Qualcuno si ricorderà di noi

Qualcuno si ricorderà di noi

Qualcuno si ricorderà di noi di Alessia Pizzi è un testo teatrale bello e suggestivamente moderno, autentico e sferzante, ironico ed epifanico, una piece che traendo origine dall’antichità, dalla tradizione culturale greca, l’humus della nostra comune cultura, racconta tre donne, Erinna, Anite e Nosside e i loro versi immortali attraverso l’eterna magia del teatro.

Un’opera che lega il passato remoto al nostro presente, la poesia senza tempo all’odierna era digitale.

Alla base di ogni testo letterario, prescindendo dal contenuto e dal genere, c’è innanzitutto un titolo che è vetrina, cifra, abito che modella un corpo, esaltandone la sua unicità.

Qualcuno si ricorderà di noi è, innanzitutto, un titolo bellissimo, il pronao a un tempio dove è piacevole e al tempo stesso misterioso entrare, aspettando impazienti l’oracolo della Sibilla.

Qualcuno si ricorderà di noi - Alessia Pizzi
L’autrice Alessia Pizzi

Dietro questo titolo, parziale traduzione del bellissimo verso saffico “io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi” si cela il prezioso e articolato lavoro della sua autrice Alessia Pizzi, la tesi di laurea in Filologia classica che questa giovane e poliedrica donna dedicò proprio a delle poetesse della letteratura greca, una ricerca, intitolata Voci e maschere femminili in età classica, che ha richiesto uno studio attento e scrupoloso delle fonti e per la cui consultazione è stato necessario anche setacciare la Bodleian Library, la prestigiosa biblioteca dell’università di Oxford, una delle più antiche al mondo, capace di conservare più di 13 milioni di libri.

Uno studio matto e disperatissimo che ora indossa un nuovo abito, assumendo una veste antica e al tempo stesso modernissima, permettendo, come la stessa autrice scrive, di dare “a queste donne una seconda esistenza“.

Alessia Pizzi è una ragazza che ha fame di cultura, sete di novità che ama mettersi sempre in gioco.

Che una giovane filologa classica possa addentrarsi nel fitto bosco del digitale, generando, a riprova della sua poliedricità, la fortunata creatura di CulturaMente, può sembrare strano, addirittura incoerente ma non per Alessia che ama intrecciare il passato con il presente, tessendo trame digitalmente accattivanti, mischiando ingredienti apparentemente diversissimi per cucinare pietanze luculliane.

In ogni sua ricerca, in ogni suo lavoro, in ogni suo progetto Alessia tiene ferma la barra verso il pronome femminile, dedicando sempre uno spazio alle donne, specie a quelle figure letterarie femminili che, pur non inferiori a quelle dei colleghi maschi, sono state colpite dalla scure maschile della damnatio memoriae, ree solamente di essere donne in un mondo declinato colpevolmente al maschile.

Ma grazie alla democraticità del web queste voci inizialmente afone ritrovano forza, salendo di diritto e con capacità sul palcoscenico di internet. Una scommessa quella di dare voce a tutte le donne dimenticate a cui Alessia dedica molto del suo tempo, certa che, prima o poi, questa sfida sarà definitivamente vinta, permettendo a chiunque di affermarsi per il solo valore e non per una supposta preponderanza sessuale.

Per capire l’intreccio fra la tradizione classica e internet basti solo l’elenco dei personaggi di questo testo teatrale. Alle quattro poetesse, Erinna, Anite, Nosside e Saffo, al Coro, parte preponderante delle tragedie greche a cui si affidava, tra l’altro, la parodos e l’exodus, alla voce femminile fuori campo, si aggiunge un ultimo personaggio, quello di Google, vero e proprio convitato di pietra, Deus ex machina di liceale memoria.

Qualcuno si ricorderà di noi - CulturaMente
La Pizzi di fronte al logo di CulturaMente.

Alessia, in questo suo singolare intreccio culturale, immagina un’iniziale atmosfera zombie, con tanto di sottofondo dark degno dei Goblin di Profondo rosso, (la musica è un’altra passione dell’eclettica Pizzi) in cui, nella suggestiva penombra, si intravedono tre lapidi perfettamente allineate, su ognuna delle quali, è riportato un singolare epitaffio.

Su quella di Erinna, poetessa greca vissuta nel IV secolo a.C., c’è scritto un uomo al telaio. Sulla lapide di Anite, poetessa nativa di Tegea, in Arcadia e vissuta nel III secolo a.C., è scolpita la frase Omero in gonnella e, infine, sulla lapide di Nosside, poetessa originaria di Locri e vissuta nel III secolo a.C., una mano anonima ha scritto: Voce di donna.

