Racconto d’autunno

Racconto d'autunno

Nel 1946, subito dopo la guerra, forse per sublimare e lenire gli strascichi delle devastazioni del conflitto mondiale, che avevano aperto squarci e violato l’avita dimora di Pico, il suo castello, il suo rifugio, Tommaso Landolfi scrive Racconto d’Autunno, un non racconto di guerra.

L’immenso studioso e poeta, nato proprio a Pico, in provincia di Frosinone nel 1908, meritevole di assurgere all’olimpo dei massimi scrittori italiani del 900 al pari di Italo Calvino, che lo celebrava, non ebbe mai grande notorietà e successo di pubblico, nonostante i prestigiosi premi vinti.

Il suo carattere schivo, riservato, l’avversione per i salotti letterari, le interviste e le esposizioni mediatiche (complice una intensa timidezza), che invece erano il nutrimento di tanti suoi contemporanei, una conoscenza magistrale della lingua italiana, che lo rese glottoleta e sperimentatore, ma soprattutto un’unicità dello stile e delle tematiche, mai conformati alle mode del tempo, hanno fatto di Tommaso Landolfi un autore di nicchia, relativamente poco conosciuto.

Racconto d'autunno - Tommaso Landolfi
L’autore Tommaso Landolfi

E difatti Racconto d’Autunno, uno dei piccoli (circa 140 pagine) gioielli della letteratura italiana, disattende le sue premesse di racconto bellico, appare modernissimo, al punto da ispirare trasposizioni cinematografiche – (“Racconto d’Autunno”, produzione Rai del 1980, regia di Domenico Campana) – e poi dirotta verso vette gotiche e orrorifiche. Sfocia nel fantastico, è racconto d’amore, è descrizione esemplare della condizione umana immersa tra vita e morte, incubo e sogno.

La storia ha un incipit magnificamente visivo: un giovane soldato della resistenza, che non riesce a recarsi all’appuntamento con un suo compagno, perché accerchiato e incalzato da nemici armati, intravede nella nebbia un castello. Determinato ad entrarci per trovare riparo, stanco ed affamato, il ragazzo irrompe dalle finestre della casa, difesa da cani ferocissimi. L’unico abitante, oltre agli animali, sembra – ma non sarà così – un vecchio, dall’aspetto nobile e decaduto, che lo invita ad andarsene. La casa spettrale, collocata nella campagna più selvaggia, è per il giovane un rifugio sicuro, e il vecchio, pur malvolentieri, accetta di ospitarlo solo per salvargli la vita.

Dove si trova veramente il nostro protagonista? Quale è il luogo nel quale è voluto a tutti i costi entrare? Da un punto di vista simbolico ed onirico lo spazio è metafisico, il non luogo dove tutto inizia e ha termine: è la casa della morte. Non è la prima volta che Landolfi si inoltra nei sotterranei, nelle grotte – che caratterizzano geologicamente la sua terra – dove abitano creature elfiche e magiche, che fanno da ponte tra un mondo e l’altro. Opera indimenticabile ed emblematica è La pietra Lunare, scritta nel 1939.

Da questo momento in poi Racconto d’autunno prende la strada della narrazione gotica. Cigolii, ombre, sospiri, rumori improvvisi convincono il ragazzo che ci siano altri abitanti nella casa oltre a lui e all’anziano nobile, dalle abitudini frugali e dai modi spicci. Per caso scopre un ritratto di donna, una donna dallo sguardo intenso e dal volto bellissimo, che ha stregato il vecchio ed innamora all’istante anche il giovane. Durante un pericoloso e illecito girovagare notturno per le tante stanze del castello, ritrova luoghi e oggetti che presumibilmente appartengono a quella dama misteriosa. Una creatura femminile che è l’unico alito di vita in una casa di morti, la cui via è indicata da un giallore (di paramenti e di vestiti), che è luce e allo stesso tempo tenebra, perché il giallo rappresenta lo splendore ma anche l’oro di un paramento funebre. Non a caso si chiama Lucia, la santa protettrice dei non vedenti, che illumina il buio e il cui nome deriva dal latino lux lucis, cioè luce. Ma in quella casa chi è il vivo e chi il morto?

Racconto d'autunno - Pico
Una veduta di Pico. © Foto: Ra Boe / Wikipedia / Lizenz: Creative Commons CC-by-sa-3.0 de

La figura del cane, guardiano dell’oltretomba, ma anche animale inteso spesso come dolente compagno, sentinella e presagio, ritorna anche in questo racconto.

Racconto d’autunno non può essere descritto ulteriormente nel suo svolgimento, perché tra le sue meraviglie e sorprese c’è proprio il continuo cambio di registro e prospettiva. Basti sapere che le evocazioni demoniache e le preghiere magiche – terrificanti – precedono una tenera storia d’amore e redenzione, che è però al contempo uno schiaffo, una caduta brutale nelle aberrazioni sadomasochistiche della mente e natura umana (non siamo forse noi i primi carnefici nostri?).

Capace di infiggersi nelle nostre menti e carni come uno strumento di tortura che viola l’innocenza ma non doma la sete d’amore e di sapere, Racconto d’Autunno è la narrazione simbolica di quella bellezza, di quel femminile che sfugge, si adombra, si intravede ed insegue, ma che non è mai disgiunto dal senso della morte. Il grande scrittore non ha paura di andare ad indagare, scavare nella terra, guardare i demoni negli occhi e di abbeverarsi alle fonti delle origini. La guerra – alla quale dedica molti bellissimi racconti – qui non è altro che un magnifico pretesto narrativo. Landolfi scrive Racconto d’Autunno proprio nella sua dimora prediletta a Pico, dove è nato.

Essere felici si vorrebbe, la curiosità e la passione ci muovono, ma il mondo è intessuto di dimensioni magiche e spirituali, labirinti, catene antiche forgiate da genitori ed avi, eredità di deformità fisiche o morali nascoste. E’ un viaggio a tentoni nello spaventoso buio, dove l’innocenza ancora protesta le sue antiche offese, e luce e tenebra lottano costantemente per prevalere.

Racconto d'autunno - Copertina

RACCONTO D’AUTUNNO

Tommaso Landolfi
Edizioni Adelphi

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