Nido di vergini

Nido di vergini

Il mondo degli autori dimenticati non è popolato solo da donne e, questa volta, Gilda ha deciso di proporvi un nome maschile per arricchire la piccola schiera di queste voci che va costituendo.

Si tratta di Silvio Spaventa Filippi, giornalista e autore di tre romanzi, di cui ho scelto di presentarvi Nido di vergini.

Il nostro nacque ad Avigliano (Potenza) il 31 agosto 1871 da Giuseppe Filippi (1831-1900), professore di lettere, e da Beatrice Roberticchio (1836-1885). Il cognome Spaventa fu aggiunto con atto notarile solo nel 1890, come omaggio al filosofo napoletano Bertrando Spaventa.

Nido di vergini - Silvio Spaventa Filippi
L’autore Silvio Spaventa Filippi.

Nella sua formazione ebbero un ruolo fondamentale le letture in cui si immergeva nella biblioteca paterna, passando con disinvoltura dai giornali illustrati ai volumi di fiabe, viaggiando con l’immaginazione e sviluppando a poco a poco la sua predilezione per il genere umoristico e fantastico.

Nel 1880 si trasferì a L’Aquila, dove frequentò il ginnasio e il liceo conseguendo la maturità classica e dove ebbe modo di sviluppare una precoce vocazione giornalistica.

Tra il 1890 e il 1892 si dedicò alle prime prove di direzione di fogli aquilani a scopo elettorale, passando da posizioni politiche moderate e anticrispine a posizioni mazziniane.

Nel 1892 iniziò gli studi giuridici presso l’Università Federico II di Napoli, ma ben presto si trasferì a Roma dove si iscrisse alla facoltà di lettere de «La Sapienza». Nonostante fosse sempre più attratto dal mondo giornalistico che frequentava con assiduità, non riuscì a concludere il corso di studi.

Nel 1893, presso la redazione del Folchetto conobbe i più importanti giornalisti umoristi dell’epoca: Luigi Bertelli (Vamba), Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin) e Ugo Fleres, firme importanti anche nel giornalismo per ragazzi. Negli stessi anni Spaventa Filippi collaborò al Folchettino e al Tartarino, finché, nel 1902, fu chiamato da Giovanni Bistolfi, direttore de La Lombardia, a ricoprire nel giornale il ruolo di redattore generico e letterario.

L’arrivo a Milano inaugurò una nuova e intensa fase della sua vita professionale. La vivacità culturale della città gli diede modo di far conoscere la sua prosa giornalistica, raffinata e squisitamente umoristica, risultato di un approccio improntato alla scrittura breve, ma anche di una consolidata valutazione critico-letteraria sull’umorismo.

Qualità come queste non potevano passare inosservate a uno scopritore di talenti come Luigi Albertini, allora già direttore del Corriere della sera, presso cui Spaventa Filippi fu assunto nel 1903 per dirigere Il romanzo mensile, un supplemento del quotidiano destinato a ospitare romanzi d’appendice e novelle. Grazie alla sua profonda conoscenza della lingua e letteratura inglese, tedesca e francese, Spaventa Filippi seppe imporvi una chiara linea di apertura alla letteratura straniera.

Quando nel 1908 venne completata la serie dei supplementi con un settimanale per ragazzi, fu naturale affidare la direzione del nascituro Corriere dei piccoli a Spaventa Filippi, uomo di raro equilibrio e valido traduttore, che diresse la celebre rivista per ragazzi fino al 1931 rendendola quel periodico di elevata qualità letteraria, artistica ed educativa cui si ispireranno successivamente moltissimi settimanali dedicati ai più giovani.

Possiamo dire senza temere di essere smentiti che a Silvio Spaventa Filippi si deve la diffusione del fumetto in Italia.

La casa di Spaventa Filippi divenne luogo d’incontro culturale: insieme con la moglie Antonietta Marra, che aveva sposato nel 1905 e dalla quale ebbe i figli Lia, Gino e Leo, ospitò amici fraterni, come gli scrittori Dino Provenzal e Renato Simoni, intellettuali contrari all’ideologia dominante del calibro di Giuseppe Antonio Borgese e Fernando Palazzi e figure come Margherita Sarfatti e Ada Negri, più vicine al regime.

