L’uomo duplicato

L'uomo duplicato nella recensione di Gilda Bicêtre

José Saramago, icona della letteratura portoghese, è stato uno dei migliori scrittori del secolo scorso. Penna prolifica, dalla fantasia fervida, capace di inventare trame originalissime, impreziosite da una scrittura che ha pochi eguali.

Tra i suoi romanzi spicca senza dubbio per singolarità narrativa e caratterizzazione del personaggio L’uomo duplicato. Pubblicato nel 2002 la storia ruota tutta intorno al suo protagonista, a quel Tertulliano Màximo Afonso, uno dei personaggi meglio descritti da Saramago nei suoi diversi romanzi.
La vita di questo uomo, un professore di storia, è decisamente piatta, anonima, eccezione fatta per la sua teoria per cui la storia dovrebbe essere raccontata all’indietro, perché «parlare del passato è quanto di più facile vi sia, sta tutto scritto, basta solo ripetere, spappagallare, controllare sui libri ciò che gli allievi scrivono negli esercizi o dicono nelle interrogazioni orali, mentre parlare del presente che ogni minuto ci scoppia in faccia, parlarne tutti i giorni dell’anno mentre si risale navigando nel fiume della Storia fino alle origini, o lì nei pressi, sforzandoci di comprendere meglio la catena di avvenimenti che ci hanno portato dove stiamo ora» è decisamente molto più difficile.
Tertulliano Màximo Afonso «non appartiene a quel numero di persone straordinarie che son capaci di sorridere anche quando sono sole, la sua indole è piuttosto incline alla malinconia, al raccoglimento, a un’esagerata consapevolezza della transitorietà della vita, a un’inguaribile perplessità dinanzi a quegli autentici labirinti cretesi che sono i rapporti umani.»

L'uomo duplicato - Saramago a Siena 1999
José Saramago a Siena, Santa Maria della Scala, per la conferenza “Il diritto e le campane”. (Opera di Sampinz su licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.)

