Trans Europa Express

Trans Europa Express

Paolo Rumiz è un giornalista di livello, inviato di guerra in teatri bellici quali la ex Jugoslavia o l’Iraq ma anche scrittore prolifico e raffinato, nonché indomito viaggiatore, tre aspetti diversi ma al tempo stesso identici che ogni volta confluiscono nei suoi libri, amalgamandosi perfettamente.

Per lui viaggiare è un bisogno ancestrale, un atavico richiamo, un obiettivo da perseguire, un traguardo da raggiungere, rifuggendo, però, dal viaggio classico, stereotipato, perché è il viaggio a fare sé stesso, ignorando ogni schema mentale.

Su questo suo modo singolare di viaggiare, da nomade primigenio, ha forse influito la sua terra d’origine, Trieste, terra di frontiera, «un luogo rifugio aggrappato alla costa del nord del Mediterraneo, un luogo che Dio ogni tanto si compiace di rivoltare con il suo mestolo di aria e acqua che si chiama bora.»  Città dal grande passato, crogiuolo di culture, nazionalità, storie e umanità di vario tipo.

Ogni viaggio di Rumiz è stato unico nel suo genere, un lento fondersi con il territorio, con la gente, la cui conoscenza è la vera cifra del suo bisogno di viaggiare.

Molti di questi viaggi si sono trasformati in bellissimi libri (epico Tre uomini in bicicletta in cui Rumiz racconta un viaggio in bici da Trieste a Istanbul in compagnia degli amici Francesco Altan ed Emilio Rigatti) dove trasferire quanto visto, udito, percepito, ricordato.

Da uno di questi viaggi ha preso vita Trans Europa Express, in cui Rumiz racconta il cammino compiuto nell’estate del 2008. Seimila chilometri zigzagando nell’estremità dell’Europa orientale, da Rovaniemi, in Finlandia, fino alle sponde del Mar Nero, passando per città famose e decine di località meno note ma, proprio per questo, decisamente più affascinanti.

Un viaggio tra paesaggi sconfinati e lacerti industriali, mute testimonianze di un passato che ambiva a un eterno futuro, posti minuscoli e città famose. Un percorso realizzato con treni, corriere, traghetti, talvolta in autostop o, addirittura, a piedi, con sei chili di bagaglio, dove infilare solamente «un sacco a pelo ultraleggero, un chilo e mezzo di vestiti, una decina di quaderni, cancelleria, medicinali, un libro da capezzale (I racconti di Odessa di Babel’), una decina di carte geografiche, una federa, frutta secca e una borraccia d’emergenza.» Un bagaglio essenziale che infonde calma, perché la libertà dal superfluo consente spostamenti più rapidi, anche con preavvisi minimi.

Ciò che conta, in fin dei conti per Rumiz, non è ciò che si porta ma quello che si trova, le persone che si conoscono, genti ogni volta diverse che, pur solcate dalle rughe della storia e della sofferenza, sono ancora capaci di mostrare un’autentica umanità quella che insorge dopo un primo, naturale scetticismo e che porta, poi, a un’umanissima generosità:

Si cominciava con un invito per un tè; poi il tè diventava cena, e la cena diventava offerta di un letto per la notte.

Un viaggio che, come lo stesso Rumiz scrive, è «stato un bagno di umanità» e ha funzionato forse perché privo di inutili orpelli, anche quelli legati a una eccessiva conoscenza dei luoghi da visitare, perché, alla fine, «forse i viaggi che riescono meglio sono quelli che non si fa in tempo a preparare.»

L’idea di questo viaggio prende vita in Rumiz il giorno del suo sessantesimo compleanno, il 20 dicembre 2007, quando, ironia della sorte, cadeva il confine attorno a Trieste. Un fatto storico che fa germinare nello scrittore, paradossalmente, la mancanza della frontiera, di quella linea d’ombra da valicare, un senso proibito da assecondare quanto prima.

Trans Europa Express - Kirkenes
Kirkenes – Foto di Michelle Maria da Pixabay

La prima tappa di questo lungo viaggio sul crinale dell’Europa più estrema inizia alle sei di un giorno di giugno, su un autobus che brama il Nord, destinazione Kirkenes, ultimo avamposto norvegese prima del confine russo, tremila abitanti, casette colorate in legno, capolinea dell’Europa, frontiera con la terra russa, una terra votata al silenzio, come buona parte della Norvegia, dove, nonostante sia già estate, fa ancora freddo e il cielo carico di nubi grigie e pesanti, non promette nulla di buono.

Lasciata la Norvegia Rumiz entra nell’immenso territorio dell’ex impero sovietico, terra sconfinata che ancora non è riuscita a fare del tutto i conti con la storia e qui la narrazione si fa poesia, riflettendo pezzi di incredibile umanità.

La prima località russa che Rumiz incontra è Murmansk, il cui fiordo è l’unico del Mare Artico russo che non geli d’inverno e che fu teatro, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, di un fitto bombardamento tedesco per tagliare i rifornimenti sovietici e che il fotografo Evgenij Chaldej eternò in istantanee memorabili.

