Monaco

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Il romanzo storico, si sa, fin dai tempi di Alessandro Manzoni e non solo, può risultare un campo minato, un piano scivoloso, eccessivamente inclinato, un infido esperimento letterario, talvolta pericolosissimo, che può mettere a rischio la carriera stessa di uno scrittore, anche quello notoriamente più affermato e smaliziato.

Non basta infatti scegliere i giusti ingredienti quali una buona trama, cesellata da un’appropriata vicenda storica o, ancor di più, dei personaggi decisamente azzeccati.

Monaco - Robert Harris
L’autore Robert Harris. Foto di Krimidoedel Dr. Jost Hindersmann su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

Bisogna che questi elementi vengano sapientemente mixati, evitando, ad esempio, di far prevalere la vicenda storica sul racconto di fantasia, perché il rischio corso sarebbe quello di trasformare il romanzo in un saggio.

Ma egualmente pericoloso, ai fini del successo finale dell’opera, sarebbe anche il risultato di rendere il verosimile troppo fantasioso, al punto da mettere in dubbio l’attendibilità storica stessa.

Questo lungo cappello introduttivo è necessario per presentare Robert Harris che da decenni si cimenta con il romanzo storico, plasmando una materia delicata e pericolosa con la saggezza del veterano e l’indiscussa abilità del bravo e ricercato artigiano.

Fin dai tempi di Fatherland (in cui, strizzando l’occhio al genere distopico, raccontava l’ucronica realtà di un mondo, a metà degli anni Sessanta del ‘900, dominato dalla Guerra Fredda i cui protagonisti, però, erano gli Usa e sorprendentemente la Germania nazista vincitrice della Seconda Guerra Mondiale) Harris ha impastato al tornio della letteratura la storia con la fantasia, dando vita a romanzi sempre godibilissimi e avvincenti, come nel caso di Monaco.

Pubblicato nel 2017, Munich, questo il titolo originale, rappresenta una sorta di naturale conclusione per Harris «del forte interesse che da oltre trent’anni» nutre per il trattato di Monaco, quel consesso internazionale, che si tenne nel settembre del 1938 nella città bavarese e che, grazie alla cessione del territorio cecoslovacco dei Sudeti alla bulimia nazista, sembrò salvare l’Europa da un’imminente catastrofe bellica.

La storia, lo sappiamo, andò diversamente.

Quell’assise fra Hitler, Mussolini, Daladier e Chamberlain garantì la pace soltanto pochi mesi, alimentando fragili speranze, fatui attestati di giubilo che i quattro leader ricevettero dai loro popoli, all’indomani della fine del vertice, speranze che crollarono miseramente poco meno di un anno dopo, quando le truppe naziste invasero la Polonia.

Monaco - Trattato di Monaco
I firmatari del Trattato di Monaco: da sinistra, Chamberlain, Daladier, Hitler e Mussolini; a destra, Ciano. In secondo piano, tra Hitler e Mussolini si nota Joachim von Ribbentrop, il ministro degli affari esteri tedesco.
Bundesarchiv, Bild 183-R69173 / CC-BY-SA 3.0

Proprio le ore immediatamente precedenti quello storico e purtroppo inutile incontro, rappresentano l’incipit di Monaco di Robert Harris.

Una conferenza il cui nefasto esito futuro era forse previsto dagli stessi partecipanti, tanto che lo storico Pierre Milza, nel suo Hitler e Mussolini, scrisse che «nel sedersi al tavolo dei negoziati, tutti sapevano che il dibattito sarebbe stato un semplice pro forma e che i rappresentanti delle democrazie dovevano, praticamente su tutti i punti, accettare le richieste del Führer. Per Deladier e Chamberlain si trattava essenzialmente di salvare la faccia.»

Il romanzo di Harris, noto anche per una celebre inchiesta sui falsi diari di Hitler, prende vita a partire dal 27 settembre 1938, due giorni esatti prima dell’inizio della conferenza, quando a Londra, e non solo, si avvertiva la plumbea atmosfera di una possibile nuova guerra, con tanto di maschere antigas in bella mostra nelle vetrine dei negozi in centro e sacchetti di sabbia agli angoli delle strade.

