Naja Tripudians

Naja Tripudians

Con Naja Tripudians di Annie Vivanti (al secolo Anna Emilia Vivanti – Norwood, 7 aprile 1866 – Torino, 20 febbraio 1942) riprendiamo la nostra ricerca di autrici dimenticate e lo facciamo con una scrittrice nota alle cronache di fine Ottocento soprattutto per la sua relazione sentimentale con Giosuè Carducci, che li legherà fino alla morte di lui. Lo scandalo per questo vincolo tra una ragazza di ventiquattro anni e un uomo di cinquantacinque serpeggerà nell’ambiente letterario, anche se i loro rapporti in pubblico rimarranno sempre improntati a una estrema formalità.

Nel 1892, Annie sposerà il giornalista irlandese John Chartres dal quale avrà una figlia, Vivien, diventata in seguito un’acclamata violinista.

Naja Tripudians - Annie Vivanti
L’autrice Annie Vivanti.

Nonostante oggi sia pressoché dimenticata, Annie Vivanti è stata una celebre e celebrata scrittrice e giornalista. Basti pensare che, per designare la schiera di autrici di romanzi di consumo e imitatrici della nostra, Matilde Serao aveva coniato il termine, sicuramente sarcastico, di “vivantine”.

La Vivanti, durante la Prima guerra mondiale, difese la causa italiana dalle colonne dei principali giornali inglesi e, nell’immediato dopoguerra, si avvicinò fortemente a Mussolini e al nascente fascismo.

Si era stabilita da anni in Italia quando, ormai anziana e acclamata scrittrice, dovette fare i conti con la svolta anglofoba del regime fascista che, nel 1941, in quanto cittadina britannica, la colpì con un provvedimento di domicilio coatto ad Arezzo. Inutile dire che la questione divenne subito uno scandalo e lo stesso Mussolini dovette intervenire per porvi rimedio. Appena riacquistata la libertà, la Vivanti tornò a Torino, dove abitava. Ma le sue condizioni di salute, già instabili, vennero ulteriormente minate dall’esperienza vissuta. Quando venne a sapere che l’amatissima figlia Vivien si era tolta la vita nell’autunno del 1941, la situazione precipitò e Annie Vivanti morì nel febbraio del 1942. Sulla sua tomba i primi versi della più celebre delle poesie dedicatele da Carducci:

Batto alla chiusa imposta con un ramicello di fiori
Glauchi ed azzurri come i tuoi occhi, o Annie

Il romanzo che vi propongo oggi, Naja Tripudians, risale al 1920 ed è un’aspra denuncia contro la corruzione dei costumi del primo dopoguerra.

Troviamo ad accoglierci all’inizio del libro il dottor Francis Harding, specialista in malattie tropicali, in un giorno che doveva essere pieno di gioia e si trasforma ben presto in tragedia: la giovane moglie, infatti, perderà la vita mettendo al mondo la loro seconda figlia.

Naja Tripudians - Giosuè Carducci
Giosuè Carducci in una foto del 1900.

L’autrice ci accompagna dapprima nella vita di quest’uomo facendocelo conoscere quando, da giovane medico, è impegnato in Asia a combattere le terribili affezioni che dilagano in quei paesi, prima tra tutte la lebbra. Assisteremo al passare del tempo che lo porterà ad un impegno sempre più ostinato nella ricerca di una cura per questa malattia, fino a quando, ormai arrivato ai quarant’anni, per poter assistere una vecchia zia malata, dovrà fare ritorno in Inghilterra. In questo frangente il nostro conoscerà la giovane figlia del pastore anglicano della piccola città, che diverrà poi sua moglie:

Al capezzale, mite, timida, pietosa, vegliava la bionda figlia del pastore anglicano di Wild-Forest.

E quando la vecchia ebbe chiuso gli occhi – lasciando ad Harding la sua esigua sostanza, la casetta e i limitati poderi – Harding tese la mano alla mansueta e silenziosa infermiera per ringraziarla.

Quella mano era piccola e tiepida e tremante. E Francis Harding la trattenne nella sua.

La scena, poi, si sposta sulle sue due figlie, Myosotis e Leslie, mostrandoci due ragazze candide e semplici:

E la vita le salutò, tutta sorrisi. Le condusse, tenera come una mamma, gaia come una amica, pei mattinali sentieri dell’adolescenza.

