Una fra tante

Una fra tante

Con Una fra tante torniamo ad indagare il mondo delle autrici dimenticate, tramite una scrittrice, Emilia Ferretti Viola, nota con lo pseudonimo di Emma, di cui non si conosce molto per quello che riguarda la vita privata, ma si ha un quadro molto ampio e preciso rispetto all’attività professionale.

Emilia Ferretti Viola nasce a Milano nel 1844 e cresce in un ambiente colto, molto vicino all’intellighenzia lombarda, ambiente in cui diviene una seguace delle idee di Anna Maria Mozzoni, giornalista repubblicana e precorritrice del femminismo.

Una fra tante - Emilia Ferretti Viola
L’autrice Emilia Ferretti Viola.

Probabilmente furono le amicizie che si fece in questo ambiente altolocato ad aprirle le porte di una collaborazione con l’importante periodico fiorentino di letteratura, scienza e arti Nuova Antologia fondato dall’editore Francesco Protonotari. I primi scritti firmati da Emilia Ferretti appaiono su Nuova Antologia nel 1872, ma si evince dai carteggi intercorsi tra lei e Protonotari che questa collaborazione era iniziata molto tempo prima in forma anonima.

Sembra, inoltre, che la Ferretti si fosse avvicinata a questa attività per motivi puramente economici, ma ciò non le impedì di creare un prestigioso percorso professionale che la vide divenire la prima donna ad occuparsi di critica letteraria per la testata Nuova Antologia, nonché una delle prime scrittrici a svolgere questo ruolo in modo continuativo.

Proprio nelle pagine di Nuova Antologia nasce lo pseudonimo Emma. Quando Protonotari le suggerisce di svelare ai lettori il suo vero nome lei si oppone fermamente, con queste parole:

[Emma] è un povero nome, ma mi ha portato meno disgrazie dell’altro e lo preferisco.

Durante la sua collaborazione con Nuova Antologia, Emma scriverà varie novelle e alcuni romanzi. In particolare Una fra tante fece scalpore per l’argomento trattato.

Dopo il grande successo riscosso con questo romanzo la sua carriera sembrava aver imboccato la via della popolarità e della fama, ma, proprio in quel periodo, cadde vittima di una malattia che le impedì di scrivere per circa otto anni.

Una volta guarita, purtroppo, non riuscì a riprendersi un posto nel mondo dell’editoria, non solo perché Protonotari era morto e al suo posto si trovava il fratello Giuseppe, ma principalmente a causa del suo atteggiamento rinunciatario nei confronti del lavoro.

Una fra tante - Anna Maria Mozzoni
Anna Maria Mozzoni. Milano, 5 maggio 1837 – Roma, 14 giugno 1920

Morì molti anni dopo, nel 1929, senza scrivere altro.

Possiamo certamente porre la nostra Emma nella nutrita, ma poco conosciuta, schiera degli autori di quella narrativa di intonazione verista che proprio in quel periodo iniziò a offrire figure femminili dalle molteplici sfaccettature, che divergevano dal preconcetto ruolo di “mamma” cui erano state relegate da molti scrittori e intellettuali dell’epoca.

Vedono allora la luce molti romanzi popolari in cui le donne non sono più confinate nel ristretto spazio domestico e, soprattutto, non sono più solo madri, ma lavoratrici. In questi romanzi l’emancipazione femminile si sovrappone alla denuncia sociale dando vita ad una prima e abbozzata forma di attivismo per i diritti civili.

Proprio fra questi romanzi si pone Una fra tante, edito nel 1878 dalla Società Editrice Partenopea.

Come vi ho già accennato, il romanzo che voglio presentarvi oggi ebbe un enorme successo proprio a causa dell’argomento trattato. Si parla, infatti, di prostituzione con una rigorosa e dettagliata critica al cosiddetto “Regolamento Cavour”, norma che era entrata in vigore nel neonato Regno d’Italia per fornire una regolamentazione all’attività delle case chiuse. Sappiamo che fu proprio questo romanzo a fornire allora numerosi spunti di discussione parlamentare.