Un clima legato al sinistro annuncio di Hitler che aveva, urbi et orbi, proclamato per la fine di settembre la mobilitazione del suo esercito al confine con la Cecoslovacchia per prendersi quel territorio dei Sudeti che riteneva suo, naturale propagazione del famigerato Lebensraum, lo spazio vitale tedesco.

Quell’incubo andava fermato, bisognava tentare, prima che il rumore delle armi soffocasse il silenzio della pace, ogni altra soluzione, mettendo in campo l’extrema ratio della diplomazia.

Sullo sfondo della grande storia, che riaffiora nelle pagine del libro di Harris con forza e precisione, si muovono protagonisti reali, quali il primo ministro inglese Chamberlain o i dittatori di Italia e Germania e personaggi di finzione, come Hugh Legat, astro nascente del Servizio diplomatico di Sua Maestà britannica e Paul von Hartmann, membro dello staff del ministero degli esteri nazista.

I due si conoscono da tempo, sono stati anni addietro studenti presso la prestigiosa università di Oxford, condividendo studi e amori e ora si ritrovano al centro della storia, cercando di essere i volontari artefici di una segretissima cospirazione ai danni di Adolf Hitler, estremo tentativo per evitare la catastrofe.

Monaco - Deladier
Accordo di Monaco, 30 Settembre 1938 – Edouard Deladier. Bundesarchiv, Bild 183-H13007 / CC-BY-SA 3.0

Il libro di Harris alterna convincenti descrizioni storiche (molto suggestive quelle relative al quartiere generale di Hitler a Monaco o al suo appartamento privato nella stessa città tedesca che lo vide protagonista fin dal fallito putsch del 1923) a narrazioni più intime, legate alla personalità dei diversi protagonisti del romanzo, a partire dal premier inglese Chamberlain, sapientemente delineato, sulla base di una corposa ricerca storica, dalla penna di Harris.

Particolarmente persuasive per lo spessore narrativo sono anche le pagine in cui Harris spalanca le porte direttamente alla storia, come nel caso della descrizione del discorso che Chamberlain tenne all’interno di un parlamento inglese, insolitamente attento, che destò l’entusiasmo di tutti, perfino quello di Winston Churchill, di solito poco incline a facili entusiasmi ma conscio, al pari dei suoi colleghi, della gravità del momento.

Il primo ministro parlò nell’assoluto silenzio. Nessun parlamentare si alzò per interromperlo mentre descriveva giorno per giorno, a volte ora per ora, lo sviluppo della crisi. L’unico movimento era quello degli uscieri della Camera con le loro redingote nere e le catene da cerimonia, che continuavano a portare telegrammi e foglietti rosa su cui erano annotati i messaggi telefonici che stavano inondando Westminster.

Di egual altezza sono anche le descrizioni del vertice vero e proprio, quello che si tenne negli ultimi giorni del settembre 1938, in cui realtà e finzione si fondono totalmente, dando vita a una trama avvincente, fatta di colpi di scena, di pesanti silenzi, di spie occhiute e di strenui tentativi per dissimulare scomode presenze.

Ne viene fuori, così, un romanzo certamente di genere ma assolutamente godibile e scorrevole, una lettura non particolarmente impegnativa ma che apre, tuttavia, una finestra con vista sulla storia, su quelle vicende imparate sui banchi di scuola e sulle quali il tempo ha inevitabilmente cosparso un velo di polvere.

D’altra parte uno degli impronunciabili obiettivi che si pongono gli scrittori di romanzi storici è proprio quello di solleticare l’interesse sopito dei loro lettori su argomenti basilari del nostro recente passato, gettando dei semi su terreni di nuovo arati.

Monaco di Robert Harris ripercorre come una vecchia moviola quei drammatici e decisivi giorni sul declinare di settembre, quando l’Europa pensò di essere sull’orlo del precipizio, tirando, poi, per lo scampato pericolo, un sospiro di sollievo che durò, però, il battito di un ciglio, il tempo di una sconfinata, inebriante esultanza.

La città era piena di gente che si godeva il venerdì sera e la pace inaspettata. Non provava più nei loro confronti lo stesso disprezzo che aveva provato a Monaco. Ogni bicchiere levato, ogni sorriso, ogni braccio intorno alle spalle di un amante ora gli pareva un gesto contro il regime.

Monaco - Copertina

MONACO

Robert Harris
Edizioni Mondadori

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