1793

1793 nella recensione di Gilda Bicêtre

1793. Sono passati solo quattro anni dalla rivoluzione francese. Ci si aspetterebbe che l’illuminismo abbia conquistato l’Europa intera, accendendo di speranza il futuro prossimo a venire. Non è così. Non in questo romanzo che pare immerso nella più oscura delle epoche. Ci troviamo a Stoccolma. Due bambini, raggelati dalla miseria e dal freddo, rinvengono il corpo d’un giovane orribilmente mutilato. I quattro arti gli sono stati strappati, gli occhi cavati, i timpani perforati e i denti strappati.

Il primo a essere avvisato è  Mickel Cardell, guardia civile, che faticosamente, ancora intontito da acquavite non smaltita, si reca sul posto in una buia alba d’autunno.

In fondo qualcosa lo accomuna al cadavere. Cardell, infatti, ha perduto un arto in quella guerra che non riesce a dimenticare e che sempre lo tormenta. A volte lo sente. Il suo braccio. È un fantasma sempre pronto a ricordargli che non se n’è andato del tutto, che nell’amarezza e nel disgusto di Mickel esiste ancora speranza. Non potrebbe essere altrimenti, visto l’incrollabile tenacia tanto presente in questo poliziotto.

All’inizio della vicenda il suo rapporto con il procuratore Cecil Wing non è idilliaco. E non potrebbe essere altrimenti. Cecil, gracile e malato, colto e delicato, mal si assortisce con la rudezza, a volte feroce, di Cardell. La determinazione, però, che entrambi hanno nel perseguire, senza compromessi, la verità è più forte di qualsiasi differenza sociale.

I due diventano amici e insieme iniziano a condurre una serrata caccia al colpevole.

1793 - Niklas Natt och Dag
L’autore Niklas Natt och Dag

Presto scoprono un’orrenda verità: la vittima è stata mutilata prima di essere uccisa. Non solo. Gli arti non gli sono stati porta via  nello stesso momento, ma a intervalli regolari di tempo. Il carnefice attendeva guarisse un’amputazione per poi passare alla successiva.

Quale essere ha potuto perpetrare un crimine tanto mostruoso? I due investigatori inorridiscono di fronte a quell’ulteriore e inaudita crudeltà di cui i loro occhi, abituati a ogni tipo d’efferatezza, diventano testimoni.

Il racconto primo è intervallato da un carteggio, costituito da lettere, in cui un uomo, non presentato nella storia principale, fornisce al lettore una serie di preziose informazioni inadatte, però, data la natura anonima dello scrivente, a ricomporre quel complesso puzzle che caratterizza la trama del romanzo.

Con una polifonia di voci, dunque, Niklas Natt och Dag, al suo esordio letterario, ci trascina nel labirinto d’una Stoccolma inedita. Non quella capitale che tutti noi identifichiamo con l’ambito Nobel o con la prelibatezza del suo caviale rosso. Non certamente la Città del pittoresco Gamla Stan o dello sfarzoso Palazzo Reale. Non rintracceremo, nei suoi vicoli, le dolci note e parole di Bellman, anche se proprio a questo cantore settecentesco, avo degli odierni cantautori,  è intitolata la trilogia di cui 1793 costituisce la prima parte.

Il nostro sarà un viaggio in luride taverne, tra marinai storditi dall’alcool, prostitute sguaiate, sordidi usurai.

Visiteremo il raccapriccio che, in nobili salotti, se ne sta rintanato oltre lo scintillio dei cristalli, degli argenti, delle pietre preziose.

Conosceremo piccoli truffatori che, con la loro poca furbizia, finiranno tra gli artigli delle più aberranti depravazioni.

E ancora incontreremo fanciulle abusate, oscure prigioni, carcerieri senza pietà che faranno da sfondo a intrighi di corte con le loro spie sempre pronte a tradire.

E scopriremo che quel Male, dalle lunghe dita eleganti, è forse stato un bambino violato.

Malgrado gli orrori che l’autore abilmente descrive, alla fine del romanzo, si resta disarmati.

Il lettore non sa emettere sentenze.

Anche se costa fatica, terminata la lettura, scacciare quei brividi di raccapriccio che tanto ci hanno spinto a odiare il carnefice presente in questa lunga e intricata storia, non si trova la forza di condannarlo senza appello alcuno.

Il nostro giudizio resta sospeso e avrà la stessa consistente certezza dell’arto fantasma che accompagna Mickel Cardell.

1793 - Copertina

1793

Niklas Natt och Dag
Einaudi Editore

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