L’impatto con la realtà russa è fatto di minuziosi e burocratici controlli ma anche di infinita umanità, come quella del pescatore di granchi giganti, Nikolaj Aleksandrejevic, che regala a Rumiz un grosso merluzzo che il giornalista si porta dietro per alcuni chilometri come un apotropaico feticcio, appendendolo al suo zaino, fra la perplessità dei poliziotti russi e la curiosità della gente, salvo, poi, regalarlo a un barbone.

Murmansk è il capoluogo della penisola di Kola, terra ricca di preziose materie prime, come apatite, titanio, ferro, alluminio, ma anche casa della renna, «una bestia incontaminata, la quintessenza della purezza terapeutica, [che] mangia muschio, funghi, erba secca, e quando non ha altro anche le alghe del mare.»

Un animale bellissimo ma minacciato dall’avidità dell’uomo, dai bracconieri, dai turisti, dai nuovi ricchi che, come scrive icasticamente Rumiz «fanno un macello» al contrario dei nativi che si sentono molto più vicini alle loro amate renne e agli altri animali che ai bipedi “civilizzati” armati di automobili, telefonini e precisissimi fucili da caccia.

Trans Europa Express non è solo un resoconto di un viaggio incredibile, oggettivamente non proprio per tutti, ma anche un’occasione per trasferirsi con la mente in realtà così distanti, dove le giornate sono scandite dal duro lavoro, dal confronto con un territorio vastissimo ma troppo spesso depredato dall’uomo che fagocita spazi, distrugge luoghi, calpesta memorie, lasciandosi dietro spettrali deserti di cemento e devastazione. Un viaggio segnato, nelle prime tappe, da un sole che non tramonta praticamente mai, dove «la notte anemica non riesce ad accendere il pianeta.»

Le soste di questo viaggio sono diversissime fra loro, ma accomunate dalla vicinanza a una frontiera, poco importa che sia norvegese, russa, polacca o, magari, estone. La frontiera, confine segnato da dogane, recinzioni metalliche, barriere con tanto di torrette di guardia, avamposti voluti dagli uomini di cui nella nostra Europa si è persa la memoria. Un percorso marcato da celebri toponimi come Pietroburgo, Kaliningrad, l’antica Königsberg, la città prussiana che diede i natali a Immanuel Kant, Varsavia e Odessa, dove nella piazza del Sobor centinaia di persone si sfidano in infinite partite a scacchi, ma soprattutto da località perlopiù sconosciute, nomi difficili da ricordare, punti disseminati su cartine, epifanie di sconfinata bellezza e sterminata umanità.

Trans Europa Express - Murmansk
La regione di Murmansk, situata all’estremità nord-occidentale della Federeazione Russa.

Perché al netto dei luoghi visitati da Rumiz, i protagonisti di questo viaggio sono gli uomini e il loro ancestrale bisogno di parlarsi, vedersi, socializzare anche e soprattutto a latitudini estreme, perché come ricorda Rita, un’anziana russa che con suo marito Volodia è “intrappolata” in Lettonia, «gli uomini sono fatti per incontrarsi.»

E allora facciamo la conoscenza delle isole Soloveckij, placidamente adagiate sul Mar Bianco, «un posto che ruba l’anima», della Carelia, «terra di uomini liberi di frontiera, terra di contadini, aedi e maestri d’ascia esentati per secoli dalla servitù della gleba perché efficaci difensori della Santa Russia.» E poi incontriamo la piccola città di Narva, in Estonia, il primo dei tre staterelli baltici visitati da Rumiz, «paesi lillipuziani dalle lingue impossibili (non si capiscono nemmeno tra loro)»  costretti a coabitare, dopo l’avvento dell’Europa di Schengen, «senza più i segni rassicuranti della sovranità, una sovranità conquistata con orgoglio ai danni della fagocitante Russia» o di Kamenec-Podol’skij in Ucraina, «un luogo unico al mondo, una città fortezza naturale»  e tanti altri luoghi difficili da dimenticare.

Trans Europa Express è uno di quei libri da leggere e rileggere, un caleidoscopio di emozioni, una babele di lingue e accenti, un trionfo di cibi dai nomi fantasiosi, un blend di bevande inebrianti, ma soprattutto uno scrigno di volti, storie, sorrisi, un percorso sul limes occidentale, sui confini umani, a cavallo di immaginarie e protettissime frontiere, un viaggio “verticale” dall’estremo e gelido Nord alle placide sponde del Mar Nero, scandito dalla sublime penna di Rumiz, dalla sua capacità di descrivere paesaggi e persone, dalla meraviglia e dalla voglia di raccontare e raccontarsi, perché, poi, l’unicità del viaggio sta nel prepararlo, nel viverlo e, soprattutto, nel ricordarlo.

Trans Europa Express - Copertina

TRANS EUROPA EXPRESS

Paolo Rumiz
Feltrinelli Editore

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