Mentre morivo

Mentre morivo nella recensione di Gilda Bicêtre

Missouri anni ’30. Fattorie costruite con poche assi, capannoni di legno quasi nero, friabile, destinato a trasformarsi in polvere buia. Come la terra resa avara dalla miseria. Corpi di contadini avvolti in abiti logori e massacrati dalla fatica. Piedi torturati dall’umidità e dal duro lavoro nei campi, serrati dentro pesanti scarpe fatte in casa. Pochi denti in bocca.

E poi la rassegnazione per un destino che i protagonisti, per non rinunciare a una minima speranza, chiamano Dio.

È il territorio ben rappresentato dalle più dure fotografie di Eudora Welty

È il luogo in cui il vecchio Anse con la moglie Addie, misero su famiglia, dando alla luce quattro figli maschi, ormai tutti adulti: Darl, Jewel, Cash e Vardaman. C’è posto anche per un’erede donna: Dewey Dell.

Mentre morivo - Sites of memory - Eudora Welty
Eudora Welty – Sites of memory

L’intero romanzo si apre con Cash, abile falegname, che costruisce una bara. Dalla finestra lo guarda sua madre. La cassa è per lei. Addie sta morendo.

Disporranno al contrario la donna nel feretro. Perché il suo abito migliore possa adattarsi alla forma della bara che caricheranno su un carro traballante.

Devono trasportarla fino a Jefferson, dove sono sepolti tutti i suoi parenti.

Questa l’ultima volontà della donna.

La città è a un giorno di viaggio dalla fattoria.

Se tutto va bene.

Ma niente va bene.

Un violento acquazzone fa straripare il fiume e crollare un ponte.

In una mirabile descrizione, i cavalli quasi affogano insieme a uno dei figli.

La bara scivola dal carro.

Si inabissa tra i flutti.

Il giro da compiere diventa immensamente più lungo, mentre, per giorni, il corpo di Addie inizia a percorrere la strada della decomposizione.

“Noi andiamo avanti con un moto così soporifico, così sognante, che neppure fa pensare a un progredire, come se fosse il tempo e non lo spazio a diminuire tra noi e laggiù”

Così dice Darl.

Ma tutti parlano.

I capitoli del libro, infatti, si alterneranno cedendo la voce a ogni personaggio di questa storia.

I loro lunghi monologhi sono composti da frasi affastellate, disordinate e mozze come fossero disorientate dalla miseria d’una vita e d’una morte troppo dure da comprendere.

Le frequenti ripetizioni di avverbi, aggettivi e pronomi contribuiscono a ben rendere il parlare che caratterizza questa gente semplice e molto prossima all’analfabetismo.

Ci vuole un genio come Faulkner per riuscire a permeare di dura poesia un lessico tanto incerto.

Anche Addie, la madre morta, grazie a un improvviso flash back, dice la sua:

“Mi ricordavo di mio padre che diceva sempre che la ragione per cui si viveva era per prepararsi a restare morti per tanto tempo.”

La donna spiegherà il senso profondo di questa frase alla luce dello spirito con cui ha trascorso la sua esistenza.

E sarà una rivelazione sconcertante.

Capolavoro assoluto.

P.S.: se amate la fotografia e avete curiosità di conoscere l’opera di Eudora Welty, potete divertirvi a guardare questo video.

Mentre morivo

MENTRE MORIVO

William Faulkner
Edizioni Adelphi

4 commenti su “Mentre morivo

  1. Non so se felicitarvi o insultarvi. Ho voglia di fare il primo acquisto dopo aver letto la prima recensione….andiamo avanti
    Ottima iniziativa

  2. Bellissime recensioni, comincerò da Faulkner… per amore e compassione della nostra umana miseria.
    Cristiana

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