Maternità

Maternità nella recensione di Maurizio Carvigno per Gilda Bicêtre

Ecco, penso che l’idea di avere figli per me sia un po’ così: un gesto un tempo necessario che adesso è diventato sentimentale.

A pronunciare queste parole è Sheila Heti, nel suo Maternità, il libro più complesso fra tutti quelli scritti dall’autrice originaria di Toronto, omaggiato da diverse riviste specifiche e, ovviamente, dal pubblico.

Maternità è uno di quei libri di difficile collocazione, sospeso, com’è, fra un romanzo autobiografico e un saggio intimo, un monologo e una seduta dallo psicanalista. Un luogo narrativo tutto da esplorare, dominato dalla maternità, naturale desiderio che da sempre affascina proprio per quella indescrivibile e ancestrale misteriosità.

Giunta quasi alla soglia dei quarant’anni, che «sono solo un’idea astratta: un traguardo che non è veramente tale» Sheila Heti inizia a chiedersi se sia opportuno o meno diventare madre. Lei è una scrittrice affermata, con una relazione stabile, amici di vecchia data ma forse le manca qualcosa. Si guarda intorno e nota come molte donne della sua età siano già diventate madri, con uno o più figli. Sembrano tutte soddisfatte mentre Heti no, si trova in un momento della vita in cui l’inedia la fa da padrona, in cui sente il peso della stanchezza di digitare solo parole sulla tastiera di un computer.

Mi sento una renitente alla leva rispetto all’esercito in cui tante mie amiche sono arruolate: me ne sto a ciondolare nel paese che loro stanno costruendo, imboscata dentro casa, che vigliacca.

Per uscire da questo stato Heti inizia a porsi tutta una serie di domande, arrivando, addirittura, a interrogare l’I-Ching, un antico sistema di divinazione, che lei reinterpreta e che millenni prima i re cinesi utilizzavano in tempo di guerra per conoscere l’esito di un conflitto, mentre la gente comune usava per risolvere i problemi di tutti i giorni.

Le domande che formula prima del fatidico lancio delle tre monete sono semplici e ammettono solo un sì o un no. Ma non sono certo solo le monete a fornire a una scrittrice affermata, che vive di libri e nei libri, le fatidiche risposte che, forse, non arriveranno mai.

L’oracolo più importante ai mille dubbi è lei stessa, il suo vissuto, il quotidiano confrontarsi con la realtà che la circonda.

Scritto nel 2018, Maternità non è un libro sul diventare madre, come il titolo, identico anche nell’edizione originale, farebbe facilmente supporre. Maternità è, invece, un viaggio nell’universo inesplorato che precede l’eventuale scelta di diventare madre, quel ponte sospeso fra avere o non avere figli, sotto il quale scorre impetuoso un fiume di dubbi, fatto di rapide che scavalcano quei pesanti giudizi di cui spesso sono oggetto tutte quelle donne che per vari motivi hanno scelto di non diventare madri.

Ho paura che, se uno non ha figli, sembri che non abbia fatto una scelta, o che non stia facendo altro che andare avanti per inerzia, alla deriva.

Maternità - Sheila Heti
L’autrice Sheila Heti

Con una scrittura realista ma anche ironica, rabbiosa e talvolta cinica, Sheila Heti svela, in quello che è senza dubbio il suo libro più intimo, semplicemente sé stessa, il suo essere donna, il suo non essere ancora madre, il suo essere sicuramente figlia.

Proprio le pagine dedicate al rapporto fra lei e la madre sono tra le più belle e intense. Heti descrive sua madre come una donna che dalla prima elementare fino al giorno prima della pensione ha lavorato senza sosta, sgobbando come un mulo, raggiungendo il risultato che si era prefissa ma senza essere in pace con sé stessa, senza essere felice.

Ancora più intense sono le pagine in cui Sheila esplicita i motivi della sua non maternità, il perché non abbia ancora un figlio:

A volte penso che, nel non volere figli, mi sto preparando per la vecchiaia. Io ho un’idea precisa della vecchiaia che voglio, come ce l’ho di poche altre cose: una casa semplice, una vita semplice, nessuno che abbia bisogno di me per qualcosa, e non aver bisogno di nessuno come ne ho ora. Chi fa un figlio, sta in ansia per tutta la vita. Oppure è invidioso di quelle giovani vite: un costante termine di paragone. Come mi ha detto una volta mia madre, parlando di me: Nessun altro mi fa sentire così vecchia.

Strutturato in dodici capitoli, di cui gli ultimi otto intitolati come le fasi del ciclo mestruale, Maternità colpisce per l’originalità della trama, per la freschezza della scrittura, per la schiettezza di un racconto che non annoia mai, per la capacità della protagonista di mettersi allo specchio, di mostrarsi senza trucchi o infingimenti, non temendo mai di apparire cinica, ma lasciando che il suo flusso interiore emerga come un fiume carsico, bagnando terre arse dalla imperitura ipocrisia che bolla gli esseri umani, specie le donne, in base a stereotipi inaccettabili ma ancora, purtroppo, largamente diffusi.

Tutte le volte che ho immaginato dei figli, ho provato un’ebbrezza e una vertigine che non hanno niente a che vedere con gli impegni che ho preso partendo da una base molto più profonda, molto più solida. Questi impegni mi sembrano oscuri, concreti, un misto di bene e male in egual misura. Ma il pensiero di avere dei figli mi ha sempre frastornata, o resa euforica come aspirare l’elio dei palloncini, ed è stato così per tutte le cose in cui mi sono buttata a capofitto per poi, altrettanto all’improvviso, uscirne.

Maternità - copertina

MATERNITÀ

Sheila Heti
Sellerio Editore

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