Uomini e topi

Uomini e topi nella recensione di Enrico Piccinini per Gilda Bicêtre

Uomini e topi è un romanzo che si legge nello spazio di poche ore. Un breve tempo che ricorderete come uno dei più bei momenti della vostra vita.

Stati Uniti, anni trenta.

L’America della grande depressione è dura per tutti.

Non sfuggono alla miseria i braccianti agricoli che vagano da un ranch all’altro in cerca di lavoro per una paga misera. La terra dei campi è spesso polvere intrisa di sudore. A volte di sangue. Tra quelle zolle avare, infatti, Candy, una figura minore del romanzo, ha perso la sua mano destra, falciata da una qualche rudimentale lama. Nel ranch lo hanno tenuto, per un atto di misericordia, a pulire gli alloggi dei lavoranti.

Uomini e topi - John Steinbeck
L’autore John Steinbeck

Basse baracche di legno col pavimento in terra battuta. Vecchie casse, per contenere il raccolto, se ne stanno inchiodate ai muri. Contengono i pochi effetti personali di ciascun lavorante.

È qui che arrivano George Milton e Lennie Small.

George, sebbene non istruito, è un giovane uomo di profonda intelligenza. Fisico asciutto, media statura, tratti incisivi.

Lennie, invece, è una specie di gigante dalla forza spropositata e che non sa gestire.

Perché lui, Lennie, ha un grave ritardo mentale.

I due si conoscono sin da bambini e viaggiano insieme, uniti da un profondo affetto.

Sono stati costretti a fuggire dal precedente ranch in cui lavoravano perché Lennie, innocentemente attratto dal vestito di una ragazza, volle toccarlo. La giovane, spaventata, urlò. Disorientata da quel grido, la debole mente del gigante non riuscì ad imporre alla propria mano di mollare la presa. Lennie fu accusato di stupro e, così, i due amici, per evitare un linciaggio, fuggirono.

George:

quando penso alla vita che farei senza te divento matto. Non ho un momento di pace.

Lennie:

se non mi vuoi più posso andare sulla collina e cercarmi una grotta. Posso andare quando vuoi.

 Ma poi George subito si rabbonisce:

No, senti. Io scherzavo solamente, Lennie. Perché io voglio che tu stia con me.

 È questo il tenore dei dialoghi tra i due.

Un dialogo che molto spesso si intenerisce quando Lennie, così come fanno i bambini, chiede all’amico di ripetere sempre lo stesso racconto, sognando una terra e una casa tutta per loro:

“Su dimmi ancora, George.”

“Dunque sono dieci acri” disse George” c’è un piccolo mulino. C’è sopra una baracchetta e il pascolo delle galline. C’è la cucina, l’orto, le ciliegie, le mele, le pesche, le albicocche. C’è il terreno per l’alfalfa e l’acqua finché si vuole, da inondare tutto. C’è il chiuso per i maiali […]”

“Dimmi della casa, George.”

“Certamente. Sarà una casetta piccola con una stanza per noi. E una stufetta di ferro a pancia, che nell’inverno terremo sempre accesa.”

Questa piccola storia, che percorre a ripetizione l’intero romanzo, diventa una specie di favola della buona notte, detta a un bambino troppo cresciuto e la cui mente è sempre sul procinto di addormentarsi.

È un sogno a cui anche George finisce per credere.

Così i due amici, quando giunge sera, non vanno con gli altri braccianti a dimenticare una vita di privazioni affogandola in un whiskey da quattro soldi o tra le braccia di ragazze altrettanto a buon mercato.

Loro mettono da parte la paga per racimolare un gruzzolo destinato all’acquisto d’una piccola proprietà adocchiata, tempo prima, da George.

Loro non sono come gli altri.

Georges riprese: per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire […] non sederci all’osteria e gettare via i nostri soldi, solamente perché non c’è un altro posto dove andare […] Noi, invece è diverso.

 Lennie interruppe. “Noi invece è diverso. E perché? Perché…perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché.”

Il nuovo ranch, in cui sono approdati, è popolato dalle più svariate figure umane.

Slim, il capo-cavallante dall’animo nobile. Il già citato Candy, vecchio e mutilato. Il rude ma giusto padrone e suo figlio Curley, accecato da una prepotente stupidità. Crooks, il garzone di stalla, cui non è concesso accedere ai locali destinati agli altri lavoranti perché di colore. Vive isolato, nel ripostiglio dei finimenti.

Uomini e topi - Milestone
Una scena dell’omonimo film del 1939 per la regia di Lewis Milestone

Tra questa gente sono approdati i due amici nel peregrinare attraverso i paesaggi americani che Steinbeck descrive a volte con lirismo, altre con uno stile graffiante ed essenziale.

Hanno camminato per miglia e miglia i protagonisti di questa novella.

George con passo spedito ed elastico, Lennie ciondolando, portandosi addosso il peso del suo stesso corpo e raccattando, ogni tanto, topolini di campagna che nasconde in tasca. Perché gli piace accarezzarli. Sentire la consistenza di qualcosa che sia morbido. Ma quegli animaletti muoiono tutti. Lennie non sa dosare la forza delle sue carezze e li uccide.

I due compagni di viaggio vengono ben accolti nel nuovo ranch e tutto sembra procedere per il meglio. Appena un’ombra di gratuita crudeltà si getta sulla pace che segue alla dura fatica nei campi. È l’arroganza di Curley e sarà proprio la sua bella moglie a gettare scompiglio tra gli uomini e a provocare una tragedia da cui non ci sarà ritorno.

John Steinbeck riesce ad affrontare magistralmente, in poche pagine, i temi del razzismo, del sessismo, delle dure condizioni in cui versano gli operai agricoli in quell’America anni trenta.

Soprattutto, però, ci parla di un’amicizia che va oltre qualsiasi sistema di riferimento.

Perché George si prende talmente tanta cura di Lennie? Perché lo mette, nella sua scala di valori, al primo posto? Perché viene prima dei suoi stessi interessi? Forse il motivo risiede nel fatto che il ritardo mentale di Lennie ha il vantaggio di renderlo innocente come un bambino, come quella terra, inconsapevolmente violenta, a cui George, con il duro lavoro, tutti i giorni strappa i frutti. I due si conoscono fin da piccoli. Potrebbe essere che Lennie, con la sua mente incapace di calcoli, rappresenti la parte incontaminata di George. Quella parte che un adulto dovrebbe portare sempre con sé e amare per tutta la vita.

Uomini e topi - Sinise
Una scena tratta da “Uomini e topi” del 1992 per la regia di Gary Sinise

Forse, però, non bisognerebbe porsi tutti questi interrogativi.

Potrebbe essere fatica sprecata cercare, a tutti costi, una soluzione.

Probabilmente sarebbe più saggio accettare il fatto che l’amicizia non fa domande e non cerca risposte.

Da uomini e topi sono stati tratti due film.

Uno, del 1939, diretto da Lewis Milestone. Interpretto da Burgess Meredith e Lon Chaney Jr. (nominato a 4 Oscar).

Un altro nel 1992. Diretto da Gary Sinise. Interpretato da John Malcovich e dallo stesso Sinise.

C’è stata anche una versione televisiva, girata nel 1981, con Robert Blake e Randy Quaid.

Anche nella cultura dei cartoni animati, Uomini e topi ha riscosso un’incredibile popolarità che si può evincere dalle numerosissime citazioni.

Uomini e topi - copertina

UOMINI E TOPI

John Steinbeck
Edizioni Bompiani

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