Tre epitaffi misteriosi, tre oscure dediche a tre poetesse obliate ma che ritrovano in vita all’improvviso, destate dal suono di un campanello che fende il silenzio esiziale della morte.

Ha così inizio l’atto unico di questa piece teatrale che porta in scena tre poetesse ai più sconosciute e Saffo, il cui nome, invece, è stato tramandato ai posteri forse e purtroppo più per i suoi gusti sessuali che per l’eternità della sua poesia.

Le tre poetesse, dal buio della morte, secondo una tradizione non estranea al mondo classico, iniziano a dialogare ma vengono interrotte dall’affacciarsi sulla scena di un personaggio che nessuna delle tre conosce: Google e qui l’opera di Alessia Pizzi si veste di antico e al tempo stesso di moderno, prendendo in prestito la tradizione del teatro comico caro ad Aristofane ma cooptando anche i tratti cari all’opera buffa, geniale e fortunato genere lirico e teatrale in voga in Italia a partire dal XVIII secolo e che avrà in Goldoni, Mozart e Rossini, probabilmente, i suoi più straordinari interpreti.

Google, il convitato di pietra che scuote il torpido e mortifero dialogo, porta alle tre obliate poetesse la lieta novella che i loro nomi sono molto ricercati sul web. La notizia solletica il narcisismo delle tre che pretendono di primeggiare, sottolineando il loro ruolo nel mondo della poesia.

Si scatena una gara a colpi di rivendicazioni che a stento riesce a contenere il povero, malcapitato Google, favorito, però, dall’entrata in scena di Saffo, la più nota delle poetesse che, preceduta dal Coro, irrompe solennemente vaticinando che “un giorno qualcuno si ricorderà di noi”.

E sì, perché il mondo, anche quello purtroppo della cultura, si è dimenticato di Erinna, di Nosside e di Anite, quest’ultima, al massimo, annoverata nelle antologie liceali per essere paragonata a Catullo.

Qualcuno si ricorderà di noi - copertina curata da Cristiana F. Toscano
La bella copertina curata da Cristiana F. Toscano

Un oblio figlio dell’asimmetria sessuale, come spiega Saffo ad Anite, il prezzo che si deve pagare per essere donne in un mondo dominato dagli uomini, un mondo che ha celebrato Callimaco come inventore dell’epigramma funerario, del lamento privato, nascondendo la vera artefice di questo genere, la poetessa Erinna.

Dall’epifania di Google, prima e di Saffo, poi, si dipana, così, l’atto unico di un testo accattivante, umoristicamente trascinante, culturalmente elevato, un testo che mesce più stili narrativi, che si legge d’un fiato e che fa di Saffo una sorta di femminista ante litteram, capace di svegliare le coscienze, svelare alle tre poetesse la plurisecolare lotta intrapresa dalle donne per l’affermazione dei loro diritti, il dramma mai sopito dei femminicidi, di uomini che uccidono le donne “quando non riescono più a controllarle“.

Una trama che incalza il lettore, un testo in cui il metro poetico si alterna con il tweet, in cui il focus gareggia con il più atavico obiettivo.

Un’opera che al netto della sua intrinseca originalità e qui sta la cifra di Qualcuno si ricorderà di noi, rivela la poesia perpetua di tre grandissime poetesse attraverso la magia del testo teatrale, che strappa il pesante velo dell’oblio, incautamente caduto a coprire la fama di tre grandi donne, che, tornano a vivere, a recitare i loro versi immortali grazie al principale motore di ricerca di internet, una sorta di Primo Motore Immobile di aristotelica memoria, Google, grazie a Saffo e, soprattutto, ad Alessia Pizzi, un’innamorata mai doma della cultura classica.

Impossibile, nell’alternarsi dei protagonisti, non immaginare la futura resa scenica, l’impatto teatrale di questo testo che, magari, potrebbe vedere la nostra Alessia Pizzi, nei panni di Erinna o chissà della stessa Saffo, perché l’autrice di Qualcuno si ricorderà di noi, oltre a lavorare con successo nel Digital Marketing, essere giornalista pubblicista e, a tempo mai perso, è anche una cantante e un’attrice teatrale.

Non vi paleso oltre di Qualcuno si ricorderà di noi ma vi invito a leggerlo nella bella edizione pubblicata da FusibiliaLibri, con l’originalissima copertina curata da Cristiana F. Toscano e corredata dall’introduzione di Antonella Rizzo, poetessa e scrittrice, capace di cogliere la cifra di quest’opera teatrale “che riassume la coscienza del femminile nel paradigma di un femminismo nuovo, un pensiero formulato per superare le miriade di declinazioni in cui si è scissa la matrice originaria.”

Qualcuno si ricorderà di noi - Copertina

QUALCUNO SI RICORDERÀ DI NOI

Alessia Pizzi
Edizioni FusibiliaLibri

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