Thérèse Desqueyroux

Thérèse Desqueyroux

François Mauriac, premio Nobel per la letteratura 1952, nacque a Bordeaux nel 1885 e morì a Parigi nel 1970.

Profondamente cattolico, fu avverso al Franchismo e prese durissime posizioni contro la Repubblica di Vichy così come condannò violentemente, nel dopoguerra, la politica colonialista francese. Non era amato né dall’intellighenzia di sinistra né dai conservatori di destra.

Jean Cocteau lo chiamava chierichetto.

Per Paul Léautaud era illeggibile.

André Gide, e questo ci meraviglia, disse: Vuole scrivere ma non precludersi il paradiso, andare in paradiso ma non precludersi la scrittura.

Jean-Paul Sartre affermò: I romanzi li scrivono gli uomini per gli uomini. In un’ottica divina che trafigge le apparenze senza arrestarsi, non esiste romanzo, non esiste arte, perché l’arte vive di apparenze. Dio non è un artista; lui nemmeno. E questo non ci meraviglia giacché, Sartre rompeva le palle un po’ a chiunque.

Paul Bourget, appartenente all’estrema ala cattolica di Francia, fu il più volgare tra tutti e testualmente sentenziò: Mauriac è un omosessuale che ignora di esserlo.

Dal canto suo il Nostro si definirà come lo scrittore più insultato della sua terra.

Thérèse Desqueyroux - François MauriacSuccessivamente, con grande ironia, avrà a dire: Appartengo a quella specie di moribondi che l’estrema unzione fa resuscitare.

C’è da dire che il pensiero, sempre in divenire, di quest’autore lo conduceva a frequenti contraddizioni e ciò poteva non renderlo simpatico.

All’inizio ammirava Mussolini poi no, parteggiò per Franco poi no, omaggiò Petain poi si schierò con De Gaulle.

Si distaccò da tutte quelle correnti letterarie di cui la Francia era, a quell’epoca, ricca.

Surrealismo, dadaismo, Noveau roman.

Ciò non impedì a quest’autore di scrivere capolavori e, inoltre, gli siamo grati per aver spinto il giovane Elie Wiesel a diventare un romanziere.

Thérèse Desqueyroux nasce da un episodio di cronaca che molto colpì il giovane Mauriac.

La donna si chiamava Madame Canaby e, nel 1906, fu processata per aver tentato d’avvelenare il marito che, non costituendosi parte civile, agevolò l’assoluzione dell’imputata.

Si preferì, insomma, preservare il buon nome della famiglia, riparandola dagli effetti di sensazionalistici scandali, piuttosto che fare giustizia.

Questo processo e questa figura di donna s’impossessarono letteralmente di Mauriac. Un po’ come successe per la Bovary, al secolo Eugène Delamare, di Flaubert o per Perry Edward Smith e Richard Hickock di Truman Capote nel suo A sangue freddo.

Per molti anni tal personaggio apparirà negli scritti di Mauriac.

La prima volta in Thérèse Desqueyroux del 1927, poi in due novelle Thérèse dal dottore e Thérèse all’hotel nel 1933, per esaurirsi con l’opera La fine della notte del 1935.

Thérèse Desqueyroux - Copertina Mondadori
La copertina dell’edizione Mondadori.

Le quattro opere furono editate dalla Mondadori con il titolo I due romanzi di Teresa Desqueyroux.

Recentemente Adelphi ha ripubblicato soltanto il primo racconto e questo è un vero peccato giacché la seconda vicenda, dedicata a questa figura femminile, getta luce sulla prima.

Il romanzo s’apre con la protagonista che esce dal tribunale in cui, per il suo crimine, è stato dichiarato il non luogo a procedere.

Come accadde alla vera Madame Canaby, infatti, suo marito Bernard ritira qualsiasi denuncia.

Ad attenderla incontriamo il padre di Thérèse, Monsieur Larroque che, ricoprendo cariche politiche, è riuscito a influenzare i giudici.

È una fredda mattina d’inverno che si manifesta su un paesaggio desolato, fatto d’alberi neri e d’aria deserta:

L’avvocato aperse una porta. Teresa Desqueyroux in quel corridoio sperduto del Tribunale sentì sul proprio volto la nebbia e l’aspirò profondamente. Temeva d’essere aspettata, esitava ad uscire. Un uomo, col bavero rialzato, si staccò da un platano: ella riconobbe suo padre.

[…]

Suo padre non l’abbracciò, non le rivolse neppure uno sguardo: interrogava l’avvocato Duros che rispondeva sottovoce, come fossero spiati. Teresa udiva confusamente le loro parole: «Domani riceverò comunicazione ufficiale del “non luogo”». 

Thérèse, durante il tragitto in carrozza, che la separa dal Tribunale al Paese dove abita, esprime il desiderio di tornare a vivere nella sua casa Natale, ma suo padre rifiuta la proposta e la spinge a tornare nel nido coniugale, onde scacciare qualsiasi ombra che possa offuscare l’innocenza della figlia e danneggiare la reputazione di famiglia.

Di fatto, quindi, la protagonista viene condannata a vivere e a rapportarsi quotidianamente con la sua vittima.

Thérèse è una giovane donna colta, raffinata, d’estrema intelligenza e dal fascino irresistibile.