Una fra tante si apre con la dichiarazione, da parte dell’autrice, di aver narrato una storia vera:

Il fatto che narro in questo libro è un fatto vero. E chi, se non fosse vero, l’avrebbe voluto scrivere? Quando giunse a mia notizia, provai subito con l’indignazione e il dolore che esso suscitò in me, l’impulso di raccontarlo, di denunciarlo a tutti. Ma poi esitai. Una falsa vergogna, una ripugnanza quasi insuperabile mi tratteneva. La smisi soltanto quando accingendomi di nuovo a idear novelle e volgendo il pensiero alle opere della fantasia, provai in me un’altra vergogna e un’altra ripugnanza le quali contrastavano singolarmente con quelle di prima.

Prosegue poi utilizzando l’escamotage narrativo di indicare i luoghi della storia con una X al posto del nome, proprio per indurre il lettore a non identificare quanto avviene nel racconto con la dissolutezza o l’ignoranza di una città specifica, potendo i fatti della storia svolgersi ovunque.

Non voglio svelarvi troppo di questo breve romanzo, quindi non vi dirò quali vicende hanno portato la giovanissima e ingenua protagonista, Barberina, a ritrovarsi in una casa di malaffare. Splendida la parte in cui la poverina viene spogliata dei suoi abiti dimessi e costretta con l’inganno ad indossare biancheria finissima e un abito elegante che la fa apparire più grande dei suoi sedici anni.

La Barberina obbedì, e quasi quasi non si riconobbe. La ragazza che vedeva nello specchio le parve un’altra; si vide più grande, più snella, ma non per questo le parve che il suo aspetto avesse migliorato; quell’aria da signorina della quale andava debitrice all’abbigliamento elegante che portava, le sembrò una maschera bugiarda, e si vergognò profondamente nel vedersi vestita a quel modo, come se avesse voluto con quel lusso rinnegare se stessa, i suoi parenti, le persone che amava di più.

Una fra tante - Venduta - Angelo Morbidelli
Angelo Morbelli, Venduta, 1897. Olio su tela. Collezione privata.

Proprio da questo inganno la vita di Barberina prenderà una china irreversibile. Si respira infatti nelle vicende che precedono questo fatto la possibilità di tornare indietro, un barlume di speranza nella salvezza della giovane, mentre l’attimo in cui le nuove vesti toccano le carni di Barberina segna ineluttabilmente il destino della ragazza e tutta la narrazione che segue sembra risucchiare lettore e personaggi in un gorgo sempre più oscuro e profondo.

Il “Regolamento Cavour” cui abbiamo accennato in precedenza, infatti, imponeva di ritenere qualsiasi donna trovata nelle case chiuse come una prostituta.

Chiunque, come la povera Barberina, viene condotta con l’inganno in questi luoghi diviene inconsapevole vittima di una legge alquanto discutibile.

Le vicende si dipaneranno in una girandola di avvenimenti che condurranno Barberina sull’orlo della pazzia, attraverso uno stupro di gruppo ordito dalla tenutaria del bordello per piegare le resistenze della ragazza, impegnata fino allo stremo a proteggere la propria innocenza.

La storia narrata in Una fra tante si conclude con un finale dolce-amaro, che non vi svelerò, ma che induce a farsi molte domande sulla cosiddetta “macchina burocratica”.

Quanto alla Questura, ormai che la fanciulla era iscritta nei suoi registri, non era facile cosa il farne cancellare il nome. E con l’elastica parola di tutela del pubblico interesse, che copre tanta indolenza e tanti abusi in questo ramo di servizio, per paura che qualche mascalzone vizioso o qualche farabutto brutale non abbia a correre il rischio di una disgrazia, incerta e lieve sempre, se la paragoniamo al delitto di tenere a forza una innocente nella galera della prostituzione, per questo la Questura, senza fare indagini, accontentandosi soltanto delle spiegazioni date, trovò senza fondamento le domande che da più parti intorno a questa, le furono rivolte.

Ancora una volta dobbiamo ringraziare la scelta editoriale della Casa Editrice romana ECRA per aver inserito questo piccolo gioiello nella sua collana dedicata alle scrittrici d’Italia.

Una fra tante - Copertina

UNA FRA TANTE

Emma (Emilia Ferretti Viola)
Edizioni ECRA

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