Sto pensando di finirla qui

Sto pensando di finirla qui nella recensione di Gilda Bicêtre

Ve lo dico subito e partendo dalla fine (seguendo il consiglio di Iain Reid, anche se è meglio che voi non lo facciate!): Sto pensando di finirla qui è un romanzo che ci parla di follia dandoci un punto di vista particolare e privilegiato sugli avvenimenti, i pensieri e le emozioni.

Forse la fine era scritta già dall’inizio.

La prima parte del romanzo ci conduce in un duplice viaggio: quello “reale” lungo una statale nell’interno degli Stati Uniti verso la fattoria dei genitori di Jake e quello “ideale” attraverso i pensieri della sua ragazza.
Per tutto il tempo non conosceremo il nome della protagonista e c’è un motivo preciso per questa scelta, ma non posso svelarvelo! In ogni caso, questo espediente, da un lato, aumenta in modo esponenziale la nostra immedesimazione con lei, mentre dall’altro ci consente di pensare che questa ragazza possa essere davvero chiunque…
Sto pensando di finirla qui - Senza titolo - Gregory Crewdson
Gregory Crewdson – Senza titolo

La voce narrante di lei ci conduce dentro e fuori dai suoi pensieri, in un’altalena che scandisce il proprio ritmo al suono della frase che, non a caso, dà il titolo al romanzo: “Sto pensando di finirla qui”.

Sto pensando di finirla qui.
Una volta che arriva, il pensiero rimane. Si trattiene. Si mette comodo. Spadroneggia. Non è che possa farci granché. Credetemi. Non se ne va. È qui, che mi piaccia oppure no.
Capiremo solo alla fine quanto queste parole caratterizzino il senso di tutta la storia, non solo per la frequenza con cui vengono ripetute, ma anche come velo di una realtà che si mostrerà, drammatica e sorprendente, soltanto nelle ultime pagine.
La seconda parte del romanzo ci catapulta in un vortice in cui non si può far altro che trattenere il respiro e dal quale riemergeremo attribuendo un nuovo significato a molti particolari che, durante la lettura, ci sono sembrati strani, ma forse senza importanza, come distratte pennellate di colore per caratterizzare uno sfondo.
È come se anche i suoi tic fossero distratti, ora ci sono, ora no.
Durante tutta la storia si insinua e cresce un senso di tensione, alimentato da telegrafici flashforward, che ci fanno presagire con chiarezza un epilogo oscuro e funesto, e da una scrittura secca, asciutta, caratterizzata da frasi brevi ma ben costruite.
I dialoghi colpiscono per la precisione con cui sono curati, dando spazio alle riflessioni personali del lettore.
Conoscere davvero qualcuno è come scomporre un enigma infinito.
La voce di Jake ci mostra un uomo sicuro di sé in ogni situazione e, allo stesso tempo, dominato dalle sue paure e bisognoso di scandagliare in profondità ogni cosa pur di non rimanerne schiacciato.
Voglio conoscermi a fondo, e capire come mi vedono gli altri. Voglio sentirmi bene nei miei panni. Come ci arrivo quasi non ha importanza. Non è una sciocchezza compiere gli anni. È importante.
Forse è per questo che un sacco di gente si getta a capofitto nel matrimonio, o insiste con storie di merda, a prescindere dall’età. Perché non gli piace stare da soli con se stessi.
La voce della sua ragazza, invece, sprigiona un senso di latente solitudine che spesso può essere avvertita anche in mezzo ad una folla o vicino a chi dice di amarci.
Jake mi ha detto che il nostro rapporto ha una sua propria valenza. Valenza. La capacità degli atomi di legarsi l’uno all’altro. Questa è la parola che ha usato.
Se è vero, allora il legame tra due persone può cambiare dalla sera alla mattina, da un’ora all’altra.
Certamente gli amanti del thriller psicologico apprezzeranno questo romanzo di esordio del canadese Iain Reid, da cui verrà tratto un film per Netflix (I’m Thinking of Ending Things) con la regia del premio Oscar Charlie Kaufman!

Sto pensando di finirla qui

STO PENSANDO DI FINIRLA QUI

Iain Reid
Edizioni Rizzoli

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