Quell’anonimo professore di storia, che sarebbe piaciuto a Svevo, ha «un gran bisogno di stimoli che lo distraggano» visto che vive solo e si annoia, «o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo comunemente nota come depressione».
Il protagonista del romanzo di Saramago ha alle spalle un matrimonio fallito, non ha praticamente amici, e vive una relazione sentimentale sospesa sul crinale di una prossima fine e, in ultimo, ha una madre, «così lontana, senza notizie, e così discreta e rispettosa della vita del figlio, figurarsi, un insegnante di liceo, che solo in casi estremi oserebbe telefonare.».
Ma come spesso accade a quegli uomini che vivono come ombre, ritraendosi ai primi bagliori di un sole crescente, la vita riserva dei colpi di scena del tutto inattesi, rapidi battiti di ali dagli effetti imprevisti e sconvolgenti.
La vita di questo uomo che «ha nella carta d’identità un nome tutt’altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio» viene improvvisamente scompaginata dalla visione di una banale commedia, un film in videocassetta che Tertulliano Màximo Afonso noleggia su consiglio di un suo collega, il professore di matematica.
Non si aspetta nulla da quel film, non è certo un accanito sostenitore della settima arte, che anzi disdegna doverosamente. Tertulliano, noleggiando quella videocassetta in un venerdì pomeriggio, spera, semplicemente di trascorrere un paio di ore liete, rompendo la sua ingessata esistenza, fatta di ritmi che lui si è imposto, rispettandoli pedissequamente.
Lo scombussolamento che irrompe nella sua vita non è certo dovuto al valore cinematografico della pellicola, decisamente modesto, ma dalla rivelazione che uno degli attori, una delle tante comparse che recitano nel film, è la sua esatta copia. Tertulliano Màximo Afonso scopre di avere un sosia che, al contrario suo, fa l’attore. Quell’inattesa scoperta lo stravolge, deformando profili esistenziali tacitamente accettati da anni.
Quell’attore identico a lui, di cui Tertulliano non sa nulla, diventa per l’insegnante una sorta di ossessione, tanto che il giorno dopo si precipita presso la videoteca per noleggiare tutti i film della casa di produzione di quella prima, epifanica pellicola.
Il nostro professore visiona i vari film con la naturalezza di un maratoneta che macina chilometri per arrivare all’agognato traguardo; smette quasi di vivere, eccezion fatta per le necessarie tazze di caffè, indispensabili per assolvere all’improbo compito che si è entusiasticamente prefissato. È in sostanza, come mai forse prima d’ora, assorbito da qualcosa di irrazionale, la cui logica finalità è quella di carpire almeno il nome di quell’attore, inevitabile gradino per intraprendere la scalata successiva verso l’assoluta conoscenza di quel suo duplicato.
«La strada più facile sarebbe stata quella di telefonare o andare personalmente alla casa di produzione e domandare, così, con la massima naturalezza, il nome dell’attore che nei film tale e tal altro ha interpretato i ruoli di impiegato della reception, cassiere di banca, portantino e portiere di discoteca» ma sarebbe troppo semplice, scontato, banale, per null’affatto divertente, e Tertulliano Màximo Afonso non ha certo studiato storia per questo, per fare le cose semplici, alla portata di chiunque.
Come accade per Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila, anche per Tertulliano Màximo Afonso un’apparente, innocua scoperta cambia la sua vita, inducendo una serie di domande fino ad allora neanche ipotizzate.
Per il personaggio pirandelliano fu il suo naso, per quello di Saramago la presenza di un adespoto attore all’interno di un film, la cui sola finalità era quella di un rapido intrattenimento, scandito da un nastro che scorre lento nel videoregistratore, fugace curva in un percorso monotonamente rettilineo.
L’uomo duplicato è un tipico romanzo di Saramago segnato da una scrittura originalissima, avara di punti, con pochissimi accapo, strabordante di incisi e di oceaniche descrizioni, con il discorso diretto in forma del tutto originale e un’aggettivazione mai scontata.
Attraverso un originale dipanarsi narrativo Saramago conduce il fidato lettore, che aprioristicamente fin dalla prima pagina ha inconsapevolmente accettato le condizioni della lettura, a scandagliare il mondo interiore di Tertulliano Màximo Afonso, fatto di luoghi nascosti, di pagine mai lette, di sensazioni mai del tutto provate.
La storia di un uomo e del suo inconscio doppione, un duplicato, non un banalissimo sosia, tanto meno un ipotetico gemello ma esattamente un duplicato, singolarissimo caso di cui Tertulliano ignorava l’esistenza e che ora, dalla cinematografica apparizione, vuole scoprire davvero tutto, in un crescendo ingegnoso.
L’uomo duplicato, come per altri romanzi di Saramago, può sembrare inizialmente lento, ma non fatevi fuorviare da un maestro della penna quale è il portoghese. La trama, come una nascente sorgente, si accresce rapida, accettando l’acqua di quegli affluenti che incontra nel suo corso verso la foce, verso il mare. E allora quella apparente lentezza diventa movimento avvincente e la metodica vita di Tertulliano si trasforma in un’avventurosa esistenza di cui, ovviamente, non vi svelo né il decorso, tanto meno il finale.
I libri di Saramago presuppongono una fideistica accettazione di precisi vincoli, preamboli necessari per entrare in intima relazione con l’immaginario narrativo del premio Nobel per la letteratura nel 1998, un mondo in cui anche il lettore più distratto e distante si muoverà, alla fine, come Teseo nell’epico labirinto.

Tre giorni dopo, a metà mattinata, il telefono di Tertulliano Màximo Afonso squillò. Non era la madre per nostalgia, non era Maria da Paz per amore, non era il professore di Matematica per amicizia, e non era neppure il preside per informarsi di come andava il lavoro.»

Era solo e semplicemente Antonio Claro!

L'uomo duplicato - copertina

L’UOMO DUPLICATO

José Saramago
Feltrinelli Editore

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