La sua lungimiranza, modellata dalla letteratura europea, gli permise di operare sempre entro posizioni di grande libertà, evitando l’assoggettamento al totalitarismo anche di fronte ai tentativi del fascismo di condizionare il piano editoriale del Corriere dei piccoli. Spaventa Filippi riuscì a esprimere la propria vocazione educativa dei lettori, specialmente di quelli più giovani, grazie alla sua visione di un giornalismo che potremmo definire “letterario”, basato sull’etica e mai superficiale.

Nido di vergini - Il corriere dei piccoli
Il primo numero del Corriere dei piccoli. 1908

Morì a Milano il 21 ottobre 1931, dopo anni di dolorosa malattia.

Per i suoi romanzi, Silvio Spaventa Filippi venne definito dalla critica del tempo “uno scrittore di razza e un cesellatore della lingua italiana” e di lui si nota immediatamente l’umorismo che offre la possibilità di descrivere la realtà con naturalezza e purezza di intenzioni, consentendo all’autore di raffigurare con estrema grazia le piccole cose del quotidiano che talvolta vengono ignorate solo per consuetudine.

Nido di vergini è un romanzo ambientato nel clima cittadino Aquilano. Nella prima edizione del 1896, pubblicata dall’editore Quintieri di Milano, il titolo venne modificato in Terzetto di signorine ritenendo che il titolo originale potesse prestarsi a “licenziose interpretazioni”. Il romanzo fu poi ristampato nel 1921 dall’editore Treves, che volle ripristinare il titolo Nido di vergini ottenendo da subito un grande successo di pubblico tanto che lo scrittore e giornalista Salvatore Farina sostenne che in esso vi fosse un “sano e pensoso umorismo”.

La storia che l’autore ci propone è un piccolo spaccato della vita della famiglia Scaccabarozzi, nel momento in cui la calma e placida monotonia delle giornate viene scombussolata dall’arrivo di Ettore Boni, uno studente che, grazie alla presunta parentela che la signora Annina Scaccabarozzi riesce a trovare “arrampicandosi” letteralmente sul suo albero genealogico, viene quasi costretto a prendere in affitto una stanza e ad essere ospitato a pensione presso la famiglia.

Una costrizione che al giovane non pesa affatto, dato che i signori Scaccabarozzi hanno tre graziosissime figlie, Maria, Corinna e Cecilia, che Ettore guarda con crescente interesse, fino ad innamorarsi della secondogenita Corinna.

La signora Annina, vecchia, ma molto rosea sotto la capigliatura candida, tenuta stretta, perché non si scomponesse, sotto una sottile reticella di seta; un po’ pingue e un po’ lenta, e nell’insieme con un’aria di figura settecentesca balzata nel salottino da un vecchio quadro polveroso, parlò ad Ettore con materna familiarità, arrampicandosi con una certa leggerezza nel suo e nel proprio albero genealogico, e rilevando, fra i due, il punto preciso d’innesto e d’inserzione: cosa che fu di particolare gradimento all’ospite che sognava confusamente per sé, e non ardiva di confessarselo, un nuovo esperimento orticolo della specie, con virgulti meno lontani, filiazioni dirette della signora Annina. Con la maggiore o con quale delle altre due talee, se è lecito servirsi di questa denominazione per tre graziose signorine? E chi avrebbe potuto precisare? Con quella che avesse fatto l’atto di stendere la mano, perché l’uomo non ha facoltà di scelta, e si lascia cogliere come un fiore da colei che prima lo scorga. E peggio, se non ha ancora vent’anni, e un solo sorriso d’una bella bocca può segnar la supina dedizione di tutto il suo essere.

La narrazione si dipana in deliziosi quadretti di vita familiare conditi dalle descrizioni dei turbamenti del giovane Ettore e l’autore ci offre saggio del suo fine spirito a partire dai titoli dei capitoli, che trovo essere delle piccole perle.

Non vi racconterò di più della trama, che, a onor del vero, è piuttosto esile ma certamente godibilissima e frizzante. Posso però dirvi che la scrittura di Silvio Spaventa Filippi è talmente vivida da riuscire a delineare i personaggi tracciandone una precisa identità, a partire proprio dal nostro eroe, il giovane Ettore, il quale è spesso goffo nelle movenze e negli atteggiamenti, ma al tempo stesso appare molto sensibile e attento a quanto accade all’interno della famiglia e del nuovo ambiente nel quale si è completamente calato.

Conserviamo la speranza che autori come questo possano presto essere riscoperti e riportati all’attenzione dei lettori.

Nido di Vergini - Copertina

NIDO DI VERGINI

Silvio Spaventa Filippi
Erreci Edizioni

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