Una solitudine troppo rumorosa

Una solitudine troppo rumorosa nella recensione di Gilda Bicêtre
Una solitudine troppo rumorosa - Philip Noiret
Philip Noiret in una scena del film “Une trop bruyante solitude

Una solitudine troppo rumorosa fu pubblicato clandestinamente nel 1976 sotto un regime totalitario, sempre teso a controllare la libertà di stampa e di pensiero. Non a caso, Il protagonista è Hanta, un uomo il cui lavoro è pressare libri destinati al macero. Spesso però recupera, quasi trafuga, alcuni volumi prima che vengano distrutti e li accumula nella sua piccola casa. L’abitazione alla fine ne è talmente piena che quasi schiaccia il protagonista.

Ci troviamo, quindi, di fronte a due situazioni narrative speculari. Da un lato il protagonista comprime carta e dall’altro ne è compresso.

Già questo sarebbe sufficiente a creare un’atmosfera in cui soggetto e oggetto, significante e significato, narratore e narratario si inseguono in un indistricabile giochi di specchi, destinato a confondersi col labirinto dei vicoli praghesi.

Ma c’è di più: l’autore, con eleganza stilistica non indifferente, sceglie di adottare, per questa novella, una scrittura composta da una serratissima serie d’incidentali. Le frasi, così, si ammassano una sull’altra, proprio come accade ai libri mentre vengono compressi o a Hanta quanto ne è asserragliato nel suo piccolo appartamento.

Hrabal attua, insomma, quel complesso artificio che in linguistica viene chiamato “icona”.

Il protagonista legge avidamente i volumi accumulati in maniera quasi compulsiva. Va, così, a familiarizzare con i classici del pensiero che più hanno influenzato la nostra civiltà. Teorie filosofiche, trattati d’astrofisica, opere teologiche, volumi d’arte. Tutto permea la mente ingenua di Hanta.

Poesie, romanzi, epici racconti gli turbinano nell’animo e vanno a confondersi con la sua amata città sempre più vaga e impalpabile i cui edifici assumono l’aspetto di fantasmi architettonici direttamente provenienti dal mondo classico.

Ma le sue avide  letture non seguono un ordinato filo conduttore così come sarebbe proprio a un diligente studente.

Tutto viene assorbito, dal nostro eroe, in un disordinato affastellarsi, come accadrebbe a un secchio destinato a raccogliere acqua piovana e che, suo malgrado non può astenersi dal ricevere anche i rifiuti delle grondaie o l’urina di gatti randagi.

Infatti, come lo stesso Hanta afferma, egli diventa “istruito contro la sua volontà”.

Sono forse questi libri a vivere di vita propria? A rappresentare un’immensa coscienza collettiva a cui non possiamo, che ci piaccia o no, sottrarci e che nessuno può toglierci? Neppure un regime all’insegna della censura?

Penso sia proprio così. Consapevoli o meno gli esseri umani, abbiano conseguito anche soltanto la terza elementare, conoscono Ungaretti o Montale. Li conoscono dai titoli, spesso volgari, dei giornali o dagli slogan pubblicitari che sempre emulano i moduli o gli schemi ritmici dei grandi poeti. I professionisti della comunicazione sanno che queste sono le formule migliori affinché una notizia o un prodotto meglio permanga nella memoria di noi fruitori.

Hanta, intanto, così ubriaco di cultura e numerose birre, s’imbatte nei suoi ricordi e in incontri surreali, sempre illustrati con l’umorismo e la poesia che caratterizzerebbero le audaci piroette d’un clown.

Hrabal ben si inserisce in quella grande letteratura dell’est Europa che va da Kafka a Schultz, da Hungar a Kis. Il suo surrealismo, però, al contrario di quanto accade con questi immensi autori, è contraddistinto da un tratto ironico e fiabesco. Davvero, a volte, sembra di trovarsi in un quadro di Chagall, dove violinisti e innamorati avvinti si librano nel cielo, mentre guardano il mondo da vertiginose prospettive.

Anche se all’inizio la sua carriera non è stata semplice, il mondo intero lo riconoscerà come indiscusso maestro quando, nel 1968, il film “treni strettamenti sorvegliati”, tratto dal suo omonimo romanzo, vinse il premio Oscar.

Poco tempo dopo Kundera, fuggitivo dalla Cecoslovacchia, scriverà: “un giorno l’occupazione Russa sarà dimenticata e si dirà di questi anni che fu il grande periodo della cultura ceca in cui visse Hrabal”.

Anche “Una solitudine troppo rumorosa” ha raggiunto il grande schermo con una pregevole pellicola della regista Véra Caïs, interpretato da Philippe Noiret e, addirittura, dallo stesso Hrabal!

Una solitudine troppo rumorosa - copertina

UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA

Bohumil Hrabal
Edizioni Einaudi

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