Suo marito Bernard, cui è stata data in sposa per motivi di convenienza economica, è, invece, un uomo spaventosamente superficiale, privo di qualsiasi interesse, tutto preso a interessarsi di quelle tipiche occupazioni in cui s’affaccendavano i signorotti dell’epoca e sempre attento a rispettare quelle regole sociali ispirate non a un superiore senso etico, ma, piuttosto fondate su quel che dice la gente.

Thérèse Desqueyroux - film 1962
Una scena tratta dal film del 1962 con Philip Noiret e Emmanuelle Riva.

Senz’altro un bravo ragazzo è, tuttavia, una figura a dir poco insipida.

Ma perché una donna di tanta elevata statura decide, addirittura di perpetrare un crimine orribile come l’omicidio?

Bernard non la vessa in alcuna maniera, non ci sono amanti nelle loro vite, neppure il movente potrebbe mai essere di natura economica.

Perché quindi?

È questo il grande interrogativo, il motore che pone in movimento gli ingranaggi di tutto il romanzo.

La donna non è pazza. Ha vissuto un’infanzia tutto sommato serena, malgrado la perdita di sua madre che morì partorendola.

Gli anni della sua adolescenza e poi della prima giovinezza, passano in compagnia di tanti libri, degli studi, di lunghe passeggiate insieme alla cugina Anne che rappresenta, nell’economia del romanzo, il suo tenero opposto.

Thérèse, educata dal padre di sinistra, è atea e sin a giovanissima s’interroga sui fini ultimi dell’esistenza, Anne viene allevata in un collegio di suore, dove le viene impartita una formazione atta a costruire la classica brava donna di casa.

La protagonista è tormentata da pensieri foschi, sua cugina insegue teneri ideali domestici.

La frattura che si crea tra una mente tanto acuta e la società provinciale in cui è costretta ad adeguarsi, può, addirittura, spingerla a uccidere chi, più di tutti, quel meschino modo d’esistere rappresenta?

Forse sì.

L’ossessiva ricerca d’un ideale assoluto è ragione sufficiente per desiderare la morte di chi è totalmente indifferente a esso?

Forse sì.

L’opprimente condizione in cui viene relegato il ruolo delle donne nella società dell’epoca, l’essere costrette a rischiare la vita, quella vita che la stessa madre di Thérèse perse, pur di procreare, il dover accettare passivamente qualsiasi decisione di fratelli-padroni, di padri-padroni, di mariti-padroni, sono cause legittime che giustificano, con un definitivo veleno, il voler porre termine a un contesto umano così edificato?

Forse sì.

Thérèse è perseguitata da uno spasmodico desiderio, a tratti maniacale, d’essere ammirata, di piacere, di suscitare passioni travolgenti.

Da cosa nasce tutto ciò?

Dall’essere stata costretta a piegare la sua mente e il suo corpo alla mera parvenza d’una tiepida felicità?

Teresa, pensando alla notte che seguì, mormora: “È stato orribile…”, poi si corregge: “Ma no… non tanto orribile, poi…”. Durante il viaggio sui laghi italiani ha molto sofferto? No, no, giocava a non tradirsi. Un fidanzato si fa presto ad ingannarlo: ma un marito! Tutti sanno proferire parole menzognere: ma le menzogne del corpo esigono ben altra scienza. Fingere il desiderio, la gioia, la stanchezza beata, non è dato a tutti. Teresa seppe piegare il suo corpo a quegli inganni, e vi gustava un’amara gioia. Quel mondo sconosciuto di sensazioni in cui un uomo la forzava a penetrare, forse — la sua immaginazione glielo diceva — avrebbe potuto costituire anche per lei una possibile felicità — ma quale felicità? Come davanti ad un paesaggio sepolto sotto la pioggia noi ci figuriamo come possa apparire in pieno sole, così Teresa scopriva la voluttà.

Thérèse Desqueyroux - film 2012
Una scena tratta dal film del 2012 con Audrey Tatou e Gilles Lellouche.

Forse sì. Può bastare questo non solo per agognare a un piacere assoluto, ma anche per desiderare la morte, o la distruzione, di tutti coloro che fanno parte, come attori principali oppure secondari, di questa tragica messa in scena.

Thérèse, consapevolmente o inconsapevolmente, abbatte la sua furia distruttiva, che aumenta di pagina in pagina, su tutti. Su Madame de la Trave, su Anne, sui domestici, perfino sulla sua figlioletta.

Quale è, in realtà, il desiderio ultimo di Thérèse? Quale il suo destino? Da cosa nasce la brama che la divora?

Non lo saprà mai. E neppure noi lettori. Neanche l’autore, riteniamo.

Madame Desqueyroux è, infatti, proprio questo: un inquietante interrogativo la cui risposta non può essere compresa.

Non in una sola vita.

P.S.:

Da questo splendido romanzo sono state tratte due opere cinematografiche di grande successo.

Una risale al 1962 con Emmanuelle Riva e Philip Noiret, per la regia di Georges Franju, l’altra, del 2012, diretta da Claude Miller, vede protagonisti Audrey Tatou e Gilles Lellouche.

Thérèse Desqueyroux - Copertina

THÉRÈSE DESQUEYROUX

François Mauriac
Edizioni Adelphi

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