Miss Marjoribanks

Miss Marjoribanks

“Miss Marjoribanks”, quinto libro del ciclo “Cronache di Carlingford” dell’autrice scozzese Margaret Oliphant, è un romanzo di formazione inizialmente pubblicato a puntate e raccolto in un’unica edizione solo più tardi, nel 1866. Non è il solito romanzo vittoriano dallo stile polveroso e artefatto, ma piuttosto il più grande (ben più di cinquecento pagine in totale) ed entusiasmante esempio di una donna che scrive dell’universo maschile nel diciannovesimo secolo, per prendersene gioco.

Miss Marjoribanks - Margaret Oliphant
L’autrice Margaret Oliphant in un’immagine tratta dal frontespizio di Storia della Letteratura Inglese dal 1760 al 1825.

La storia inizia con il ritorno a Carlingford di Miss Lucilla Marjoribanks, paladina della Oliphant, al dì della morte di sua madre: figlia devota e di buon cuore, la giovane non ha altra aspirazione se non quella di prendersi cura del caro papà, rimasto privo di quella figura femminile di prim’importanza che si rivelerà essere il tema ricorrente dell’intero romanzo. Sì, perché “Miss Marjoribanks” non è un exploit di sentimenti repressi di una donna dominata dal maschilismo asseverato tipico dell’epoca, al contrario: ciò che delinea l’aspetto estemporaneo e innovativo di questo romanzo è la sua chiave matriarcale, quella che apre la serratura del vero senso della storia.

La giovane, benché fosse a scuola, sapeva di avere avuto una carriera importante, persino durante quei tre anni da alunna. Dal giorno in cui cominciò a leggere economia politica con Miss Martha Blount, che, sebbene fosse la secondogenita, era lo spirito guida dell’istituzione, Lucilla aveva esercitato con molta soddisfazione una determinata influenza sulla scuola stessa. Forse nelle sue azioni mancava un po’ di grazia, ma la grazia, dopotutto, è solo una qualità secondaria, e in ogni situazione Miss Marjoribanks andava dritta per la sua strada, lasciando un’incontestabile scia dietro di sé e rimuovendo con indifferenza ogni piccolo ostacolo.

Il matrimonio, fine ultimo di ogni donzella vittoriana, è ben lontano dalla mente della beneamata Lucilla, troppo impegnata nella propria affermazione in un quadro sociale di cui, nel giro di dieci anni, diventerà la sovrana per eccellenza. D’altro canto, il matrimonio avrebbe scompigliato non poco i suoi piani. Solo dopo aver consolidato il suo potere e deliziato il suo ingegno con qualsivoglia questione inadatta alle donne dell’epoca – solo allora lascerà dominare il cuore, incurante delle ingiurie del tempo.

Possedeva per natura quel tipo di egotismo, o meglio egoismo, che era predestinato a lasciare il segno nel mondo, grazie alla sua realtà perfetta e alla buona fede. Ci sono persone che parlano di sé e pensano a sé, per così dire, controvoglia e svalutandosi, poiché non sono veramente in grado di convincersi che a qualcuno importi, mentre Lucilla, dal canto suo, aveva la più ferma e profonda convinzione che, quando discuteva delle sue attività, dei piani e della propria astuzia, stesse proponendo ai suoi interlocutori e a se stessa il più interessante argomento. Una convinzione tale non è mai priva di frutti: c’erano sempre uno o due spiriti indipendenti che si ribellavano, com’era naturale, ma la gente veniva presto invasa da una profonda fiducia in ciò che Miss Marjoribanks sosteneva così fermamente. La certezza di Lucilla sull’importanza e sul valore del proprio agire la rese, man mano che cresceva, un’abile e divertente conversatrice, un livello che poche persone, indifferenti nei propri confronti o non credono in loro stesse, possono raggiungere.

Margaret Oliphant è una scrittrice da collocare nel panorama vittoriano per questioni meramente temporali, in quanto precorritrice di una narrazione progressista che non avrebbe avuto ragione di esistere in un regno britannico bigotto e asettico come quello della regina Vittoria la quale, ironia del caso, sembra avesse una predilezione per questa scrittrice così arguta e al contempo lontana da quegli stessi valori regi da lei istituiti. Il romanzo, che trasuda ironia da ogni frase, si inserisce in un lungo continuum di opere britanniche sulla vita domestica di cui, però, ne descrive la banalità in piccoli paesi privi d’ispirazione, o meglio, aspirazione. L’eroina è una vera guerriera della propria esistenza, del tutto opposta alla sempliciotta e ingenua Jane Eyre di Charlotte Brontë e alla stizzosa, ma incoerente Elizabeth Bennet di Jane Austen: Miss Lucilla Marjoribanks, infatti, da paffuta ragazzina a modo, diventa un generale pluristellato dell’ascesa sociale grazie a conquiste, adunanze, difese, attacchi e strategie ben pianificate e realizzate senza alcun aiuto da parte del poderoso sesso forte, avvicinandosi, se non addirittura combaciando, alle protagoniste battagliere delle ben più note Elizabeth Gaskell e, in epoca moderna, Agatha Christie.

Miss Marjoribanks - Copertina

MISS MARJORIBANKS – CRONACHE DI CARLINGFORD

Margaret Oliphant
Elliot Edizioni

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