Myosotis bionda, Leslie biondissima, vagavano fantastiche e sognanti in un mondo d’azzurre irrealità. Credevano ai miracoli e alle visioni, ai poeti e alle fate, agli angeli e agli umani.

Avevano l’abitudine gentile di parlare colle cose immateriali e inanimate.

Le due fanciulle non conoscono nulla della società contaminata e corrotta del primo dopoguerra, hanno una fiducia incrollabile nell’onestà delle persone che incontrano e questa loro visione del mondo non trova, purtroppo, una smentita da parte degli adulti che avrebbero dovuto metterle in guardia dai pericoli della vita: il loro padre, il dottor Harding, la loro insegnante, Miss Jones e la loro governante, Jessie, sono infatti persone semplici, pietose e generose che condividono con le ragazze la bontà d’animo e la fiducia nel prossimo.

Ovviamente non voglio svelarvi nulla della trama di questo romanzo, ma posso dirvi che le due piccole incontreranno l’orrore…

Profetiche saranno le parole di un giovane giornalista, divenuto amico di Myosotis, la maggiore delle due sorelle, in una circostanza particolare (che non vi rivelo per non rovinarvi la lettura):

– Che cosa pensava? – chiese finalmente il dottore sostando a guardare i rami brulli e melanconici contro il grigiore del cielo.

– Pensavo, – disse Wilmer volgendo sul volto fine e stanco dello scienziato i suoi occhi vividi, – pensavo che mentre noi cerchiamo i rimedi alla lebbra e ai veleni di vipere in terre lontane, qui, nel nostro paese, qui, nelle nostre città, infierisce un morbo psichico, dilaga una infezione morale che contamina e corrompe tutto ciò che ci sta intorno. Pensavo, mentre lei parlava della Naja egiziana, alle vipere umane che amano mordere nelle carni pure, avvelenare le anime innocenti! Pensavo alle «naie» sociali delle nostre grandi città, di cui è tripudio il contaminare e corrompere ciò che ancora di candido, di sano e di sacro è nel mondo…

Il dottore si era fermato in mezzo al viale e contemplava il compagno cogli occhi ceruli un poco appannati; i suoi capelli bianchi e fini ondeggiavano, mossi dal freddo vento autunnale.

Naja Tripudians - Annie e Vivien
Vivien Chartres (1893-1941) e Annie Vivanti Chartres (1866 – 1942) in una foto del 1901.

La Naja Tripudians del titolo è, infatti, un temibile e velenosissimo serpente e l’autrice si avvale di questo emblematico paragone per rendere in maniera straordinaria tutta la corruzione di una società che non sembra essere poi così distante dalla nostra.

Mirabile è il modo in cui, nella narrazione, si avverte il passaggio dai climi torridi dell’Asia, che caratterizzano la giovinezza del dottore, al clima primaverile che si assapora nell’adolescenza delle due giovinette, passando per la nebbia dell’autunno in cui si muovono i passi incerti della piccola famiglia Harding che si affaccia inconsapevole all’inganno ordito dalla perfida Lady Randolph Grey, fino ad arrivare al gelo dell’inverno in cui si consumano gli attimi di terrore e smarrimento che le due ragazze saranno costrette a vivere, come se il passaggio inesorabile delle stagioni fosse indissolubilmente legato all’evolversi di questa vicenda.

I romanzi della Vivanti, ai suoi tempi, erano considerati “osè”. Oggi possiamo dire che questi scritti affrontano temi forti come la violenza contro le donne e questioni di morale pubblica e sociale come la droga e la corruzione dei minorenni, con un sentimento intimo e raccolto, quasi sottovoce, ma con una ineguagliabile intensità.

La narrazione sorprende nella sua semplicità e il racconto scorre fluido e trascinante.

Grazie alla scelta editoriale di una Casa Editrice romana abbiamo di nuovo la possibilità di leggere questo scritto di una grande e dimenticata autrice, mentre risale a qualche anno fa la pubblicazione da parte di Sellerio di altre sue opere.

Naja Tripudians - Copertina

NAJA TRIPUDIANS

Annie Vivanti
Edizioni ECRA

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