrice raffinatissima, passionale e meditativa che scrive per raccontare ogni fatto solo in quanto portatore di un ideale.

La storia esposta in questo romanzo è di una delicatezza d’altri tempi e non vorrei raccontarvi troppo di quanto vi accade, ma certamente l’elemento essenziale è la trasformazione spirituale, morale, ma anche, in qualche modo, sociale di una donna che, in un unico tempo, scopre la dolcezza dell’amore e la durezza della rinuncia, attraverso un’elevazione culturale introdotta dalla lettura.

Nel racconto, che abbraccia il periodo di un anno, scorgiamo descrizioni soavi e dolci del giardino in cui avvengono gli incontri tra Myriam e suo cugino, protagonisti della storia dai caratteri tanto diversi che avranno, inevitabilmente, una evoluzione contaminandosi l’uno nell’altro, e proprio il giardino, nelle trasformazioni dovute alle stagioni, farà da perfetto sfondo a questi mutamenti.

Effettivamente mi pareva che fosse zampillata dentro di me una fontanella, una fontanella di gioventù e di vita; me la sentivo sorgere dal cuore, precipitare sui polsi, dilagare sotto la pelle. Mi venivano in mente cose alle quali non avevo mai pensato; mi sorprendevo ad ascoltare nell’aria voci arcane e giulive, quasi un coro di ore felici che mi venisse incontro; ed era tale la mia compenetrazione col mondo invisibile che avevo qualche volta la sensazione di sentirmi crescere dei fiori nelle mani, dei fiori sui capelli.

Incantevole è la definizione dell’amicizia che Neera fa passare dalle parole del suo protagonista:

Dove sarebbe l’idealità dell’amicizia se questa si limitasse a una dolce tolleranza e ad una amabilità benevola? Questo è ciò che si fa nel mondo, lo so bene e voi pure ve ne accontentereste. Quattro chiacchiere, una passeggiata, una colazione fatta insieme, la scelta dello stesso sarto e il gusto per la stessa musica, ecco secondo voi l’amicizia! Ci vuole altro vi dico, altro, altro. Che me ne farei di un amico che non dovesse contribuire al mio miglioramento, al mio innalzamento? All’amico, pensate, dobbiamo dare qualche parte dell’anima nostra, aprirgli questo sacrario immacolato e farlo riposare nel nostro cuore. L’amicizia è metà dell’amore, è qualche volta tutto l’amore: una cosa grande!

E ancora una perla, questa volta veicolata da una semplice e anziana cameriera:

— Orsola — dissi con uno slancio che mi veniva dal fondo del cuore — non ti pare che la vita sia bella?
— La vita, mia buona signora, non è nè bella nè brutta. È la vita.

Neera, pseudonimo di Anna Maria Zuccari, è stata una tra le scrittrici più prolifiche e influenti di fine Ottocento. Scrisse più di trenta opere tra romanzi e novelle, collaborò con numerose riviste e intrattenne rapporti epistolari con grandi intellettuali del suo tempo. Grazie alla ritrovata tranquillità economica, dovuta al suo matrimonio con il banchiere Emilio Radius, potè viaggiare entrando in contatto con Verga e Capuana, esponenti della corrente letteraria del Verismo, alla quale aderì.

La Zuccari esprime una solidissima filosofia morale ponendo la base di tutti i falsi giudizi morali in ciò che ella stessa chiama “il concetto materialistico della felicità” che pone il progresso e il bene non nello spirito dell’uomo, ma nelle cose che lo circondano e nelle loro modificazioni. Proprio ne L’amuleto, troviamo una semplice ma efficace espressione di questo concetto:

Le sole cose necessarie a sapersi si possono imparare in qualunque solitudine. I viaggi aggiungono certamente qualche dote allo spirito ma non è l’importante. L’importante è sempre dentro di noi.

Caratteristica che possiamo ritrovare in tutte le sue opere, e L’amuleto non fa eccezione, è proprio questa esigenza morale che, pur facendole desiderare per le donne dei suoi romanzi una più profonda vita spirituale, in contrapposizione al materialismo dilagante in quell’epoca, la tiene comunque lontana dagli opposti eccessi del femminismo.

Con Neera abbiamo voluto proporvi, dopo Paola Drigo, un’altra delle donne che hanno reso grande la letteratura italiana tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 e che, tuttavia, oggi sconta le pene di un immeritato disinteresse.

L'Amuleto - Copertina

L’AMULETO

Anna Maria “Neera” Zuccari
Edizioni Tredition

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